Polonia. Cosa è successo a Smolensk?

22 May 2010

Almeno due passeggeri non membri dell’equipaggio erano nella cabina dei piloti poco prima dello schianto dell’aereo presidenziale a Smolensk. La Commissione d’inchiesta bilaterale russo-polacca ha comunicato alcuni particolari sulla sciagura del 10 aprile scorso, ma non è ancora arrivata a conclusioni definitive.

 Non trova nemmeno una risposta la domanda principale, ossia se i piloti fossero stati messi sotto pressione per atterrare a tutti i costi. Pochi mesi prima, a Tbilisi, un altro comandante dell’aereo presidenziale era stata sollevato dall’incarico per essersi rifiutato di obbedire ad un ordine del genere impartito dallo stesso Lech Kaczynski. Ai comandi del Tupolev a Smolensk vi era il co-pilota della disavventura in Georgia.

 Il capo della Commissione tecnica Aleksej Morozov ha affermato che non si capisce bene cosa dicano le voci registrate dalle scatole nere, poiché la porta della cabina di pilotaggio era aperta. O perlomeno è troppo presto per decifrarlo.

 I russi continuano a mettere le mani avanti: i piloti erano stati avvertiti della nebbia; l’aeroporto con la sua strumentazione ha accolto anche il velivolo del premier Putin. Insomma: vi sarebbe stato un evidente errore umano.

 Mosca ha scelto la politica della massima apertura fiutando i pericoli. Alcuni giornali conservatori polacchi danno voce ad altre versioni: le telefonate coi cellulari fatte dal Tupolev avrebbero potuto provocare la tragedia; qualcuno potrebbe aver messo una bomba, ma non viene presentato nemmeno uno straccio di prova. Sembra quasi un tentativo maldestro di allungare anche su Lech Kaczynski la stessa ombra che permane sul misterioso incidente aereo in cui perse la vita, a Gibilterra nel 1943, l’allora leader polacco Wladyslaw Sikorski.

 Alla destra polacca, nazionalista e xenofoba, non è affatto piaciuto l’avvicinamento alla Russia. Sulla stessa linea sono i repubblicani americani e la potente lobby polacca d’oltreoceano, già bruciati dalla cancellazione da parte di Barack Obama del dispiegamento dello Scudo spaziale Usa in Europa centrale.

 La rivoluzione nelle tempestose relazioni bilaterali è stata voluta da Vladimir Putin in persona, che, contraddicendo i consigli del proprio ministero degli Esteri, ha deciso di togliere finalmente dal fianco russo una dolorosa spina. Era Varsavia, fin dalla sua adesione all’Ue nel 2004, a creare a Mosca in maggiori problemi in Europa.

 In questa inattesa riorganizzazione di equilibri continentali non lascia, quindi, sorpresi la pubblicazione di un fascicolo supersegreto sulla prossima strategia russa da parte di un settimanale moscovita. In altri tempi un bel soggiorno in Siberia sarebbe stato assicurato ai giornalisti. Ed ora invece. La Russia, si dice nel documento, mira ad avvicinarsi all’Ue ed agli Usa per ammodernizzarsi.

 Come contro-risposta, questa volta ufficiale, la Nato ha scelto di considerare come una priorità l’avvicinamento al Cremlino. Si è poi appreso che l’Alleanza e la Russia studiano un mini-Scudo comune per la difesa da missili a breve raggio.

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