“Damascus is the “Stalingrad” of Russian diplomacy. After years of geopolitical withdrawal, Moscow has chosen Syria as a way to revive its image of power in the world. “Not one step back” is the Kremlin’s new strategy, as it was for the Red Army along the banks of the Volga river during World War II. To be more convincing, the Kremlin has simultaneously flexed its muscles by supplying sophisticated […]


 “Siamo sorpresi osservare i passi non amichevoli verso la Russia da parte degli Stati Uniti da noi non provocati”. Così senza giri di parole il presidente Vladimir Putin ha accolto al Cremlino John Bolton. Il leader russo ha poi rincarato la dose affermando “Noi in pratica non rispondiamo, ma voi continuate”.

 Mosca appare assai contrariata per la scelta di Washington di abbandonare presto il Trattato INF del 1987 sui vettori a corto e medio raggio. Al riguardo tuttavia per ora non è stata consegnata alcuna dichiarazione ufficiale.
“Il trattato è superato – ha per l’ennesima volta spiegato il consigliere per la sicurezza americano -. Abbiamo parlato coi russi. Questo è un trattato bilaterale dei tempi della Guerra Fredda, la tecnologia è cambiata, la realtà strategica è un’altra. Dobbiamo riconoscere la nuova realtà”.

Gli USA parrebbero disponibili ad allungare la vita al trattato Start sui sistemi di difesa anti-missilistica in scadenza nel 2021. La Russia sta già realizzando le sue contromosse.

gda

Costantinopoli ha iniziato la procedura per la definitiva concessione dell’autocefalia, ossia dell’indipendenza, alla Chiesa di Kiev da quella russa. Il Santo Sinodo della Chiesa di Costantinopoli, che ha competenza sulle vertenze tra ortodossi, ha definito nulla la sua precedente decisione di 332 anni fa di concedere al Patriarcato di Mosca la giurisdizione sulle parrocchie ucraine della metropolia di Kiev. Contemporaneamente ha tolto valore all’anatema contro il capo della Chiesa ucraina Filarete, imposto dai russi. Relig2

 La strada verso l’autocefalia, ossia l’indipendenza, è pertanto spianata e “verrà conclusa al momento opportuno”, si legge in un comunicato.

 “Questa decisione è catastrofica”, commentano fonti del Patriarcato di Mosca che contesta il diritto di Costantinopoli ad assumere tali scelte.
A Kiev, al contrario, vi è euforia. Il presidente ucraino Poroshenko vede realizzarsi la separazione dalla Russia anche in campo religioso dopo quella politica con l’EuroMajdan pro-occidentale del 2013.

 La procedura per la concessione dell’autocefalia era stata iniziata da Filarete nel novembre ‘91, poco prima dello scioglimento dell’Urss, e sta giungendo a compimento dopo 27 anni.

 gda

 Due giorni di preparazione, gli altri di massima operatività. L’obiettivo delle manovre “Vostok 2018” è di sviluppare la migliore capacità possibile di dislocare truppe e mezzi pesanti dalla Russia occidentale a quella orientale percorrendo migliaia di chilometri. Nei maggiori “War Games” dal 1981, Mosca ha deciso di utilizzare circa 300mila militari, più di un migliaio fra aerei ed elicotteri e 36mila tra carri armati ed autoblindo. Un’ottantina di navi, appartenenti a due Flotte, appoggeranno le mastodontiche esercitazioni terrestri nel mare di Okhorsk, sullo stretto di Bering e nei golfi di Avachinskij e Kronotskij. I russi si terranno, però, lontani dalle isole Curili, territori ancora contesi con Tokyo. Rassicurazioni al riguardo sono state fornite nei giorni scorsi dal presidente Putin al premier nipponico Abe in un incontro a Vladivostok.
Le manovre, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, sono “giustificate dal compartimento aggressivo e non amichevole verso la Russia”. La più importante novità rispetto al passato – a parte i numeri di uomini e mezzi impiegati simili a quelli delle battaglie in cui fu impegnata l’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale – è che per la prima volta la Cina partecipa a delle manovre “strategiche” (non ordinarie), in cui verrà usato praticamente tutto l’arsenale utilizzabile a disposizione di Mosca.  Flags1
Pechino ha inviato 3200 militari, circa 900 mezzi mobili ed una trentina di velivoli, tutti dislocati nella regione del lago Bajkal. La loro presenza, è stato specificato, serve per sviluppare la “partnership strategica” russo-cinese. A seconda delle dichiarazioni l’ex “impero celeste” viene descritto come un “alleato” prezioso e alle riunioni preparatorie per queste manovre, che non sono rivolte ufficialmente “contro terzi”, i militari di Pechino sono stati accolti con tutti gli onori. Affianco dei cinesi è schierato un piccolo contingente appartenente alle Forze armate mongole. Le principali azioni, ha comunicato il ministero della Difesa federale, si terranno in 7 poligoni del Distretto militare orientale, in 4 dell’Aeronautica e della difesa anti-aerea oltre che nei mari già menzionati.
L’Alleanza atlantica sta monitorando i “War games”. “Ogni nazione – ha detto il portavoce della Nato, Dylan White, – ha il diritto di esercitare le sue Forze armate. La cosa essenziale è che ciò avvenga in maniera trasparente e prevedibile”. Gli esperti occidentali sottolineano come da tempo la Russia si eserciti per conflitti su larga scala. Della stessa opinione è l’autorevole specialista russo, Pavel Felgenhauer, che ha affermato: “E’ in corso la preparazione ad una futura guerra mondiale”.

 gda

 Così lontano così strategico per l’Italia. Il Caspio rappresenta una rilevante opportunità per diversificare i nostri fornitori di energia. La firma della Convenzione sul suo status giuridico da parte dei Cinque Paesi rivieraschi è un nuovo punto di partenza.
Finora, nel Caspio del nord sulla sponda kazakha l’Eni – con una quota del 16,8% all’interno di un consorzio internazionale – ha investito enormi capitali per lo sfruttamento del giacimento di Kashagan, uno dei più ricchi al mondo scoperti negli ultimi 40 anni. Riserve potenziali: 13 miliardi di barili di petrolio; produzione giornaliera 370mila barili al giorno, ossia circa 62mila bg dell’Eni. Stesso discorso per il gas al sud. Grazie alla prossima costruzione dall’Azerbaigian della pipeline Trans-Adriatic Pipeline (Tap), l’Italia ha la possibilità di lenire la sua dipendenza dalla Russia e dall’Algeria. Non è un caso che il presidente Mattarella si sia recato in luglio a Bakù per tranquillizzare i partner sul completamento del gasdotto, tenendo, però, maggiormente in considerazione le questioni ecologiche. Ed in futuro con la definizione dello status giuridico del Caspio le nostre aziende avranno qui maggiori occasioni per partecipare a progetti più sicuri in campo energetico.  Aktau1
In precedenza, non avendo definito se il Caspio fosse un mare oppure un lago, non si sapeva con certezza a chi appartenessero le risorse del sottosuolo in ben determinate zone. E per la mancanza di un accordo tra i Cinque non si capiva nemmeno cosa si doveva fare per il transito delle condotte. Da oggi è stata chiarita la situazione in una delle maggiori casseforti di idrocarburi, seconda al mondo per riserve dopo quelle del golfo Persico, ossia 50 miliardi di barili di petrolio e 9mila miliardi di metri cubi di gas naturale.
Anche se a livello internazionale le relazioni sono tese, ad esempio russi e tedeschi – suscitando l’ira degli americani – parlano della costruzione del gasdotto Nord-Stream 2 sotto al Baltico. Tutti cercano di avere più fornitori, come la Cina che di fatto impone i propri prezzi a chi l’approvvigiona. Per non essere schiacciata dal suo pesante fabbisogno, l’Italia ha necessità di seguire la stessa strada.
Tornando al Caspio, dopo l’accordo di Aktau il bacino viene considerato un mare per lo sfruttamento del sottosuolo, mentre è un lago per la sua navigazione. Così sono stati salvaguardati gli interessi di russi, kazakhi, iraniani, azeri e turkmenistani. La Convenzione ha anche importanti conseguenze geopolitiche, in particolare non potranno essere dislocate forze militari esterne ai cinque Paesi rivieraschi. Quest’area deve rimanere una retrovia protetta sia per la Russia che per l’Iran.
La necessità di trovare un accordo dopo 22 anni di negoziati è stata dettata dai cambiamenti di alleanze e dalla fine della crisi economica a livello internazionale.
gda

EuropeanFriendship

 Сможет ли российская экономика приподняться при помощи Чемпионата мира по футболу 2018? В преддверии ЧМ хватает пессимистических оценок экспертов, которые считают: ничего, кроме долгосрочных убытков, он стране не принесет. А вот в правительстве подсчитали, что суммарный эффект для экономики России от чемпионата мира по футболу составит 1% ВВП…

Статья – “Московский комсомолец

Putin’s 4th term.

7 May 2018

Vladimir V. Putin took the oath of office for a fourth term as Russia’s president, in a ceremony staged in a gilded Kremlin hall once used to crown czars.

Mr Putin has ruled Russia as prime minister or president for more than 18 years. Mr Putin won re-election in March with nearly 77 percent of the vote, the largest margin for any post-Soviet leader.
European election observers with the Organization for Security and Cooperation in Europe wrote that his recent re-election, “took place in an overly controlled legal and political environment marked by continued pressure on critical voices.” RussianPresidentialFlag1

“We have revived pride in our fatherland,” Mr Putin said. “As head of state I will do all I can to multiply the strength and prosperity of Russia.”

“We need breakthroughs in all areas of life. I’m deeply convinced that such a leap forward can only be secured with a free society that accepts all that is new and advanced.”

He said that in the past Russia had risen again from setbacks, “like a phoenix

 Mr. Putin signed decrees outlining his goals, such as reducing poverty and, by the end of his six-year term, raising Russian life expectancy to 78 years, from 72 now.

 First elected president in 2000, Mr Putin renewed his four-year term in 2004 before stepping aside in 2008 to serve as prime minister under his protege, Dmitry Medvedev, because by law he could serve only two consecutive terms.

Few doubted who was really in charge and in 2012 Mr Putin returned as president, this time for a term of six years.

When he reaches the end of his fourth term in 2024, he will have been in power for nearly a quarter of a century.

That would still fall short of Soviet dictator Joseph Stalin‘s 31 years in power or, indeed, the reigns of some Russian tsars such as Alexander II (26 years) and Nicholas I (30 years).

  Maksim Borodin era il classico giornalista scomodo e ficcanaso. Tanto curioso da farsi non pochi nemici per le sue inchieste clamorose. In carriera Borodin ha portato alla luce verità scomode di ogni genere – ad esempio sui legami tra politica e criminalità o su risonanti casi giudiziari locali – ed ha assunto posizioni contrarie a quelle più popolari in Russia. Nello scorso autunno si è schierato a favore del film Matilda, una pellicola sugli amori giovanili del futuro zar Nicola II, che ha suscitato enorme clamore soprattutto negli ambienti più conservatori. Allora l’apprezzato professionista se la cavò con qualche acciacco per essere stato menato da degli energumeni ed un ematoma sulla testa per aver ricevuto un colpo sferrato con un tubo metallico. Insomma giornalismo da trincea in una realtà non facile come quella della provincia russa. BorodinEkaterinburg
Giovedì scorso ad Ekaterinburg, capoluogo della regione degli Urali, Maksim Borodin è volato giù dal quinto piano dello stabile in cui viveva. A trovarlo esamine sono stati i suoi vicini, che lo hanno portato immediatamente in ospedale, dove è spirato tre giorni dopo “senza riprendere conoscenza”. La polizia ha affermato di non aver trovato alcuna lettera di addio e nessuno dei suoi colleghi crede al suicidio. Un suo amico, Vjaceslav Bashkov, ha raccontato di essere stato contattato dal giornalista il giorno prima alle 5 del mattino, poiché qualcuno “armato si trovava sul balcone del suo appartamento ed in giro si vedevano uomini in tenute mimetiche e maschere”. Successivamente Bashnov lo ha richiamato, tentando di tranquillizzarlo, perché vi sarebbero state delle non meglio precisate esercitazioni in corso. Poche ore dopo il salto nel vuoto su cui il direttore della testata Novy Den, per cui il giornalista lavorava, dubita fortemente. Ed in Occidente già si reclama ad alta voce un’indagine seria.
L’ultima grande inchiesta di Maksim Borodin riguardava i contractors della compagnia Vagner, andati a combattere al fianco delle unità governative del presidente Bashar Al-Assad, in Siria. Il reporter aveva scoperto che molti di loro sono originari degli Urali, dove vi è un centro reclutamento. Il 7 febbraio scorso, nel corso di una vera e propria battaglia campale nella provincia di Deir al-Zour, l’aviazione della coalizione occidentale ha colpito duramente infliggendo perdite pesantissime. Ambienti vicini agli ultra-nazionalisti russi hanno parlato di oltre un centinaio di morti tra le proprie fila, cifra confermata anche dall’ex capo della Cia, Mike Pompeo.
Maksim Borodin, politicamente vicino alle opposizioni liberali del blogger Aleksej Navalnyj, ha trovato alcuni dei nomi dei caduti, originari degli Urali. Due sono di Asbest, cittadina famosa per le pessime condizioni ecologiche, gli altri di Kedrovoe, poche decine di chilometri ad est dal capoluogo Ekaterinburg, ed ha spiattellato la storia all’opinione pubblica locale.

 Fare il giornalista in Russia è un mestiere pericoloso. La lista di morti e feriti è lunghissima. Chi non ricorda Anna Politkovskaja, famosa per le sue inchieste sulla guerra in Cecenia? L’anno scorso la popolare conduttrice radiofonica, Tatjana Felgenguaer, è stata presa a coltellate nella redazione di Ekho di Mosca. La scia di sangue pare non arrestarsi mai.
YouTube – Ricordo

 Gda

 Донецкий «Шахтер» сейчас решает крайне непростую задачу – как вне Лиги чемпионов, при резком падении уровня национального чемпионата, без своих болельщиков и стадиона каждый день сохранять и возрождать смысл существования украинского суперклуба в изгнании.

 … Сейчас годовые траты «горняков» оценивают в сумму около 80 млн. долларов, киевского «Динамо» в 25-30 млн, а пара самых благополучных «преследователей» лидеров из шестерки сильнейших укладывается в бюджеты в 2-3 млн в год. Остальные, соответственно, тратят гораздо меньше…

 Статья – Дмитрий Дурнев “Московский комсомолец

 

ПУТИН Владимир Владимирович 56.430.712 голосов 76,69%

 

 

Число избирателей, принявших участие в голосовании 73.578.992 67,5%

 Результаты выборов

 Vybory2018

ЦЕНТРАЛЬНАЯ ИЗБИРАТЕЛЬНАЯ КОМИССИЯ
РОССИЙСКОЙ ФЕДЕРАЦИИ

ПОСТАНОВЛЕНИЕ

23 марта 2018 г. 152/1255-7

Москва

О результатах выборов Президента Российской Федерации, назначенных на 18 марта 2018 года

На основании протокола Центральной избирательной комиссии Российской Федерации от 23 марта 2018 года о результатах выборов Президента Российской Федерации, согласно которому в голосовании приняли участие 73 578 992 избирателя, руководствуясь статьями 19, 76 и 79 Федерального закона «О выборах Президента Российской Федерации», Центральная избирательная комиссия Российской Федерации постановляет:

  1. Признать выборы Президента Российской Федерации состоявшимися и действительными.
  2. Считать избранным на должность Президента Российской Федерации Путина Владимира Владимировича, получившего 56 430 712 голосов избирателей, что составляет 76,69 процента, то есть более половины голосов избирателей, принявших участие в голосовании.
  3. Официально опубликовать настоящее постановление, а также данные о числе голосов избирателей, полученных каждым из зарегистрированных кандидатов на должность Президента Российской Федерации (прилагаются), в официальном печатном органе Центральной избирательной комиссии Российской Федерации – журнале «Вестник Центральной избирательной комиссии Российской Федерации», официальном сетевом издании «Вестник Центральной избирательной комиссии Российской Федерации» и «Российской газете».
Председатель
Центральной избирательной комиссии
Российской Федерации
Э.А. Памфилова

Welcome

We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.

Rossosch – Medio Don

Italiani in Russia, Ucraina, ex Urss


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