CIS


 Due giorni di preparazione, gli altri di massima operatività. L’obiettivo delle manovre “Vostok 2018” è di sviluppare la migliore capacità possibile di dislocare truppe e mezzi pesanti dalla Russia occidentale a quella orientale percorrendo migliaia di chilometri. Nei maggiori “War Games” dal 1981, Mosca ha deciso di utilizzare circa 300mila militari, più di un migliaio fra aerei ed elicotteri e 36mila tra carri armati ed autoblindo. Un’ottantina di navi, appartenenti a due Flotte, appoggeranno le mastodontiche esercitazioni terrestri nel mare di Okhorsk, sullo stretto di Bering e nei golfi di Avachinskij e Kronotskij. I russi si terranno, però, lontani dalle isole Curili, territori ancora contesi con Tokyo. Rassicurazioni al riguardo sono state fornite nei giorni scorsi dal presidente Putin al premier nipponico Abe in un incontro a Vladivostok.
Le manovre, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, sono “giustificate dal compartimento aggressivo e non amichevole verso la Russia”. La più importante novità rispetto al passato – a parte i numeri di uomini e mezzi impiegati simili a quelli delle battaglie in cui fu impegnata l’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale – è che per la prima volta la Cina partecipa a delle manovre “strategiche” (non ordinarie), in cui verrà usato praticamente tutto l’arsenale utilizzabile a disposizione di Mosca.  Flags1
Pechino ha inviato 3200 militari, circa 900 mezzi mobili ed una trentina di velivoli, tutti dislocati nella regione del lago Bajkal. La loro presenza, è stato specificato, serve per sviluppare la “partnership strategica” russo-cinese. A seconda delle dichiarazioni l’ex “impero celeste” viene descritto come un “alleato” prezioso e alle riunioni preparatorie per queste manovre, che non sono rivolte ufficialmente “contro terzi”, i militari di Pechino sono stati accolti con tutti gli onori. Affianco dei cinesi è schierato un piccolo contingente appartenente alle Forze armate mongole. Le principali azioni, ha comunicato il ministero della Difesa federale, si terranno in 7 poligoni del Distretto militare orientale, in 4 dell’Aeronautica e della difesa anti-aerea oltre che nei mari già menzionati.
L’Alleanza atlantica sta monitorando i “War games”. “Ogni nazione – ha detto il portavoce della Nato, Dylan White, – ha il diritto di esercitare le sue Forze armate. La cosa essenziale è che ciò avvenga in maniera trasparente e prevedibile”. Gli esperti occidentali sottolineano come da tempo la Russia si eserciti per conflitti su larga scala. Della stessa opinione è l’autorevole specialista russo, Pavel Felgenhauer, che ha affermato: “E’ in corso la preparazione ad una futura guerra mondiale”.

 gda

 Così lontano così strategico per l’Italia. Il Caspio rappresenta una rilevante opportunità per diversificare i nostri fornitori di energia. La firma della Convenzione sul suo status giuridico da parte dei Cinque Paesi rivieraschi è un nuovo punto di partenza.
Finora, nel Caspio del nord sulla sponda kazakha l’Eni – con una quota del 16,8% all’interno di un consorzio internazionale – ha investito enormi capitali per lo sfruttamento del giacimento di Kashagan, uno dei più ricchi al mondo scoperti negli ultimi 40 anni. Riserve potenziali: 13 miliardi di barili di petrolio; produzione giornaliera 370mila barili al giorno, ossia circa 62mila bg dell’Eni. Stesso discorso per il gas al sud. Grazie alla prossima costruzione dall’Azerbaigian della pipeline Trans-Adriatic Pipeline (Tap), l’Italia ha la possibilità di lenire la sua dipendenza dalla Russia e dall’Algeria. Non è un caso che il presidente Mattarella si sia recato in luglio a Bakù per tranquillizzare i partner sul completamento del gasdotto, tenendo, però, maggiormente in considerazione le questioni ecologiche. Ed in futuro con la definizione dello status giuridico del Caspio le nostre aziende avranno qui maggiori occasioni per partecipare a progetti più sicuri in campo energetico.  Aktau1
In precedenza, non avendo definito se il Caspio fosse un mare oppure un lago, non si sapeva con certezza a chi appartenessero le risorse del sottosuolo in ben determinate zone. E per la mancanza di un accordo tra i Cinque non si capiva nemmeno cosa si doveva fare per il transito delle condotte. Da oggi è stata chiarita la situazione in una delle maggiori casseforti di idrocarburi, seconda al mondo per riserve dopo quelle del golfo Persico, ossia 50 miliardi di barili di petrolio e 9mila miliardi di metri cubi di gas naturale.
Anche se a livello internazionale le relazioni sono tese, ad esempio russi e tedeschi – suscitando l’ira degli americani – parlano della costruzione del gasdotto Nord-Stream 2 sotto al Baltico. Tutti cercano di avere più fornitori, come la Cina che di fatto impone i propri prezzi a chi l’approvvigiona. Per non essere schiacciata dal suo pesante fabbisogno, l’Italia ha necessità di seguire la stessa strada.
Tornando al Caspio, dopo l’accordo di Aktau il bacino viene considerato un mare per lo sfruttamento del sottosuolo, mentre è un lago per la sua navigazione. Così sono stati salvaguardati gli interessi di russi, kazakhi, iraniani, azeri e turkmenistani. La Convenzione ha anche importanti conseguenze geopolitiche, in particolare non potranno essere dislocate forze militari esterne ai cinque Paesi rivieraschi. Quest’area deve rimanere una retrovia protetta sia per la Russia che per l’Iran.
La necessità di trovare un accordo dopo 22 anni di negoziati è stata dettata dai cambiamenti di alleanze e dalla fine della crisi economica a livello internazionale.
gda

Poland and Ukraine have recently been falling apart and it is clear that the undisputed friendship from the EuroMaidan days has been stalled. The worsening of Polish-Ukrainian relations has many fathers….
ArticleOleksandra IwaniukNew Eastern Europe

 “The Warsaw summit is of breakthrough significance. Our message to NATO from the very beginning was clear: in the face of the changing situation in the security environment in our part of the world, in Central and Eastern Europe it is necessary to strengthen the presence and potential of NATO,” President Andrzej Duda has said an interview ahead of a Warsaw summit of the military alliance. “We have said from the outset that there is a need to strengthen the Baltic states and strengthen Poland in these terms through the presence of NATO forces in nations in Central and Eastern Europe.” WarsawStadium1
Asked if four battalions of a thousand soldiers each in Poland and the Baltic countries would be enough to deter Russia, Duda said: “This is above all a clear signal what the intentions of the Alliance are. “It is above all a clear signal that the Alliance is tightly-knit, that the Alliance is effective, that the Alliance is able to make decisions and, above all, that it is cohesive, it is together, that it shows solidarity, that we are reacting to what is happening…
“One thing is the most important: that anyone who carries out an act of aggression on a country in which there are NATO troops will at the same time be carrying out an act of aggression on all countries.”
“The security situation in Europe has significantly deteriorated,” Mrs Angela Merkel told the German parliament. “Russia’s actions have deeply disturbed our eastern allies. They therefore require clear reassurance from the alliance.” NATO is expected to approve plans to send four combat battalions of around 1,000 troops to each of Poland, Lithuania, Latvia and Estonia at the Warsaw summit. “If international law and the basic principle of the inviolability of borders are put in question by word and deed, then of course trust is lost,” Mrs Merkel said.
Secretary General Jens Stoltenberg said Allied leaders will take key decisions to strengthen the Alliance’s defence and deterrence and project stability beyond NATO’s borders.
Since the Alliance’s last summit in September 2014 in Wales, NATO has implemented the biggest reinforcement of its collective defence since the Cold War.  “We delivered a faster, a stronger, and a more ready Alliance”, Mr Stoltenberg told a press conference at NATO headquarters.  “We now need to take the next steps. So at our Summit in Warsaw, we will agree to further enhance our military presence in the eastern part of the Alliance.
The Secretary General said that Allied leaders will agree to deploy four robust, multinational battalions to Estonia, Latvia, Lithuania and Poland. Further efforts to strengthen the Alliance’s deterrence and defence include a tailored presence in the south-east, based on a multinational brigade in Romania and steps to improve cyber-defence, civil preparedness and the ability to defend against ballistic missile attacks.
The US wants other members in the alliance to share the burden of military spending. NATO wants its members to try to spend 2 percent of their GDP on defense. Many members will want to revise this system in Warsaw as it does not reflect the contribution of each country
Mr Stoltenberg said preparations for holding another meeting of the NATO-Russia Council shortly after the Warsaw Summit are ongoing.  “We remain open to dialogue with Russia. The NATO-Russia Council has an important role to play as a forum for dialogue and information exchange, to reduce tensions and increase predictability,” Stoltenberg said.

Pope Francis spoke on the Armenian genocide and Britain’s vote to leave the European Union, as well as a host of other topics in a wide-ranging press conference on his flight back to Rome following his Apostolic Voyage to Armenia.

Sunday’s in-flight press conference began with questions about the Apostolic Voyage to Armenia that Pope Francis had just concluded.
Asked about his message for Armenia for the future, the Holy Father spoke about his hopes and prayers for justice and peace, and his encouragement that leaders are working to that end. In particular, he talked of the work of reconciliation with Turkey and with Azerbaijan. The Pope will be travelling to Azerbaijani later this year. TsitsernakaberdARM

  Pope Francis also spoke about his use of the word ‘genocide,’ acknowledging the legal import of the expression, but explaining that this was the term commonly in use in Argentina for the massacre of Armenians during the first World War.

 About the Pan-Orthodox Council, which concluded Sunday in Crete, the Pope said, “A step was made forward . . . I think the result was positive.” In response to a question about upcoming commemorations of the 500th anniversary of the Protestant “Reformation,” Pope Francis said, “I think perhaps this is also the right moment for us not only to remember the wounds on both sides, but also to recognize the gifts of the Reformation.” He also had words of praise for Martin Luther. The Pope praying and working together are important for fostering unity.

 Reporters also questioned the Pope about recent events, including the recent “Brexit” vote in Britain. He said he had not had time to study the reasons for the British vote to leave the European Union, but noted that the vote showed “divisions,” which could also be seen in other countries. “Fraternity is better, and bridges are better than walls,” he said, but he acknowledged that there are “different ways of unity.” Creativity and fruitfulness are two key words for the European Union as it faces new challenges.

 Finally, answering a question from Father Federico Lombardi, SJ, the Director of the Holy See Press Office, Pope Francis reflected on his visit to the Memorial at Tzitzernakaberd, and his upcoming journey to Poland, which will include a visit to Auschwitz. The Pope said that in such places, he likes to reflect silently, “alone,” praying that the Lord might grant him “the grace of crying.”

Extract from the Vatican Radio.

Aleksander Lukashenko has won a fifth term as president of Belarus with a victory that could ease relations with the West and raise questions about his ties to Vladimir Putin’s Russia.
Lukashenko won 83.5% of the vote, the Central election commission said, 3.5% more than in the 2010 elections. Turnout was 86.75%, the commission added.
No veteran opposition leaders stood as they were not allowed to register. They said that the vote would not be free or fair. Dozens of opposition supporters held a protest march in the capital Minsk after the polls closed.
Relations with Moscow have shown signs of strain. In September, Vladimir Putin approved a plan to build an airbase in Belarus, but Lukashenko said his country had no need for such a base.
The EU will lift its sanctions on Belarus, including those on Lukashenko, for four months after the vote, diplomatic sources reported last week.

MedzhlisSimferopoli

 A Simferopoli la Procura generale ha confiscato le proprietà della Fondazione (non a scopo di lucro) “Krym”, il cui fondatore è il leader dei tatari di Crimea Mustafà Dzhemiliev, già deputato alla Rada ucraina. Il 16 settembre la sede dell’Autorità tatara era stata perquisita dalla polizia.
I tatari di Crimea non hanno partecipato in massa alle elezioni di domenica 14 settembre in cui sono stati eletti i nuovi rappresentanti locali. Il prossimo capo della Crimea Serghei Aksionov ha negato che ci siano problemi con questa minoranza, che è contraria al ritorno della penisola sotto il controllo di Mosca. La ragione della perquisizione all’Autorità tatara, secondo Aksionov, era la presunta “presenza di letteratura vietata”.
Mustafà Dzhemiliev, a cui non è permesso l’ingresso in Crimea e sul territorio russo per 5 anni, ha definito quanto finora accaduto come “un attacco criminale”. Le ambasciate USA e turca hanno già espresso la loro “preoccupazione” e stanno seguendo da vicino l’evolversi della situazione.
Secondo fonti militari ucraine il Cremlino ha dislocato al confine amministrativo tra la penisola contesa e la terraferma 4mila uomini con a disposizione artiglieria e carri armati.

La guerra civile in Ucraina orientale si avvia a diventare nei prossimi mesi un conflitto dimenticato, mentre i leader internazionali – a parole – continuano a litigare.  Dopo la tregua sancita il 5 settembre 2014 a Minsk gli scontri sono diminuiti di intensità, ma si muore lo stesso. Secondo alcuni calcoli dall’inizio del cessate il fuoco hanno perso la vita già una trentina di persone.

Gli epicentri dei combattimenti sono sul mare di Azov tra Mariupol e Novoazovsk – gli abitanti del centro portuale odono i colpi in lontananza – e nei pressi dell’aeroporto di Donetsk, ancora nelle mani dei governativi. A Gorlovka l’ordine pubblico è precario. A Lugansk l’elettricità manca in alcuni quartieri dopo che una centrale è stata centrata da un colpo di mortaio. UN flag

Secondo l’Agenzia per gli affari umanitari dell’Onu all’11 settembre 2014 sono morte 3.171 persone (tra cui 27 bambini), 8.061 (non meno di 56 bambini) sono i feriti. OHCHR/WHO. Gli sfollati in Patria sono 262.977, quelli all’estero 366.866.

“E’ stato l’ultimo addio all’Unione Sovietica”. Così il presidente ucraino Petro Poroshenko in un discorso al Parlamento canadese, prima di volare a Washington dal collega statunitense Barack Obama. La ratifica del Patto di Associazione con l’Unione europea è per Kiev il passo decisivo verso un futuro diverso.

I separatisti dell’Est non sono d’accordo ed insistono per l’indipendenza nonostante la maggiore autonomia ottenuta sulla carta. Le elezioni locali, programmate per il 7 dicembre, dovrebbero essere un nuovo spartiacque nelle intenzioni del governo centrale. Il dubbio è, però, se queste consultazioni si terranno mai.

In Russia, intanto, la situazione economica inizia a preoccupare. Il dollaro e l’euro hanno segnato nuovi record contro il rublo anche per il deprezzamento sensibile del petrolio sui mercati internazionali. 105 è il valore minimo per Mosca per salvare il proprio budget statale. “No al panico”, è la parola d’ordine.

Мирный план Порошенко имеет 14 пунктов, в которых указано следующее:

1. Гарантии безопасности для всех участников переговоров.

2. Освобождение от уголовной ответственности тех, кто сложил оружие и не совершил тяжких преступлений.

3. Освобождение заложников.

4. Создание 10 км буферной зоны на украинско-российской государственной границе. Вывод незаконных вооруженных формирований.

5. Гарантированный коридор для выхода российских и украинских наемников.

6. Разоружение.

7. Создание в структуре МВД подразделений для осуществления совместного патрулирования.

8. Освобождения незаконно удерживаемых административных зданий в Донецкой и Луганской областях.

9. Возобновление деятельности местных органов власти.

10. Обновления центрального теле- и радиовещания в Донецкой и Луганской областях.

11. Децентрализация власти (путем избрания исполкомов, защита русского языка – проект изменений Конституции).

12. Согласование губернаторов до выборов с представителями Донбасса (при условии согласования единой кандидатуры, при разногласиях – решение принимает Президент).

13. Досрочные местные и парламентские выборы.

14 Программа создания рабочих мест в регионе.

A Minsk Ucraina, Russia ed OSCE hanno siglato un’intesa per il cessate il fuoco. L’obiettivo finale è quello di realizzare un piano di pace in 14 punti. I rappresentanti dei separatisti filo-russi erano presenti con uno status simile a qualcosa come osservatori. Kiev non ha così avuto necessità di riconoscerli formalmente.

 

PIANO PACE Poroshenko

 

  1. Garanzia di sicurezza per tutti i partecipanti ai negoziati.
  2. Esenzione da responsabilità penali per coloro che hanno deposto le armi e non hanno commesso gravi crimini.
  3. Liberazione dei prigionieri
  4. Creazione di zona cuscinetto, ampia 10 chilometri, al confine di stato ucraino-russo. Ritiro dei gruppi armati illegali.
  5. Corridoio sicuro di fuoriuscita per mercenari russi ed ucraini.
  6. Disarmo.
  7. Formazione di unità miste per il controllo del territorio.
  8. Sgombero degli edifici amministrativi in Donbass e Lugansk occupati illegalmente.
  9. Ripresa dell’attività degli organi politici locali.
  10. Ripresa trasmissioni radiotelevisive ucraine.
  11. Decentramento del potere (attraverso le elezioni degli organi esecutivi, difesa della lingua russa, emendamento della Costituzione nazionale).
  12. Nomina concordata dei governatori.
  13. Elezioni locali e parlamentari anticipate.
  14. Programma per la creazione di posti di lavoro.

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We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.

Rossosch – Medio Don

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