International Policy


 Russia has suspended the Cold War-era Intermediate-range Nuclear Forces Treaty (INF)  after a similar move by the United States. President Vladimir Putin said Russia will start work on creating new missiles, including hypersonic ones, and told ministers not to initiate disarmament talks with Washington.
Foreign Minister Sergei Lavrov accused the United States of violating the INF and other arms deals, such as the non-proliferation treaty.
The Americans say they have evidence that a new Russian missile falls within the 500-5,500 km range banned by the treaty. Some US officials have said that a number of 9M729 missiles – known to Nato as SSC-8 – have already been deployed.

 President Putin said Moscow would not get dragged into an expensive arms race, and would not deploy short- and medium-range missiles unless US weapons were deployed there first.

Such an arms race would be a major concern for European countries.

 The price tag to recapitalize and sustain aging U.S. missiles, subs and bombers is already well in excess of $1 trillion over the next three decades.

  Signed in 1987 by the US and USSR, it banned the use of short and medium-range missiles except sea-launched weapons by both countries. China and other countries are outside the INF treaty.
Last January the Chinese Global Times newspaper wrote that the Army had carried out an exercise with an intermediate-range ‘ship killer’ missile called DF-26. According to the Pentagon Beijing has 16 to 30 intermediate-range ballistic missiles, capable of controlling the South China Sea and of targeting US large ships and US naval bases in the western Pacific region.

 “Siamo sorpresi osservare i passi non amichevoli verso la Russia da parte degli Stati Uniti da noi non provocati”. Così senza giri di parole il presidente Vladimir Putin ha accolto al Cremlino John Bolton. Il leader russo ha poi rincarato la dose affermando “Noi in pratica non rispondiamo, ma voi continuate”.

 Mosca appare assai contrariata per la scelta di Washington di abbandonare presto il Trattato INF del 1987 sui vettori a corto e medio raggio. Al riguardo tuttavia per ora non è stata consegnata alcuna dichiarazione ufficiale.
“Il trattato è superato – ha per l’ennesima volta spiegato il consigliere per la sicurezza americano -. Abbiamo parlato coi russi. Questo è un trattato bilaterale dei tempi della Guerra Fredda, la tecnologia è cambiata, la realtà strategica è un’altra. Dobbiamo riconoscere la nuova realtà”.

Gli USA parrebbero disponibili ad allungare la vita al trattato Start sui sistemi di difesa anti-missilistica in scadenza nel 2021. La Russia sta già realizzando le sue contromosse.

gda

 Due giorni di preparazione, gli altri di massima operatività. L’obiettivo delle manovre “Vostok 2018” è di sviluppare la migliore capacità possibile di dislocare truppe e mezzi pesanti dalla Russia occidentale a quella orientale percorrendo migliaia di chilometri. Nei maggiori “War Games” dal 1981, Mosca ha deciso di utilizzare circa 300mila militari, più di un migliaio fra aerei ed elicotteri e 36mila tra carri armati ed autoblindo. Un’ottantina di navi, appartenenti a due Flotte, appoggeranno le mastodontiche esercitazioni terrestri nel mare di Okhorsk, sullo stretto di Bering e nei golfi di Avachinskij e Kronotskij. I russi si terranno, però, lontani dalle isole Curili, territori ancora contesi con Tokyo. Rassicurazioni al riguardo sono state fornite nei giorni scorsi dal presidente Putin al premier nipponico Abe in un incontro a Vladivostok.
Le manovre, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, sono “giustificate dal compartimento aggressivo e non amichevole verso la Russia”. La più importante novità rispetto al passato – a parte i numeri di uomini e mezzi impiegati simili a quelli delle battaglie in cui fu impegnata l’Unione Sovietica durante la Seconda guerra mondiale – è che per la prima volta la Cina partecipa a delle manovre “strategiche” (non ordinarie), in cui verrà usato praticamente tutto l’arsenale utilizzabile a disposizione di Mosca.  Flags1
Pechino ha inviato 3200 militari, circa 900 mezzi mobili ed una trentina di velivoli, tutti dislocati nella regione del lago Bajkal. La loro presenza, è stato specificato, serve per sviluppare la “partnership strategica” russo-cinese. A seconda delle dichiarazioni l’ex “impero celeste” viene descritto come un “alleato” prezioso e alle riunioni preparatorie per queste manovre, che non sono rivolte ufficialmente “contro terzi”, i militari di Pechino sono stati accolti con tutti gli onori. Affianco dei cinesi è schierato un piccolo contingente appartenente alle Forze armate mongole. Le principali azioni, ha comunicato il ministero della Difesa federale, si terranno in 7 poligoni del Distretto militare orientale, in 4 dell’Aeronautica e della difesa anti-aerea oltre che nei mari già menzionati.
L’Alleanza atlantica sta monitorando i “War games”. “Ogni nazione – ha detto il portavoce della Nato, Dylan White, – ha il diritto di esercitare le sue Forze armate. La cosa essenziale è che ciò avvenga in maniera trasparente e prevedibile”. Gli esperti occidentali sottolineano come da tempo la Russia si eserciti per conflitti su larga scala. Della stessa opinione è l’autorevole specialista russo, Pavel Felgenhauer, che ha affermato: “E’ in corso la preparazione ad una futura guerra mondiale”.

 gda

 Così lontano così strategico per l’Italia. Il Caspio rappresenta una rilevante opportunità per diversificare i nostri fornitori di energia. La firma della Convenzione sul suo status giuridico da parte dei Cinque Paesi rivieraschi è un nuovo punto di partenza.
Finora, nel Caspio del nord sulla sponda kazakha l’Eni – con una quota del 16,8% all’interno di un consorzio internazionale – ha investito enormi capitali per lo sfruttamento del giacimento di Kashagan, uno dei più ricchi al mondo scoperti negli ultimi 40 anni. Riserve potenziali: 13 miliardi di barili di petrolio; produzione giornaliera 370mila barili al giorno, ossia circa 62mila bg dell’Eni. Stesso discorso per il gas al sud. Grazie alla prossima costruzione dall’Azerbaigian della pipeline Trans-Adriatic Pipeline (Tap), l’Italia ha la possibilità di lenire la sua dipendenza dalla Russia e dall’Algeria. Non è un caso che il presidente Mattarella si sia recato in luglio a Bakù per tranquillizzare i partner sul completamento del gasdotto, tenendo, però, maggiormente in considerazione le questioni ecologiche. Ed in futuro con la definizione dello status giuridico del Caspio le nostre aziende avranno qui maggiori occasioni per partecipare a progetti più sicuri in campo energetico.  Aktau1
In precedenza, non avendo definito se il Caspio fosse un mare oppure un lago, non si sapeva con certezza a chi appartenessero le risorse del sottosuolo in ben determinate zone. E per la mancanza di un accordo tra i Cinque non si capiva nemmeno cosa si doveva fare per il transito delle condotte. Da oggi è stata chiarita la situazione in una delle maggiori casseforti di idrocarburi, seconda al mondo per riserve dopo quelle del golfo Persico, ossia 50 miliardi di barili di petrolio e 9mila miliardi di metri cubi di gas naturale.
Anche se a livello internazionale le relazioni sono tese, ad esempio russi e tedeschi – suscitando l’ira degli americani – parlano della costruzione del gasdotto Nord-Stream 2 sotto al Baltico. Tutti cercano di avere più fornitori, come la Cina che di fatto impone i propri prezzi a chi l’approvvigiona. Per non essere schiacciata dal suo pesante fabbisogno, l’Italia ha necessità di seguire la stessa strada.
Tornando al Caspio, dopo l’accordo di Aktau il bacino viene considerato un mare per lo sfruttamento del sottosuolo, mentre è un lago per la sua navigazione. Così sono stati salvaguardati gli interessi di russi, kazakhi, iraniani, azeri e turkmenistani. La Convenzione ha anche importanti conseguenze geopolitiche, in particolare non potranno essere dislocate forze militari esterne ai cinque Paesi rivieraschi. Quest’area deve rimanere una retrovia protetta sia per la Russia che per l’Iran.
La necessità di trovare un accordo dopo 22 anni di negoziati è stata dettata dai cambiamenti di alleanze e dalla fine della crisi economica a livello internazionale.
gda

Заявление премьер-министра Великобритании Т.Мэй в парламенте 14 марта о мерах «наказания» России под фальшивым предлогом о якобы причастности к отравлению С.Скрипаля и его дочери расцениваем как беспрецедентно грубую провокацию, подрывающую основы нормального межгосударственного диалога между нашими странами.

Считаем категорически неприемлемым и недостойным тот факт, что правительство Великобритании в своих неблаговидных политических целях пошло на дальнейшее серьезное обострение отношений, объявив о целом наборе враждебных мер, включая высылку из страны 23-х российских дипломатов.

Вместо того, чтобы завершить собственное расследование, задействовать установленные международные форматы и инструменты, в том числе в рамках Организации по запрещению химического оружия, к чему мы были готовы, британское правительство сделало выбор в пользу конфронтации с Россией. Очевидно, что пойдя на односторонние и нетранспарентные методы расследования этого инцидента, британские власти в очередной раз попытались развязать огульную антироссийскую кампанию.

Разумеется, наши ответные меры не заставят себя ждать.

 

МИД России

President Vladimir Putin used his annual state of the nation speech to threaten Western nations with a battery of new weapons including an intercontinental nuclear cruise missile and to assure Russians that their lives would improve through enormous new social spending.
Gleb Pavlovsky, a political analyst and former Kremlin consultant, wrote on Facebook that, “From tales about progress, the speech flowed into an open-ended declaration of world war.”
“We would consider any use of nuclear weapons against Russia or its allies to be a nuclear attack on our country,” Mr. Putin said. “The response would be immediate.” Raketa
Mr. Putin said that Russia had tested various new nuclear weapons, including a nuclear-powered missile that could reach virtually anywhere in the world and that could not be intercepted by existing antiballistic missile systems. A video illustrating the weapon, which he said was tested at the end of 2017, showed it leaving Russia, slaloming around obstacles in the South Atlantic, before rounding Cape Horn at the tip of South America and heading toward the west coast of the United States.

“We’re not threatening anyone,” Putin said. “Russia’s growing military might is a reliable guarantee of peace on our planet because it ensures the strategic balance in the world.”

“Giving half the time in the annual address to the Russian parliament to a graphic description of new weapons’ capabilities is a measure of how close the U.S. and Russia have moved toward military collision,” Dmitri Trenin, head of the Carnegie Moscow Center, wrote on Twitter. “For the foreseeable future, it looks that the U.S.-Russia agenda will be limited to just one item: war prevention. Good luck to us all.”
See also The Moscow Times, YouTube, DW.

Новая государственная программа вооружения (ГПВ) подписана президентом РФ Владимиром Путиным. Об этом вице-премьер Дмитрий Рогозин сообщил в интервью газете “Коммерсант”

Государственная программа вооружения – документ среднесрочного планирования технического переоснащения армии и флота. Она учитывает анализ и оценки возможных угроз национальной безопасности России.

Создание ГПВ координируется Министерством обороны РФ, которое привлекает к разработке документа другие министерства и силовые ведомства, предприятия оборонно-промышленного комплекса.

 Dopo lo “spirito di Lubiana” del 2001 con George W. Bush, adesso è venuto il momento della giusta “chimica” e del “dialogo lavorativo” con Donald Trump.
Vladimir Putin è apparso più padrone della scena del collega americano, troppo preoccupato di fare passi falsi e di ingigantire ulteriormente il pericolosissimo per lui “Russiagate”. G20hamburg
Al G20 di Amburgo russi ed americani hanno iniziato una specie di politica reciproca dei piccoli passi per uscire dal presente empasse. Vladimir Putin e Donald Trump hanno tremendamente bisogno l’uno dell’altro e non possono permettersi di perdere altro tempo.
Il russo per far uscire il suo Paese dall’isolamento internazionale post annessione della Crimea e per vincere in carrozza le presidenziali di marzo 2018; l’americano per rilanciare la sua leadership, all’apparenza appannata, in Occidente e di conseguenza avere dei benefici sul fronte interno.
Così i primi passi significativi insieme sono stati il cessate il fuoco in Siria e l’apertura di canali diretti su Ucraina e sicurezza informatica. Chiaramente tutto era già stato accuratamente preparato in precedenza dagli sherpa e i due leader hanno soltanto dato il definitivo placet.
Molto più importante era, invece, mettere le basi di un solido rapporto personale, che potrebbe influenzare gli scenari globali perlomeno per i prossimi tre anni e mezzo.
Non ci si faccia, tuttavia, troppe illusioni. Oggi, rispetto ad allora, la situazione è decisamente molto più intricata con l’orso russo che ha tirato fuori gli artigli per difendere i propri interessi strategici, con la potenza americana in ritirata e con l’emergere di nuove realtà regionali.
gda

 Vladimir Putin è certamente il convitato di pietra al G7 di Taormina. Diverse sono le ragioni di tale situazione e queste non dipendono soltanto dalla missiva, consegnata a Sochi una decina di giorni fa al premier Gentiloni, da recapitare ai colleghi del club dei Paesi più ricchi del mondo. Senza l’ausilio russo, è bene non dimenticarsi, non ci possono essere a breve la stabilizzazione del Medio Oriente, una valida lotta al terrorismo internazionale, la completa sicurezza nucleare. G7
Ma non solo: è soprattutto l’intero Vecchio Continente a rischiare di perdere quell’equilibrio, che ha permesso di vivere sette decenni in pace. In una nota del ministero degli Esteri federale, Mosca afferma che le cause di questa complessa realtà sono “il risultato diretto della linea distruttiva scelta” dall’Alleanza atlantica, che mira ad “ottenere una spregiudicata supremazia politica e militare negli affari europei e mondiali”.
L’invito a fermarsi “prima che sia troppo tardi” della diplomazia federale è ribadito senza giri di parole, anche perché certe “dinamiche tipiche dell’era dello scontro” non portano da nessuna parte. La Russia è dispiaciuta dell’“aumento di truppe” e della costruzione di nuove “infrastrutture” dell’Alleanza atlantica sul suo fianco orientale. Tali scelte, confermate al summit Nato di Varsavia dell’estate scorsa, sono “un’erosione” dei principi espressi nell’Atto Fondativo del rapporto tra Mosca e Bruxelles del 27 maggio 1997. Secondo i russi il primo pericolo che si corre ora è ricominciare la “gara degli armamenti”.
Stando ai diplomatici federali, “il desiderio dell’Alleanza Atlantica di mostrare la necessità della propria esistenza, gonfiando il mito della ‘minaccia dall’est’, ostacola l’unione e gli sforzi dei Paesi nella lotta contro le sfide comuni”. Nel documento si aggiunge anche che “la cosa importante è rendersi conto della realtà e comprendere in modo depoliticizzato i processi moderni, guardando oltre all’orizzonte dell’oggi, non solo negli interessi del ‘club dei Paesi eletti’ ma di tutti i popoli dell’Europa senza eccezioni”.
Non una sola parola viene proferita sulla crisi ucraina, scoppiata nell’autunno 2013, causa della sospensione della Russia dall’allora G8 e delle successive sanzioni politiche ed economiche occidentali. Come si ricorderà, il Cremlino “riunì” la penisola della Crimea – allora territorio sotto la sovranità di Kiev – alla Madrepatria nel marzo 2014. Inoltre non si riesce a far applicare dai separatisti filo-moscoviti gli accordi di Minsk (firmati da Mosca nel febbraio 2015) per la pace in Donbass e Lugansk, dove, nel frattempo, sono morte più di 10mila persone e sono fuggiti quasi 3 milioni di abitanti.
I tempi, però, sono cambiati a livello internazionale. Per i russi, con l’insediamento di Donald Trump alla Casa bianca, è venuto il momento del riavvicinamento all’Occidente e della fine delle sanzioni. Il mondo contemporaneo con le sue sfide globalizzanti non permette una Seconda guerra fredda.

Gda

Vladimir Putin rompe gli indugi e passa, come suo stile, al contrattacco, in un momento in cui si stanno definendo nuovi equilibri internazionali. Il Cremlino ha annunciato un suo inatteso viaggio a Parigi, il 29 maggio, ufficialmente per una mostra, in realtà per incontrare il neocapo dell’Eliseo, Emanuel Macron. La Francia fa parte del Quartetto che negozia la soluzione della crisi ucraina e da lei molto dipenderà la futura politica europea.
Con gli Stati Uniti le relazioni tardano a rilanciarsi. La paura è che la guerriglia contro il presidente Donald Trump possa continuare per tutto il suo mandato. Urgono, però, scelte per rilanciare le relazioni bilaterali ed accordarsi sul Medio Oriente.

 Gda

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We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.

Rossosch – Medio Don

Italiani in Russia, Ucraina, ex Urss


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