International Policy


Заявление премьер-министра Великобритании Т.Мэй в парламенте 14 марта о мерах «наказания» России под фальшивым предлогом о якобы причастности к отравлению С.Скрипаля и его дочери расцениваем как беспрецедентно грубую провокацию, подрывающую основы нормального межгосударственного диалога между нашими странами.

Считаем категорически неприемлемым и недостойным тот факт, что правительство Великобритании в своих неблаговидных политических целях пошло на дальнейшее серьезное обострение отношений, объявив о целом наборе враждебных мер, включая высылку из страны 23-х российских дипломатов.

Вместо того, чтобы завершить собственное расследование, задействовать установленные международные форматы и инструменты, в том числе в рамках Организации по запрещению химического оружия, к чему мы были готовы, британское правительство сделало выбор в пользу конфронтации с Россией. Очевидно, что пойдя на односторонние и нетранспарентные методы расследования этого инцидента, британские власти в очередной раз попытались развязать огульную антироссийскую кампанию.

Разумеется, наши ответные меры не заставят себя ждать.

 

МИД России

President Vladimir Putin used his annual state of the nation speech to threaten Western nations with a battery of new weapons including an intercontinental nuclear cruise missile and to assure Russians that their lives would improve through enormous new social spending.
Gleb Pavlovsky, a political analyst and former Kremlin consultant, wrote on Facebook that, “From tales about progress, the speech flowed into an open-ended declaration of world war.”
“We would consider any use of nuclear weapons against Russia or its allies to be a nuclear attack on our country,” Mr. Putin said. “The response would be immediate.” Raketa
Mr. Putin said that Russia had tested various new nuclear weapons, including a nuclear-powered missile that could reach virtually anywhere in the world and that could not be intercepted by existing antiballistic missile systems. A video illustrating the weapon, which he said was tested at the end of 2017, showed it leaving Russia, slaloming around obstacles in the South Atlantic, before rounding Cape Horn at the tip of South America and heading toward the west coast of the United States.

“We’re not threatening anyone,” Putin said. “Russia’s growing military might is a reliable guarantee of peace on our planet because it ensures the strategic balance in the world.”

“Giving half the time in the annual address to the Russian parliament to a graphic description of new weapons’ capabilities is a measure of how close the U.S. and Russia have moved toward military collision,” Dmitri Trenin, head of the Carnegie Moscow Center, wrote on Twitter. “For the foreseeable future, it looks that the U.S.-Russia agenda will be limited to just one item: war prevention. Good luck to us all.”
See also The Moscow Times, YouTube, DW.

Новая государственная программа вооружения (ГПВ) подписана президентом РФ Владимиром Путиным. Об этом вице-премьер Дмитрий Рогозин сообщил в интервью газете “Коммерсант”

Государственная программа вооружения – документ среднесрочного планирования технического переоснащения армии и флота. Она учитывает анализ и оценки возможных угроз национальной безопасности России.

Создание ГПВ координируется Министерством обороны РФ, которое привлекает к разработке документа другие министерства и силовые ведомства, предприятия оборонно-промышленного комплекса.

 Dopo lo “spirito di Lubiana” del 2001 con George W. Bush, adesso è venuto il momento della giusta “chimica” e del “dialogo lavorativo” con Donald Trump.
Vladimir Putin è apparso più padrone della scena del collega americano, troppo preoccupato di fare passi falsi e di ingigantire ulteriormente il pericolosissimo per lui “Russiagate”. G20hamburg
Al G20 di Amburgo russi ed americani hanno iniziato una specie di politica reciproca dei piccoli passi per uscire dal presente empasse. Vladimir Putin e Donald Trump hanno tremendamente bisogno l’uno dell’altro e non possono permettersi di perdere altro tempo.
Il russo per far uscire il suo Paese dall’isolamento internazionale post annessione della Crimea e per vincere in carrozza le presidenziali di marzo 2018; l’americano per rilanciare la sua leadership, all’apparenza appannata, in Occidente e di conseguenza avere dei benefici sul fronte interno.
Così i primi passi significativi insieme sono stati il cessate il fuoco in Siria e l’apertura di canali diretti su Ucraina e sicurezza informatica. Chiaramente tutto era già stato accuratamente preparato in precedenza dagli sherpa e i due leader hanno soltanto dato il definitivo placet.
Molto più importante era, invece, mettere le basi di un solido rapporto personale, che potrebbe influenzare gli scenari globali perlomeno per i prossimi tre anni e mezzo.
Non ci si faccia, tuttavia, troppe illusioni. Oggi, rispetto ad allora, la situazione è decisamente molto più intricata con l’orso russo che ha tirato fuori gli artigli per difendere i propri interessi strategici, con la potenza americana in ritirata e con l’emergere di nuove realtà regionali.
gda

 Vladimir Putin è certamente il convitato di pietra al G7 di Taormina. Diverse sono le ragioni di tale situazione e queste non dipendono soltanto dalla missiva, consegnata a Sochi una decina di giorni fa al premier Gentiloni, da recapitare ai colleghi del club dei Paesi più ricchi del mondo. Senza l’ausilio russo, è bene non dimenticarsi, non ci possono essere a breve la stabilizzazione del Medio Oriente, una valida lotta al terrorismo internazionale, la completa sicurezza nucleare. G7
Ma non solo: è soprattutto l’intero Vecchio Continente a rischiare di perdere quell’equilibrio, che ha permesso di vivere sette decenni in pace. In una nota del ministero degli Esteri federale, Mosca afferma che le cause di questa complessa realtà sono “il risultato diretto della linea distruttiva scelta” dall’Alleanza atlantica, che mira ad “ottenere una spregiudicata supremazia politica e militare negli affari europei e mondiali”.
L’invito a fermarsi “prima che sia troppo tardi” della diplomazia federale è ribadito senza giri di parole, anche perché certe “dinamiche tipiche dell’era dello scontro” non portano da nessuna parte. La Russia è dispiaciuta dell’“aumento di truppe” e della costruzione di nuove “infrastrutture” dell’Alleanza atlantica sul suo fianco orientale. Tali scelte, confermate al summit Nato di Varsavia dell’estate scorsa, sono “un’erosione” dei principi espressi nell’Atto Fondativo del rapporto tra Mosca e Bruxelles del 27 maggio 1997. Secondo i russi il primo pericolo che si corre ora è ricominciare la “gara degli armamenti”.
Stando ai diplomatici federali, “il desiderio dell’Alleanza Atlantica di mostrare la necessità della propria esistenza, gonfiando il mito della ‘minaccia dall’est’, ostacola l’unione e gli sforzi dei Paesi nella lotta contro le sfide comuni”. Nel documento si aggiunge anche che “la cosa importante è rendersi conto della realtà e comprendere in modo depoliticizzato i processi moderni, guardando oltre all’orizzonte dell’oggi, non solo negli interessi del ‘club dei Paesi eletti’ ma di tutti i popoli dell’Europa senza eccezioni”.
Non una sola parola viene proferita sulla crisi ucraina, scoppiata nell’autunno 2013, causa della sospensione della Russia dall’allora G8 e delle successive sanzioni politiche ed economiche occidentali. Come si ricorderà, il Cremlino “riunì” la penisola della Crimea – allora territorio sotto la sovranità di Kiev – alla Madrepatria nel marzo 2014. Inoltre non si riesce a far applicare dai separatisti filo-moscoviti gli accordi di Minsk (firmati da Mosca nel febbraio 2015) per la pace in Donbass e Lugansk, dove, nel frattempo, sono morte più di 10mila persone e sono fuggiti quasi 3 milioni di abitanti.
I tempi, però, sono cambiati a livello internazionale. Per i russi, con l’insediamento di Donald Trump alla Casa bianca, è venuto il momento del riavvicinamento all’Occidente e della fine delle sanzioni. Il mondo contemporaneo con le sue sfide globalizzanti non permette una Seconda guerra fredda.

Gda

Vladimir Putin rompe gli indugi e passa, come suo stile, al contrattacco, in un momento in cui si stanno definendo nuovi equilibri internazionali. Il Cremlino ha annunciato un suo inatteso viaggio a Parigi, il 29 maggio, ufficialmente per una mostra, in realtà per incontrare il neocapo dell’Eliseo, Emanuel Macron. La Francia fa parte del Quartetto che negozia la soluzione della crisi ucraina e da lei molto dipenderà la futura politica europea.
Con gli Stati Uniti le relazioni tardano a rilanciarsi. La paura è che la guerriglia contro il presidente Donald Trump possa continuare per tutto il suo mandato. Urgono, però, scelte per rilanciare le relazioni bilaterali ed accordarsi sul Medio Oriente.

 Gda

 Европейский союз (ЕС) отмечает 60-ю годовщину первых Римских договоров… Мне здесь хотелось бы еще раз вернуться к функциям, которые выполняет ЕС, а они часто забываются. Во-первых, это — антифашистское сообщество. Rome1957

Во-вторых, он является противовесом опасным националистам, которые всегда сталкиваются между собой…пора определенным российским кругам смириться с тем, что появился новый серьезный партнер — конкурент в Старом Свете. Но конкурент не враждебный!…После падения Берлинской стены выросли поколения, которые знают только единую Европу без границ и единую монету, то есть евро. Их называют «поколением Эразмуса» (название, произошедшее от успешной университетской интеграционной программы ЕС)…

 Статья – Джузеппе Д’Амато  “Московский комсомолец” №27354 от 25 марта 2017 Giuseppe  D’Amato  Moskovskij  Komsomolets

DudaTusk

Пока, Обама!

22 Jan 2017

Нравится или нет, но Барак Обама войдет в историю США как победитель. Он стал не только первым чернокожим президентом Америки, но и вытащил ее из сложного финансового положения, гарантируя в будущем лидерство в мире….

Статья – Джузеппе Д’Амато  Московский комсомолец  №27304 от 21 января 2017 Giuseppe  D’Amato  Moskovskij  Komsomolets

 Con l’uccisione dell’ambasciatore russo in Turchia Mosca si trova sempre più immischiata nella palude mediorientale. Ma nell’autunno 2015 si pensava ad un intervento rapido, tanto che il 14 marzo 2016 Putin ha annunciato che gli obiettivi in Siria erano stati raggiunti, pertanto era incominciato il ritiro. karlov

 La ragione di questa fretta era che il Cremlino non intendeva impantanarsi in una realtà così complessa. La Siria era una specie di merce di scambio per ottenere benefici in Ucraina; ed i vantaggi geopolitici erano a breve termine.

 La realtà, però, si sta rivelando diversa. I governativi di Assad sono militarmente più deboli di quanto si pensasse. La seconda caduta nelle mani dell’Isis di Palmira non lascia intravvedere nulla di buono in prospettiva futura.

 Per la prima volta la Russia si trova a combattere una guerra lontana dai confini nazionali, dove la continuità territoriale non conta. Per raggiungere la Siria, le navi devono transitare per il Bosforo e con la Turchia i rapporti sono difficili. Per di più storicamente Mosca ha sempre sostenuto i curdi. L’Iran, che si sta riappacificando con l’Occidente, ha permesso per poche giornate l’uso delle basi aeree da parte dell’aviazione federale. Sul fronte terrorista si rischia una nuova stagione di attentati terroristici, se i foreign fighters dovessero lasciare il Medio Oriente.

 Sui costi dell’operazione le versioni sono contrastanti, ma essi incidono comunque sul bilancio militare, che ha un forte peso sul sofferente budget statale. Per il pareggio di bilancio serve la quotazione di 69 dollari al barile. Uno dei due fondi di riserva si estinguerà tra 11 mesi.

  All’Ue non conviene che la Russia si impantani del tutto in Siria, dove, comunque, fronteggia forze terroristiche. Una Russia troppo debole al suo interno, storicamente, è fonte di instabilità per l’intero Vecchio Continente.

 gda

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Rossosch – Medio Don

Italiani in Russia, Ucraina, ex Urss


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