Religion


For the first time in the history of modern Russian Army Forces a training for priests and military officials has been organized. The event takes place in the southern city of Rostov-on-Don and it is attended by army chaplains, who have already started working with troops, and by military officials of the Department for relationship with religious soldiers. The main issue of the meeting is to collect requirements and recommendations for dealing with religious people in the Army.
On July 21, 2009 President Dmitry Medvedev supported the initiative of the leaders of the major Russian religious communities to recreate the institution of military clergy abolished in 1918. According to the following approved program in the Russian Army there will be 240 staff positions of priests and nine civilian positions to coordinate chaplains’ activity. Since the beginning of 2011 the Black Sea Fleet and the Russian military bases in the republics of Abkhazia, South Ossetia and Armenia have their own religious personnel.


 A new statue of the Pope John Paul II was unveiled in Moscow on Friday. “This is an extraordinary gesture by the Russian authorities for all Christians living in Russia,” Fr Jozef Zaniewski, rector of Moscow Cathedral of the Immaculate Conception, said. “John Paul II loved Russia and wanted to come here, but he was not able to do it during his lifetime,” Zaniewski continued.
 Located in the backyard of the Library of Foreign Literature, the monument was created by Ukrainian sculptor Alexander Vasyatkin and Russian artists Ilya and Nikita Feklin. The decision to unveil it comes after John Paul’s former secretary, Cardinal Stanislaw Dziwisz, donated an ampoule of the Pope’s blood to the cathedral.
 The presentation ceremony of the Polish Pope’s statue took place on the day of the 33rd anniversary of the beginning of the conclave, which saw Cardinal Karol Wojtyla elected as pope two days later.


Giornale polacco 1911 - catedra.ru

«L’hanno deturpata, sconsacrata, ridotta in una fabbrica. Ma alla fine la fede ha prevalso sull’ideologia comunista. La storia della Cattedrale dell’Immacolata Concezione di Mosca è una storia di sofferenza e redenzione. Esempio sublime di stile neogotico, la Cattedrale ha attraversato il Novecento assieme al popolo cristiano della Russia. Una storia straordinaria che è stata ricordata dall’Inviato del Papa, il cardinale Jozef Tomko, nella celebrazione per il centenario della Consacrazione.
 Una Messa celebrata con vescovi e sacerdoti russi, ma anche provenienti dalla Bielorussia, dal Kazakhistan, dalla Lituania, dalla Polonia e dagli Stati Uniti. Ecco la riflessione del porporato sull’importanza di questo centenario, raccolta da Andrei Tarasov:
“Una storia che rispecchia quella della Chiesa nell’Unione Sovietica. E’ una storia commovente di 100 anni, anche se la cattedrale non è stata usata per tutto il secolo ma solo per 50 anni. La Messa si celebrava fuori, sulle scale, anche d’inverno, per affermare visibilmente il desiderio ed il diritto dei fedeli ad averla. Queste sono cose commoventi, che riguardano la professione della fede da parte di questo popolo. Un popolo che esprime la propria fede non solo con la testa ma anche con il cuore”.
 La Cattedrale dedicata a Maria fu la prima chiesa cattolica di Mosca ad essere chiusa dai bolscevichi. Era il 1937: il parroco fu fucilato, i fedeli perseguitati. Seguì un inverno di oltre 50 anni che non riuscì però a spegnere la luce della fede in Cristo. Caduto il comunismo, i cattolici moscoviti dovettero aspettare fino al 1999 per la nuova consacrazione dell’edificio. Da allora, è tornato ad essere il cuore pulsante della comunità cattolica a Mosca. D’altro canto, il cardinale Tomko sottolinea che questo centenario non guarda solo al passato, ma è un segno di speranza per il futuro della Chiesa russa:
“Anche la giovane Chiesa russa sta crescendo. E’ importante che questa trovi espressione ed abbia le sue vocazioni”.
In questo centesimo anniversario, tornano alla memoria le parole che l’arcivescovo Tadeusz Kondrusiewicz, pronunciò commosso al momento della restituzione della Cattedrale ai suoi fedeli: “Anche a Mosca, che nel periodo sovietico è stata considerata la capitale dell’ateismo, l’ultima parola è quella di Dio”».

 Alessandro Gisotti – Radio Vaticana


 E’ da secoli uno dei simboli di Mosca e della Russia intera. La cattedrale di San Basilio, posizionata sul limite esterno della Piazza rossa, compie quest’estate 450 anni. Quelle strane cupole a forma di cipolla la rendono unica nel mondo. I suoi sconosciuti architetti-costruttori, viene tramandato, furono accecati in modo tale che nessun altra chiesa potesse avere lo stesso stile.
 Adesso, con tutti gli onori del caso, il gigante slavo celebra questo compleanno. Mostre, incontri fra studiosi e riti religiosi sono stati organizzati in buon numero anche per segnare la fine di un restauro durato un decennio e costato ben 14 milioni di dollari. All’interno del tempio si possono ammirare reliquie ed icone di San Basilio e di altri religiosi eccentrici, chiamati dalla tradizione locale “santi folli”.
 A giudicare dalla massa di turisti stranieri e nazionali in fila davanti alla cattedrale queste manifestazioni sono già un successo. La curiosità dell’evento, il sentimento religioso ed il richiamo di un monumento particolare nel suo genere sono ingredienti di forte attenzione.
 Costruito tra il 1555 ed il 1561 su ordine di Ivan il terribile per ringraziare il Signore per la vittoria contro i tatari e la conquista di Kazan e Astrakhan, il tempio rappresentava il centro della città, spartiacque tra le case della popolazione e la fortezza simbolo del potere e dei boiari, ossia degli aristocratici. Il primo edificio originale, quello della Trinità, ha altre otto chiese laterali, mentre l’ultima (la decima) è stata eretta successivamente nel 1588. Tanti i nomi con cui è stato denominato il complesso. La tradizione ortodossa ne privilegia due: cattedrale dell’Intercessione della Santissima Madre di Gesù sul Fossato e Tempio di Basilio il Benedetto. Nel 17esimo secolo i moscoviti la chiamavano semplicemente “Gerusalemme” per l’annuale processione della Domenica della Palme con i capi religiosi e politici in testa.
 “E’ un miracolo che questo monumento sia arrivato fino a noi”, commenta il vice-ministro per la Cultura, Andrei Busygin. Nel corso della storia incredibilmente troppe sono state le prove superate. Nel 1917 la cattedrale subì danni rilevanti durante l’assalto dei bolscevichi al Cremlino e fu “rattoppata” alla bell’e meglio durante la guerra civile e la successiva carestia. I leader comunisti la volevano demolire come avevano fatto del resto nel dicembre del 1931 con la cattedrale di Cristo il Salvatore, tempio di riferimento dell’ortodossia russa, e quella di Kazan dalla parte opposta della Piazza rossa nel 1936, poiché quest’ultima creava impiccio durante le parate militari. Si racconta che una volta Stalin tolse il modellino di San Basilio da un “plastico”, per vedere come sarebbe stata la piazza senza. Nel 1928 la cattedrale era nel frattempo diventata “filiale” del Museo storico nazionale e questo status, alla fine, evitò la demolizione.
 La sua linea è davvero particolare come il santo a cui è dedicato il complesso. San Basilio (Vasilij in russo) era un uomo eccentrico che girava senza vestiti persino nei gelidi inverni e fu uno dei pochi moscoviti che osò resistere al potere tirannico di Ivan il Terribile. Come riportano le cronache del 16esimo secolo, il primo zar di tutte le Russie, famoso per la sua politica che provocò migliaia di morti, lo considerava un “veggente di cuori e di menti del popolo”. Alla sua scomparsa, nel 1552, personalmente trasportò la bara nel luogo di sepoltura, dove più tardi fu costruita una delle chiese dell’attuale cattedrale.
 Le nove cupole multicolori a cipolla combinano le tradizioni dell’architettura russa di legno con influenze bizantine ed islamiche. Il restauro appena conclusosi, spiegano gli specialisti, ha avuto l’obiettivo di ridare ai visitatori la stessa visione che si aveva nel tardo 17esimo secolo. Ma non ci si fermerà qui. Il clima russo non permetterà di rilassarsi. Le intemperie sono una seria minaccia per una struttura così delicata. 


 Cattolici ed ortodossi hanno in comune la difesa del crocifisso e la Russia si è unita all’Italia nel farlo. Come si ricorderà, in marzo, il Consiglio d’Europa ha dato ragione a Roma contro una precedenza sentenza in cui si vietava la presenza del simbolo cristiano nelle scuole della Penisola. 
 All’ambasciata di Mosca è stata presentata l’edizione russa del libro di Carlo Cardia L’identità religiosa e culturale europea. La questione del crocefisso. “L’idea di far tradurre e pubblicare in russo il volume – racconta l’ambasciatore Antonio Zanardi Landi - mi è stata offerta in occasione del primo incontro con Sua Eminenza il Metropolita di Volokolamsk Hilarion” ed “è stata incoraggiata in seguito da Sua Santità il Patriarca Kirill in occasione della prima udienza che ha voluto concedermi dopo il mio arrivo”. 
 Nella prefazione in russo il metropolita Hilarion, ministro degli Esteri del Patriarcato di Mosca ha scritto che Kirill ha “giudicato l’operato della Corte un attentato alla comune identità cristiana dell’Europa e ha salutato favorevolmente la decisione delle Autorità italiane di adoperarsi per rimuovere tale affronto”. E poi “l’impegno congiunto degli Stati europei e dei leader religiosi  il cui risultato è stato il ristabilimento della giustizia nel caso ‘Lautsi contro l’Italia’, ha dimostrato che i popoli europei sono disposti a difendere la propria identità cristiana”.


 Wadowice. Centinaia di bambini si addensano in file poco ordinate e chiassose. L’attesa è lunga, ma non troppo. L’atmosfera è quella tipica delle gite scolastiche. In ulitsa Koscielna (ossia della Chiesa) numero 7 pellegrini e studenti in erba si mischiano davanti alla casa natale di Karol Wojtyla. Qui, il 18 maggio del 1920, nacque il futuro Papa. Al primo piano dell’edificio una suora, che parla anche in italiano, invita i visitatori a mettere delle pantofole per non sporcare i pavimenti. Le pareti sono piene di foto di Giovanni Paolo II, le bacheche contengono libri e documenti. Non mancano nemmeno i giornali, soprattutto quelli riguardanti l’attentato del 1981.
  “Tutto sommato, la Polonia e la sua Chiesa hanno superato bene la morte del Santo Padre”, osserva il noto intellettuale cracoviese, Jan Prokop. Non erano pochi, soprattutto tra i prelati locali, a prevedere scenari inquietanti. “La scelta di un successore tedesco – continua il professor Prokop – non ha creato malumori. Con i vicini tedeschi si sono combattute in passato tante guerre. Ma il cardinale Joseph Ratzinger è stato per anni uno dei più stretti collaboratori di Wojtyla e ha ricordato più volte nei suoi discorsi pubblici il Papa polacco”. Bisogna anche aggiungere che il fedele segretario particolare del Pontefice defunto, monsignor Stanislao Dziwisz, è stato nominato da Benedetto XVI arcivescovo di Cracovia. Un vero e proprio segnale di continuità.
 Giovanni Paolo II si è congedato dai suoi connazionali con una serie di pubblicazioni, che sono andate letteralmente a ruba. Veri e propri bestsellers che la gente conserva con cura. La “guida morale” per oltre 26 anni ha traghettato il Paese slavo fuori dalle secche del comunismo ed è intervenuto pesantemente nella primavera del 2003, quando la Polonia, come al solito frammentata al suo interno e con una fronda cattolica conservatrice contraria, ha scelto tra l’adesione all’Unione europea ed il nulla.
 Cracovia è come sempre splendida. Il castello del Wawel, dove batte il cuore della Polonia, e la piazza del Mercato danno lustro ad una delle capitali della cultura europea. E’ un pullulare di gente proveniente da ogni angolo del mondo. L’organizzazione è più che buona. Il sorriso e il senso dell’ospitalità accompagnano ovunque il visitatore.
 Il turismo religioso, legato a Giovanni Paolo II, è discreto. Gadget e foto sono venduti in buon numero, ma senza eccessiva materializzazione. L’Ente del turismo di Cracovia propone il percorso papale, una mezza giornata, a cifre non piccole, ben più care della visita al campo di sterminio di Auschwitz. Per il viaggiatore “fai da te” non sono facili da trovare i pulmini bianchi che percorrono i quaranta chilometri che separano Cracovia da Wadowice. La strada è stretta e pericolosa. Ci vuole quasi un’ora e venti e tanta pazienza per sopportare il caldo appiccicoso.
 Nella piazza principale di Wadowice, cittadina abitata da poche migliaia di persone, la chiesa della Madonna di Soccorso esibisce sulla facciata un paio di grandi stendardi vaticani ed un busto raffigurante Giovanni Paolo II ricolmo di fiori. All’interno del tempio alcuni paramenti del Santo Padre sono già reliquia. L’emozione per la morte di Karol Wojtyla è ancora forte. A Wadowice, però, adesso vi è coscienza che nel 1920 è nato un santo.

Giuseppe D’Amato
da L’EuroSogno e i nuovi Muri ad Est. Greco&Greco editori, Milano 2008. PP. 353-354.

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Come ha dichiarato il parroco della Basilica di Wadowice, Jakub Gil, le tradizionali Serate “papali” saranno anticipate dalle 20.00 alle 18.00. La scelta dell’ora era dettata dalla decisione di terminare la celebrazione all’ora del ritorno del Pontefice nella Casa del Padre, ossia alle 21,37. Dopo la beatificazione negli incontri si porrà minor attenzione all’aspetto della salita al Cielo di Karol Wojtyla quanto all’elevazione agli altari ed alla gioia della benedizione.

Basilica della Beata Vergine Maria

“Na pełną konsekwencję wiary Jana Pawła II, jego skoncentrowanie się na Bogu i sprawach człowieka oraz wierność w przyjaźni wskazał w swej improwizowanej wypowiedzi podczas czuwania modlitewnego w Circo Massimo wieloletni sekretarz osobisty Jana Pawła II, kard. Stanisław Dziwisz.
 Kard. Dziwisz powiedział o swoim pierwszym spotkaniu z ks. Karolem Wojtyłą jako młodym profesorem Wyższego Seminarium Duchownego w Krakowie. Podkreślił jego doskonałe przygotowanie merytoryczne i ciekawe wykłady. Uderzające było to, że często udawał się do kaplicy, długo się modlił, i kiedy wracał po przerwie na wykład odnosiło się wrażenie, że kogoś spotkał, że rozmawiał z Bogiem. „Na nas młodych klerykach sprawiało to ogromne wrażenie” – wyznał metropolita krakowski, dodając, że takie było całe jego życie, a ta jego duchowość pogłębiła się jeszcze, kiedy został papieżem. Rozwijała się w nim nieustannie miłość do Boga i do człowieka, zwłaszcza do młodych.
 Prowadząca spotkanie dziennikarka zapytała kard. Dziwisza o to, czy widział kiedyś Jana Pawła II zdenerwowanego. Odpowiadając – wyznał, że owszem, ale nigdy na jakiegoś konkretnego człowieka, gdyż “Ojciec Święty zawsze szanował człowieka”. Ale w Agrygencie, w 1993 roku zdecydowanie potępił mafię. „Tak krzyknął, aż się wszyscy przestraszyliśmy” – wyznał kard. Dziwisz. Drugim razem – papież podniósł głos przed modlitwą „Anioł Pański”, kiedy w roku 2003, na krótko przed wojną w Iraku apelował o podjęcie negocjacji….
 Nie zabrakło pytania o relacje Jana Pawła II z socjalistycznym prezydentem Włoch, Sandro Pertinim, który po zamachu 13 maja 1981 odwiedził Ojca Świętego w klinice Gemelli. Kard. Dziwisz wyznał, że już podczas pierwszego spotkania z prezydentem Włoch zawiązała się więź przyjaźni, a Karol Wojtyła był wiernym przyjacielem, dlatego nawet wówczas, gdy mówiono że, nie można Pertiniego odwiedzić w szpitalu papież uważał, że musi to uczynić. Pertini w rozmowie z kard. Dziwiszem zawsze przyznawał się do swego chrześcijaństwa….”.

franciszkanska3.pl – KAI


The Apostolic Nuncio, Mgr Antonio Mennini, said goodbye to Russia’s Catholic community. In his address, he appealed for unity against any resigned acceptance of Catholic-Orthodox division.

  “With perestroika, the Catholic Church, like the Orthodox Church, came out of a long period of trials and persecution,” he said. “Now these problems are slowly finding a solution, and Catholics feel increasingly part of the country. This comes with a gradual opening to cooperation and dialogue at the social and Church levels… Culture, education and social services are privileged fields because Christians are increasingly conscious that they must respond together to the growing challenges of secularist society… Today the contribution the Catholic Church can make to Russian society and the Russian Church is that of Christian witness and presence, especially in the cultural and social fields, which for historical reasons were monopolised in Russia by the atheistic regime.” Indeed, “I think that Russian Catholics can find their place and discover their mission in society to the extent that they deepen the knowledge and experience of their tradition, of their ‘Catholicity’.”

In appealing to unity, Mgr Mennini did not refer only to relations “to brothers in other faiths or Christian confessions,” but also to “the Catholic community, its associations, parishes and families: that they may all be one so that the world may believe and may be the subject of your daily and lifelong prayers.”

 Appointed nuncio to Russia in 2002 by John Paul II, Mgr Mennini, 63, will now devote himself to relations with the Anglican Church, after personally experiencing renewed cooperation with the Moscow Patriarchate.

Complete Article – AsiaNews


 Roman Catholic and Orthodox theologians reported promising progress  in talks on overcoming their Great Schism of 1054 and bringing the two largest denominations in Christianity back to full communion. “There are no clouds of mistrust between our two churches,” Orthodox Metropolitan John Zizioulas of Pergamon said at a news conference. “If we continue like that, God will find a way to overcome all the difficulties that remain.”

Archbishop Kurt Koch, the top Vatican official for Christian unity, said the joint dialogue must continue “intensively” so that “we see each other fully as sister churches.” The churches split in 1054 over the primacy of the Pope. Benedict XVI has close ties to the spiritual leader of the Orthodox, Ecumenical Patriarch Bartholomew in Istanbul, and hopes to meet Russian Patriarch Kirill, who has shown great interest in better ties.

Reuters – Vienna


  Father Jerzy Popiełuszko was beatified during an open-air Mass held in Piłsudski Square. Close to 150,000 faithful flooded into Warsaw for the ceremony. Popiełuszko’s 100-year-old mother Marianna Popiełuszko and his siblings attended the services, along with Poland’s Prime Minister Donald Tusk and Jerzy Buzek, the head of the European Parliament.

 Pope Benedict XVI, on a visit to Cyprus, said, speaking in Polish “May his example and his intercession fire the enthusiasm of the priesthood and fill the faithful with love,” “His passionate service and his martyrdom are a special token of the victory of good over evil,” he added.
 Father Popiełuszko, who was a vocal supporter of Lech Wałęsa’s anti-communist Solidarity trade union movement, drew thousands of people to his sermons during the crackdown by communist authorities against the opposition in the early 1980s. Calling for peaceful resistance against the communist regime, Popiełuszko urged Poles to “overcome evil with good.”

 At the Holy Mass in Warsaw Archbishop Angelo Amato, prefect of the Vatican’s Congregation for Saints’ Causes, recalled how Father Jerzy Popiełuszko “did not yield to temptation to survive in this death camp” under communist rule.
“Father Jerzy … helped only by spiritual means, such as truth, justice and love, demanded freedom of conscience for citizen and priest,” Archbishop Amato said. “But the lost ideology did not accept the light of truth and justice.”
 ”So this defenseless priest was shadowed, persecuted, arrested, tortured and then brutally bound and, though still living, thrown into water by criminals with no respect for life, who thus left him contemptuously to his death,” he said.

 As SIR agency reports, over the years, 18 million people have visited, individually or in groups, the tomb of Father Jerzy Popiełuszko in the parish of St Stanislao Kostka in Warsaw.

 The 37-year-old priest was murdered by Communist intelligence agents on 19 October 1984. The persons who were directly responsible for his assassination served their punishment, but the instigators of the murder have never been officially identified.

 Although Communist authorities had placed a ban on attending public demonstrations, more than 500,000 people took part in the funeral of Father Jerzy, celebrated in Warsaw on 3 November 1984, as for them the priest symbolised the justice and truth denied by the regime.

 The first request for the beatification of Fr. Jerzy was submitted to the Chancery Office of the primate of the Polish Church just two days after his funeral. In the course of 1985, 15,000 similar requests were sent to the Vatican’s Secretariat of State, one year after the death of the priest.

John Paul II initiated the process of Popiełuszko’s beatification in 1997.

 

 


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Rossosch – Medio Don



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