Boeing malese, la tragedia delle irresponsabilità.

21 Jul 2014

La tragedia dell’irresponsabilità delle leadership, degli Stati che perdono il loro ruolo guida nella comunità internazionale, dei nuovi membri Ue che utilizzano la “casa comune europea” come un condominio per saldare vecchi conti col passato sovietico. Queste sono solo alcune delle componenti che hanno concorso a provocare l’abbattimento del Boeing malese oltre al permesso di far volare un aereo civile sopra ad una zona di guerra. MalaysiaAirlines

Adesso siamo di fronte al classico “casus belli”. Proprio nell’anno in cui si è ricordato con terrore l’attentato del 28 giugno 1914 a Sarajevo. Un incendio, per ora limitato ad un paio di regioni, potrebbe diventare gigantesco se chi di dovere non si ergerà a pompiere.

La guerra del Donbass e di Lugansk, nella terribile realtà dei fatti, non interessa quasi a nessuno. Era già un conflitto dimenticato dai grandi mass media mondiali. La Russia ha perso da un pezzo la partita di creare la “Novaja Rossija”, una fascia che dal suo confine arriva fino ad Odessa. Gli occidentali tremano invece al pensiero di iniziare a spedire miliardi in serie per riconvertire un’economia locale non concorrenziale con i livelli europei. Restano solo i governativi ucraini che a fatica non riescono ad avere la meglio di 10-12mila miliziani, rafforzati da abili professionisti venuti da fuori.

Ora il dramma del Boeing, proprio mentre la diplomazia attendeva stancamente il ritorno del Donbass e di Lugansk sotto l’egida di Kiev per aprire il vero negoziato.

Il nocciolo del problema è rappresentato dal futuro della Crimea, dai rapporti russo-ucraini, da quelli russo-europei ed americani. Che cosa si vuole fare? Isolare Mosca?
L’obiettivo finale, ci raccontavano diplomatici occidentali, è quello di ridimensionare la Russia geopoliticamente ed economicamente. Il progetto euroasiatico – Europa più Russia – per il mondo globalizzato del XXI secolo è fallito. Ecco perché il Cremlino ha volto lo sguardo verso la Cina, che timorosamente ha accettato il corteggiamento, non dimenticando tuttavia la sua complessa relazione con gli Stati Uniti. Le forniture russe al Vecchio Continente nell’arco di 2-3 anni verranno ridotte a vantaggio degli approvvigionamenti di “shale” gas e petrolio americano. Immaginabili le conseguenze per il budget di Mosca!

Al momento solo tanta intelligenza e calma servono per uscire da questa complicatissima situazione. L’immediata tregua fra le parti in conflitto e l’inizio di serie trattative appaiono indispensabili. Ma per evitare di discutere sul nulla sono necessari atti politici da parte di Kiev con la definizione di un documento – da far entrare nella futura Costituzione – in cui vengano definiti i poteri delle autonomie locali e vengano accordate garanzie sull’uso delle lingue.

Ma perché poi la Nato non dichiara una volta per tutte che l’Ucraina non sarà suo membro per i prossimi 50 anni? E che i suoi piani anti-missilistici in Europa coinvolgeranno in futuro anche la Russia, non appena raggiungerà livelli più democratici interni?

A Vladimir Putin non resterà così che prendere atto che il mondo con le sfere di influenza non esiste più.

Giuseppe D’Amato

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