History Culture


Putin’s 4th term.

7 May 2018

Vladimir V. Putin took the oath of office for a fourth term as Russia’s president, in a ceremony staged in a gilded Kremlin hall once used to crown czars.

Mr Putin has ruled Russia as prime minister or president for more than 18 years. Mr Putin won re-election in March with nearly 77 percent of the vote, the largest margin for any post-Soviet leader.
European election observers with the Organization for Security and Cooperation in Europe wrote that his recent re-election, “took place in an overly controlled legal and political environment marked by continued pressure on critical voices.” RussianPresidentialFlag1

“We have revived pride in our fatherland,” Mr Putin said. “As head of state I will do all I can to multiply the strength and prosperity of Russia.”

“We need breakthroughs in all areas of life. I’m deeply convinced that such a leap forward can only be secured with a free society that accepts all that is new and advanced.”

He said that in the past Russia had risen again from setbacks, “like a phoenix

 Mr. Putin signed decrees outlining his goals, such as reducing poverty and, by the end of his six-year term, raising Russian life expectancy to 78 years, from 72 now.

 First elected president in 2000, Mr Putin renewed his four-year term in 2004 before stepping aside in 2008 to serve as prime minister under his protege, Dmitry Medvedev, because by law he could serve only two consecutive terms.

Few doubted who was really in charge and in 2012 Mr Putin returned as president, this time for a term of six years.

When he reaches the end of his fourth term in 2024, he will have been in power for nearly a quarter of a century.

That would still fall short of Soviet dictator Joseph Stalin‘s 31 years in power or, indeed, the reigns of some Russian tsars such as Alexander II (26 years) and Nicholas I (30 years).

  Maksim Borodin era il classico giornalista scomodo e ficcanaso. Tanto curioso da farsi non pochi nemici per le sue inchieste clamorose. In carriera Borodin ha portato alla luce verità scomode di ogni genere – ad esempio sui legami tra politica e criminalità o su risonanti casi giudiziari locali – ed ha assunto posizioni contrarie a quelle più popolari in Russia. Nello scorso autunno si è schierato a favore del film Matilda, una pellicola sugli amori giovanili del futuro zar Nicola II, che ha suscitato enorme clamore soprattutto negli ambienti più conservatori. Allora l’apprezzato professionista se la cavò con qualche acciacco per essere stato menato da degli energumeni ed un ematoma sulla testa per aver ricevuto un colpo sferrato con un tubo metallico. Insomma giornalismo da trincea in una realtà non facile come quella della provincia russa. BorodinEkaterinburg
Giovedì scorso ad Ekaterinburg, capoluogo della regione degli Urali, Maksim Borodin è volato giù dal quinto piano dello stabile in cui viveva. A trovarlo esamine sono stati i suoi vicini, che lo hanno portato immediatamente in ospedale, dove è spirato tre giorni dopo “senza riprendere conoscenza”. La polizia ha affermato di non aver trovato alcuna lettera di addio e nessuno dei suoi colleghi crede al suicidio. Un suo amico, Vjaceslav Bashkov, ha raccontato di essere stato contattato dal giornalista il giorno prima alle 5 del mattino, poiché qualcuno “armato si trovava sul balcone del suo appartamento ed in giro si vedevano uomini in tenute mimetiche e maschere”. Successivamente Bashnov lo ha richiamato, tentando di tranquillizzarlo, perché vi sarebbero state delle non meglio precisate esercitazioni in corso. Poche ore dopo il salto nel vuoto su cui il direttore della testata Novy Den, per cui il giornalista lavorava, dubita fortemente. Ed in Occidente già si reclama ad alta voce un’indagine seria.
L’ultima grande inchiesta di Maksim Borodin riguardava i contractors della compagnia Vagner, andati a combattere al fianco delle unità governative del presidente Bashar Al-Assad, in Siria. Il reporter aveva scoperto che molti di loro sono originari degli Urali, dove vi è un centro reclutamento. Il 7 febbraio scorso, nel corso di una vera e propria battaglia campale nella provincia di Deir al-Zour, l’aviazione della coalizione occidentale ha colpito duramente infliggendo perdite pesantissime. Ambienti vicini agli ultra-nazionalisti russi hanno parlato di oltre un centinaio di morti tra le proprie fila, cifra confermata anche dall’ex capo della Cia, Mike Pompeo.
Maksim Borodin, politicamente vicino alle opposizioni liberali del blogger Aleksej Navalnyj, ha trovato alcuni dei nomi dei caduti, originari degli Urali. Due sono di Asbest, cittadina famosa per le pessime condizioni ecologiche, gli altri di Kedrovoe, poche decine di chilometri ad est dal capoluogo Ekaterinburg, ed ha spiattellato la storia all’opinione pubblica locale.

 Fare il giornalista in Russia è un mestiere pericoloso. La lista di morti e feriti è lunghissima. Chi non ricorda Anna Politkovskaja, famosa per le sue inchieste sulla guerra in Cecenia? L’anno scorso la popolare conduttrice radiofonica, Tatjana Felgenguaer, è stata presa a coltellate nella redazione di Ekho di Mosca. La scia di sangue pare non arrestarsi mai.
YouTube – Ricordo

 Gda

The bill that has angered Israel by imposing a jail term for anyone who accuses Poland of being complicit in the Holocaust.

The US State Department has urged Poland “to reevaluate the legislation in light of its potential impact on the principle of free speech.”DudaNetanyahu

Reacting to President Duda’s move, Israel‘s foreign ministry said it hoped that “changes and corrections” would be made to the Polish anti-defamation law.

In Poland, the new rules are seen as a way of fighting the use of the phrase “Polish death camps”, which many say implies the country’s involvement in the Holocaust.

Poland has long fought the use of such phrases, which have often appeared in foreign media in relation to Nazi German-run extermination camps located in occupied Polish territory during World War II. Poland’s ruling conservatives have said such phrases distort history.

 Radio Poland

 Questo è forse l’ultimo importante anniversario della “ritirata di Russia” con dei testimoni ancora in vita. Settantacinque anni sono già passati da quelle tragiche giornate. Lo storico Alim Morozov è il maggiore specialista russo sull’argomento. Tanti sono i libri, da lui scritti, diventati dei veri punti di riferimento per i futuri studiosi. Rossosch1
“No, non sono cambiati i miei sentimenti su quegli eventi – afferma il direttore del museo di Rossosch, il quale vide tutto con i suoi occhi di bambino di 10 anni -. Ho scritto quanto raccolto nei miei libri. Nulla di nuovo è emerso negli ultimi tempi. Ma attenzione: non si devono permettere invenzioni o falsificazioni. Bisogna raccontare la verità”. E purtroppo certi “addomesticamenti” in Russia sono stati frequenti negli ultimi anni.

 Professore, quali sono i ricordi più nitidi che Lei ha?
“All’inizio vi fu la ritirata delle truppe sovietiche, poi il terrore per l’occupazione tedesca, quindi l’arrivo degli italiani. In continuazione vi erano attacchi aerei sia da una parte che dall’altra. Ogni notte, che paura!”
Oggi sono pochi i testimoni rimasti in vita. Lei ha un messaggio da tramandare ai posteri?
“Ritengo che lo storico debba scrivere la verità nei suoi lavori. Lo so, a volte, questo è difficile. Ogni storico utilizza i documenti, che non possono, però, essere considerati tutti come fonti attendibili. Io sono stato fortunato: ho radunato racconti orali dei veterani sovietici ed italiani, ho trovato documenti di prima mano. Ecco perché sono riuscito a rappresentare la realtà del tempo, che io ho vissuto in prima persona da bambino”.
Qualcosa deve essere ancora scritto?
“Ormai è difficile aggiungere qualcosa di nuovo non ancora pubblicato. Sono stati persino desecretati i documenti (sovietici, ungheresi, italiani e tedeschi) presenti nell’archivio militare di Podolskij”.
Che futuro ha il suo museo?
“E’ la domanda più difficile che mi fa. Presto avrò 86 anni e non ho potuto preparare un ricambio generazionale. Il museo è grande 400 metri quadrati, ma avrebbe bisogno come minimo di uno spazio di tre volte maggiore. Le autorità locali non hanno fondi per aiutarci. Ho provato invano a cercare un mecenate. A settembre 2018 l’Associazione nazionale alpini verrà qui in massa alla festa per il 25esimo anniversario dell’edificazione della scuola d’infanzia da loro costruita in segno di pacificazione e fratellanza. Staremo a vedere”.

 gda

  E’ un anniversario sopportato non tanto celebrato. Nessuna manifestazione ufficiale ha in pratica ricordato uno degli eventi principali della realtà contemporanea, capace di cambiare i destini del mondo.
Già nel 2016 il presidente Putin invitò il Paese a utilizzare le lezioni della storia per rafforzare la pace civile e a non speculare sulle tragedie per propri fini politici o di qualsiasi altro genere.
Questa linea dai toni bassi e dimessi è proseguita per mesi tanto che il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, si è lasciato scappare davanti alla stampa internazionale “ma che cosa si deve festeggiare? Spiegatemelo”. OctoberRevolution

Le ragioni di questa scelta sono molteplici.

In primo luogo, la Rivoluzione d’ottobre è stata per la Russia il prologo alla guerra civile ed alle repressioni, causa di milioni di morti. In estrema sintesi: una tragedia. Allo stesso tempo, però, iniziò l’epoca sovietica che, a costi catastrofici, modernizzò il Paese e lo fece diventare una superpotenza mondiale.

In secondo luogo, analizzare un evento così complesso significa anche parlare delle ingiustizie sociali e delle ineguaglianze durante lo zarismo. Il pensiero correrebbe subito a fare un confronto con la situazione attuale in un Paese ora in crisi, alla ricerca di una propria identità nel mondo globalizzato del XXI secolo. A pochi mesi dalle elezioni di marzo ciò non è affatto auspicale.

 Il motivo di questo navigare quasi a vista e a volte zigzagante è che l’attuale società russa continua a vivere sui miti sovietici e nessuno vuole adesso metterli in discussione o scontrarsi con loro.
Per questo, da oltre un decennio il Cremlino ha fatto diventare un po’ artificiosamente il 4 novembre festa nazionale, il Giorno dell’Unità, in cui – in maniera conciliante – si ricorda la cacciata dei polacchi da Mosca nel 1612.

 Così è facilmente immaginabile quanto adesso dia fastidio nella “stanza dei bottoni” russi la polemica sul cosa fare del mausoleo di Lenin! Da una parte sono schierati i liberali, la candidata alle presidenziali Sobchak, il leader ceceno Kadyrov (il cui popolo fu deportato da Stalin), e dall’altra tutta la galassia comunista, radunata intorno al segretario del Pc Zjuganov. Le fonti ufficiali, invece, tacciono.

La terza ragione dei toni dimessi per il centenario è la linea politica, adottata da Vladimir Putin in questi anni. Il Cremlino è schierato da sempre ovunque per lo “status quo”. E’ stato così nello spazio ex sovietico contro le “rivoluzioni colorate” (Georgia 2003, Ucraina 2004, Ucraina 2014,) ed all’estero in generale contro le rivolte di ispirazione liberale ed occidentale (Siria 2011, Libia, 2011, Egitto 2011). Ogni manifestazione di dissenso viene considerata a Mosca come un delitto.

  Come si sarebbe potuto, in conclusione, celebrare la Rivoluzione d’ottobre?

 La risposta è una sola: è meglio far finta di nulla. Se bisogna festeggiare qualcosa, è meglio che sia il 4 novembre.

gda

Когда вы включаете телевизор в России, то рано или поздно на вас обрушивается разговор о русофобии. Кажется, что весь мир живет 24 часа сосредоточенным на ненависти к стране, защищающей традиционные ценности и не желающей принимать общие глобальные тенденции….
… cогласно ряду опросов, проведенных в последние 3–4 года, общественность верит в русофобию….Тогда я спрашиваю себя: где находится русофобия за границей? Или это просто изобретение политиков и телевидения? Какие опасности здесь кроются? …

 Статья – Джузеппе Д’Амато – “Московский комсомолец” №27469 от 15 августа 2017 Giuseppe  D’Amato  Moskovskij  Komsomolets

 Some 3,000 actors have brought to life the 1410 Battle of Grunwald on its 607th anniversary to a crowd of 60,000, making it one of Europe’s largest medieval re-enactments.

 King of Poland Wladyslaw Jagiello commanded an allied Polish-Lithuanian army to defeat the Teutonic Order, previously considered invincible.

It is considered to be one of the most glorious and significant military victories in Polish history.

 Европейский союз (ЕС) отмечает 60-ю годовщину первых Римских договоров… Мне здесь хотелось бы еще раз вернуться к функциям, которые выполняет ЕС, а они часто забываются. Во-первых, это — антифашистское сообщество. Rome1957

Во-вторых, он является противовесом опасным националистам, которые всегда сталкиваются между собой…пора определенным российским кругам смириться с тем, что появился новый серьезный партнер — конкурент в Старом Свете. Но конкурент не враждебный!…После падения Берлинской стены выросли поколения, которые знают только единую Европу без границ и единую монету, то есть евро. Их называют «поколением Эразмуса» (название, произошедшее от успешной университетской интеграционной программы ЕС)…

 Статья – Джузеппе Д’Амато  “Московский комсомолец” №27354 от 25 марта 2017 Giuseppe  D’Amato  Moskovskij  Komsomolets

8 -11 marzo (23-26 febbraio vecchio calendario) scoppiano tumulti a Petrograd per protesta contro le carestie di pane e carbone.
Il 10 marzo i battaglioni spediti a reprimere si unirono agli insorti. Non c’erano truppe disponibili. Mentre zar Nicola II era al fronte il regime collassò. I funzionari si nascosero, la polizia si era dissolta. La gente cercò una guida nella Duma. february1917
L’11 marzo i suoi membri più autorevoli ignorarono un decreto imperiale di scioglimento ed il 12 marzo crearono un governo provvisorio con loro esponenti. Il principe Grigorij Lvov, ex presidente dell’Unione degli zemstva e delle città, assunse l’incarico di presidente del consiglio dei ministri e quello di responsabile del dicastero degli Interni. Pavel Miljukov (capo del partito dei cadetti) ebbe il portafoglio degli Esteri, Aleksandr Gluchkov (leader degli ottobristi) quello della guerra, Aleksandr Kerenskij (unico membro socialista della formazione dei social rivoluzionari) quello della Giustizia. In sostanza questo Esecutivo rispecchiava la maggioranza del blocco progressista alla Duma.
Il 15 marzo Nicola II abdicò a favore del fratello Michail, il quale abdicò il giorno seguente.
Prima di uscire di scena Nicola II aveva nominato Lvov primo ministro. Finiva così la dinastia dei Romanov in Russia dopo 304 anni.

 Gli Stati Uniti ed alcune potenze europee presero atto positivamente del passaggio di potere e riconobbero il governo del principe Lvov, che, però, si trovò immediatamente a vedersela con il Soviet dei deputati e degli operai di Pietrogrado. Questa assemblea, costituita il 12 marzo, si era insediato nel palazzo della Duma.

 Сайт правозащитной организации “Мемориал”, на котором были опубликованы данные около 40 тысяч сотрудников НКВД эпохи “большого террора”, временно недоступен из-за большого количества обращений. nkvd
Справочник “Кадровый состав органов государственной безопасности СССР. 1935-1939″ выложен на сайт “Мемориала23 ноября.

В справочнике представлены краткие данные о 39 тысячах 950 сотрудниках НКВД, получивших специальные звания системы госбезопасности с момента их введения в 1935 году до начала 1941 года.

Welcome

We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.

Rossosch – Medio Don

Italiani in Russia, Ucraina, ex Urss


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