L’Ucraina delle faide mette a rischio il suo percorso europeo.

12 Oct 2011

 Colpevole e condannata a sette anni di carcere. Il giudice non aveva ancora finito di leggere la sentenza che Julija Timoshenko gridava già alle televisioni di tutto il mondo la sua rabbia.  L’ex primo ministro ucraino è una donna tutta d’un pezzo. Con lei le mezze misure non valgono: o la si ama o la si odia. Nessun leader politico era mai riuscito a dividere in simil maniera l’Ucraina.  “Assistiamo ad un nuovo 1937 – ha urlato in tivù la Timoshenko, indignata, dopo che, per un paio d’ore, aveva sorriso nervosamente ai presenti in aula -. Ucraini, alzatevi e lottiamo insieme contro la dittatura. Porterò il mio caso alla Corte europea dei diritti umani”.
  L’ex premier è stata condannata per abuso di potere e malversazione. Nel gennaio 2009, dopo l’ennesima guerra del gas con Mosca condita da estenuanti trattative, ha concordato con Putin un contratto che avrebbe procurato all’Erario nazionale circa 200 milioni di dollari di danni. 
  L’esito del processo, secondo numerosi specialisti, era scontato. Gli oligarchi ucraini, a suo tempo, avrebbero promesso di fargliela pagare all’“eroina” della rivoluzione “arancione” dell’autunno 2004. Troppe volte la Timoshenko, in carica come primo ministro, aveva messo loro i bastoni tra le ruote, facendo perdere importanti affari. Ed il presidente Janukovich, suo acerrimo nemico, è il paladino di alcuni di questi oligarchi.
  Alle notizie provenienti da Kiev, pronte sono state le reazioni negative di Unione europea e Russia. Bruxelles, attraverso un portavoce comunitario, ha messo in chiaro che questo verdetto rischia di compromettere la decisione di concedere all’Ucraina lo status di Paese associato all’Ue. “Non capisco perché le abbiano dato sette anni”, ha osservato il premier Putin, che ha rimarcato ironicamente che come cifra (sette) non è male. La Timoshenko, ha ricordato il leader russo “non è un’amica, ma un avversario politico, poiché è sempre stata orientata verso Occidente”.
  Adesso vi è il serio pericolo che ricominci lo scontro tra Kiev e Mosca per il gas con tutte le conseguenze del caso per gli approvvigionamenti europei. L’80% del metano russo diretto all’Ue passa appunto per l’ex repubblica sovietica. Il presidente Janukovich ha già reso noto di volere assolutamente ridiscutere il contratto siglato dalla Timoshenko nel 2009. 
  Sullo sfondo di questa resa dei conti interna vi è la lotta per la collocazione geopolitica della strategica Ucraina. Putin la vuole a tutti i costi all’interno della prossima nascente Unione eurasiatica, che dovrebbe controbilanciare ad Est l’Ue. Senza Kiev, Mosca lo sa bene, non si può ricostruire l’impero. Di certo non l’Urss, ma un gruppo economico compatto, in grado di competere al tempo della globalizzazione. Il progetto unionista è centrale nel programma del terzo mandato presidenziale di Vladimir Putin.  Janukovich sa perfettamente che gli ucraini non ne vogliono più sapere di Mosca e guardano ad Occidente, ma l’Ue si intestardisce a tenere chiuse le sue porte. 
 Tornando al verdetto di Kiev, l’ex presidente Jushenko ha affermato che quello della Timoshenko “non è un processo politico”. L’ex premier non si consultò con lui per la firma dell’accordo coi russi. Janukovich ha invece tentato di buttare acqua sul fuoco, asserendo che il giudice ha compiuto il suo dovere applicando il vecchio Codice del 1962. L’ex premier, che viene chiamata la “Khodorkovskij” ucraina ha, però, la possibilità dell’appello.

Comment Form

You must be logged in to post a comment.

Welcome

We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.

Languages


Archives

Rossosch – Medio Don

Italiani in Russia, Ucraina, ex Urss


Our books


                  SCHOLL