Russia – Nato, missili strategici con testate elettorali.

24 Nov 2011

 La Russia ha intenzione di dislocare propri missili e sistemi informativi sofisticati nell’enclave di Kaliningrad sul Baltico, in Bielorussia e nella regione meridionale di Krasnodar se il negoziato con gli Stati Uniti per il cosiddetto “Scudo spaziale” europeo non desse risultati positivi.
 Mosca non è così sicura che gli occidentali vogliano costruire questo mantello per difendersi da eventuali lanci iraniani. Il vero obiettivo segreto, si teme al Cremlino, potrebbe essere proprio l’ex superpotenza comunista.
  L’annuncio di Medvedev giunge in un periodo davvero complicato. Da mesi russi ed americani stanno trattando dietro alle quinte sulla creazione di un sistema di difesa antimissilistico comune europeo. Le reciproche diffidenze non permettono, però, ancora il passo decisivo che porti ad un accordo, la cui data ultima sarebbe fissata prima del vertice Nato di Chicago del maggio 2012. In caso di fallimento vi è il rischio di una prossima nuova “Guerra Fredda”. 
 A cui, tuttavia, sono in pochi a credere. Uno dei principali meriti della presidenza Medvedev in politica estera è stato proprio lo scongelamento dei rapporti con Washington dopo il gelo tra Bush e Putin. Il capo del Cremlino uscente sta ora semplicemente battendo i pugni sul tavolo per difendere le richieste russe davanti ai troppi “no” americani. 
 Secondo gli specialisti militari gli occidentali non hanno alcuna intenzione di abbandonare i loro progetti sullo Scudo europeo. E se Mosca desse seguito alle sue minacce commetterebbe un errore strategico imperdonabile isolandosi e buttandosi tra le braccia della Cina
 La dichiarazione di Medvedev va letta anche in chiave di politica interna. Il 4 dicembre si vota in Russia per le legislative e, stando ai sondaggi, le cose non vanno secondo i piani del Cremlino. La sua formazione, Russia Unita, dovrebbe vincere le elezioni, ma non in maniera così convincente come Putin e Medvedev sperano. I fischi al premier, allo stadio moscovita Olimpiskij, sono stati un campanello d’allarme, suonato anche in altre città. La crisi economica, importata dall’Occidente, si inizia a sentire e le misure fin qui adottate paiono essere non convincenti.
Giuseppe D’Amato

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