“La fantastica Napoli” fa sognare i moscoviti.

31 Dec 2011

F. Catel.The grot.Amalfi.1818-1824

 Giornali, televisioni e radio hanno dedicato ampio spazio alla mostra, dal titolo O dolce Napoli attraverso gli occhi dei pittori italiani e russi del XVIII – inizio del XIX secolo, alla galleria Tretjakov, una delle più importanti del mondo.
Un centinaio di opere di pittura e grafica, provenienti da musei e collezioni dei due Paesi, sono state radunate per l’occasione ed offrono uno spaccato interessantissimo ed unico della Campania. Il visitatore ha l’opportunità di immergersi nell’atmosfera di luoghi che hanno stregato artisti e scrittori russi fin dal Settecento.
La storia dei rapporti tra il regno delle due Sicilie e la Russia è infatti ricca di pagine importanti e di contatti secolari. Dopo Roma, Venezia e Firenze Napoli era la méta più popolare. Tutti i diplomati dell’Accademia delle Belle Arti di San Pietroburgo aspiravano a recarsi all’ombra del Vesuvio dopo aver vissuto nella Città Eterna.
La ragione è semplice: Napoli e la Campania in generale rappresentavano l’esotico, l’originalità, l’inusuale. “A Napoli – racconta Ljudmila Markina, curatrice della mostra, – vi era una nostra missione diplomatica. Un funzionario era addetto al controllo del comportamento dei connazionali, che giungevano in città in estate, anche per riposarsi un po’”.
In diversi periodi hanno soggiornato scrittori e poeti come Nikolaj Gogol, Fjodor Tjuchev, Vasilij Zhukovskij; gli storici Michail Pogodin e Stepan Sevyriov. Il grande artista Aleksandr Ivanov abitava nei dintorni del capoluogo partenopeo insieme a suo fratello, l’architetto Serghej Ivanov. Maksim Gorkij preferì invece l’isola di Capri, dove mantenne la sua residenza dal 1906 al 1912, ospitandovi anche Vladimir Lenin.
Tanti sono i pittori che hanno lasciato un ricordo indelebile. Schedrin, Ivanov, i due Brjullov, Tropinin e Orlov riportarono su tela quanto osservato con calore ed intensità. Silvester Schedrin (1791–1830), sepolto a Sorrento, è considerato il maggiore “napoletano” russo. Splendide sono le sue “Napoli. Sul lungofiume (Riviera di Chiaia)” (1819) e “Vista di Napoli” (1826), quest’ultima opera per la prima volta visibile al pubblico dopo il restauro.
Un posto speciale nella mostra è occupata dai ritratti dei viaggiatori russi sullo sfondo del Vesuvio tra i quali quelli dei fratelli Brjullov, Vasilij Tropinin e Pimen Orlov.
Tra i lavori degli italiani del tempo colpiscono la fantasia del visitatore quelli della scuola di Posillipo. In particolare ci riferiamo alla “Vista di Napoli” (1845) di Giacinto Gigante, conservato di solito al museo Pushkin di Mosca.
“I russi – osserva il direttore dell’Istituto di cultura tricolore Adriano dell’Asta – hanno capito cosa è l’amore per la bellezza. I napoletani hanno una passione incontenibile per il bello, per il mare come vita che nessun uomo mai può comprendere appieno”.
Gli organizzatori della mostra hanno aggiunto anche quadri con rappresentazioni della popolazione locale. “Pifferari” di Franz Catel, “Contadino con un ragazzo che suona la fistola di pissaro” di Filippo Palazzi raccontano la vita dei popolani. Lo stesso tema è ripreso anche dai russi, tra i quali David Shterenberg.
Una sezione particolare è dedicata agli schizzi, realizzati da pittori dilettanti. Questi disegni, cartoline dell’epoca, avevano l’obiettivo di riprodurre i luoghi più popolari di Napoli: Posillipo, Capodimonte, il Vesuvio, le isole, la costa.
Da tempo la Campania è attivissima nella promozione turistico – culturale regionale in Russia. La ciliegina sulla torta di questo incredibile Natale è la mostra dei presepi napoletani nella cattedrale moscovita di Cristo il Salvatore, il principale tempio dell’ortodossia mondiale.
Con la mostra in corso del Caravaggio al museo Pushkin si chiude l’anno dell’Italia in Russia davvero con i fuochi d’artificio.

Giuseppe D’Amato

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