Moldova, la speranza Timofti.

21 Mar 2012

Nicolae Timofti

 Finalmente! Dopo tre anni di vani tentativi, con un paio di voti popolari anticipati e disordini di piazza, la settimana scorsa la Moldova è riuscita ad eleggere un presidente. Era dall’aprile 2009, quando Vladimir Voronin lasciò l’incarico per la scadenza del mandato, che la repubblica ex sovietica non aveva un capo dello Stato nel pieno delle sue funzioni. Totale: 917 giorni di una crisi istituzionale interminabile, che stava minando seriamente le fondamenta del giovane Stato moldavo.
L’origine di tutte le tribolazioni è da ricercarsi principalmente in una Costituzione, scritta da giuristi poco esperti, con alle spalle un retaggio troppo sovietico. Il presidente è, infatti, eletto dai 101 deputati del Parlamento, che viene sciolto dopo tre votazioni fallite. Ma non solo: serve anche una maggioranza qualificata di 62 voti. In presenza di un’assemblea divisa la scelta del capo dello Stato è praticamente impossibile.
Così anche venerdì scorso al Parlamento moldavo si è assistito a vere e proprie scene da carbonari. La votazione, prevista in un primo momento per le 15, è stata anticipata all’improvviso alle 8 del mattino. Il Partito comunista, in netto contrasto con la maggioranza relativa, aveva indetto una manifestazione davanti ai palazzi del potere per le 13,30.
Per evitare i “franchi tiratori”, definiti più sbrigativamente “traditori”, i partiti dell’“Alleanza per l’integrazione europea” hanno fatto piegare ai propri deputati le schede da depositare nell’urna segreta in una ben determinata maniera. Tre parlamentari hanno vigilato sulla correttezza dei colleghi, mentre l’unico rappresentante del Pc, presente in aula, si è dilungato in un discorso semplicemente intimidatorio.
Conclusione: i tre fuoriusciti dal Pc, i quali hanno formato recentemente il gruppo socialista, sono stati determinanti. Il giudice 63enne Nicolae Timofti è stato eletto presidente, il quarto nella breve storia repubblicana, con 62 voti. Quanto tempo starà in carica è ancora un mistero, poiché i costituzionalisti locali interpretano ognuno a propria maniera le norme.
Considerata in epoca sovietica la “cantina” dell’“impero”, la repubblica latina dell’Urss ha terribilmente sofferto il passaggio all’economia di mercato. Nel 1992 una sua regione a maggioranza slava, la Transnistria, chiamata anche la “Lombardia” della Moldavia, si è separata dopo una guerra sanguinosa. Tutti i negoziati di riconciliazione nazionale sono finora falliti. 600mila moldavi su una popolazione di 4,4 sono emigrati all’estero, 100mila solo in Italia. Molti di loro detengono un passaporto romeno ed alcuni politici a Bucarest mirano in futuro a farla tornare sotto l’egida della madrepatria.
L’Unione europea si è impegnata a fondo per non vedere la “Dacia” di romana memoria trasformarsi in un buco nero. “Dobbiamo essere un ponte tra Est ed Ovest”, ha subito promesso Timofti. La sua costruzione, però, è tremendamente complessa!

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