Campagna di Russia, 70 anni dopo. Il ricordo nelle terre dove si è combattuto.

26 Jan 2013

 “Il suo nome è sinonimo di gesta gloriose”, titola “za Izobilie”, testata di Rossosch, dove il Corpo d’armata alpino aveva stabilito la sua sede. Alla presenza delle autorità locali e di molti giovani delle scuole è stato inaugurato il monumento al maresciallo delle truppe corazzate, Pavel Rybalko, due volte insignito del titolo onorifico di “eroe dell’Unione sovietica. Rossosch1
La Russia ricorda il 70esimo anniversario dell’operazione Ostrogov-Rossosch, che causò la ritirata dal fiume Don delle truppe dell’Asse durante la Seconda guerra mondiale. Tra qualche giorno, il 2 febbraio, sarà la volta della fine della battaglia di Stalingrado.
Cerimonie in occasione della “liberazione dal nazi-fascismo” si sono tenute un po’ ovunque in questo periodo nelle regioni di Rostov e di Voronezh. La maggiore in Italia è quella in calendario a Brescia.
“Abbiamo ricordato soprattutto le vittime di quelle terribili settimane – dice lo storico Alim Morozov, direttore del Museo del Medio Don, sito nell’asilo costruito dai volontari dell’Associazione nazionale alpini tra il 1992 ed il 1993 -. Oramai di veterani non ce ne sono quasi più”.
Un tempo in gennaio venivano in tanti dall’Italia per ripercorrere il triste cammino della ritirata. Chi a piedi, chi in autobus. “Quest’anno abbiamo visto soltanto un certo Alfredo della provincia di Brescia ed un piccolo gruppo portato da un’agenzia di turismo di Mosca”, racconta Morozov, che ha pubblicato recentemente due libri.
Il suo “Gli italiani a Rossosch 1942-43” è uscito in russo, ma la traduzione nella lingua di Dante verrà edita entro settembre 2013, quando oltre un migliaio di alpini con le loro famiglie sono attesi sul Medio Don per festeggiare insieme il ventesimo anniversario dell’edificazione dell’asilo.

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