Cipro, un bel grattacapo per la Russia.

24 Mar 2013

 I russi sono letteralmente furibondi: non sono stati consultati dagli europei, quando Bruxelles ha proposto a Nicosia il prelievo forzoso dai conti correnti bancari.
Eppure Mosca credeva di essersi guadagnata la fiducia internazionale, avendo già prestato a Cipro nel 2011 ben 2,5 miliardi di dollari, mentre i “partner” continentali continuavano ad osservare la situazione creatasi sull’isola del Mediterraneo senza alzare un dito. CiprusFlag
La delusione è tanto più grande, poiché tutti i meccanismi di consultazione con l’Ue si sono dimostrati inadeguati. Il gruppo di Paesi, che continua a vedere nell’ex superpotenza comunista un pericolo, ha imposto la scelta del prelievo forzoso proprio per colpire Mosca.
In queste convulse ore le cifre sono state confermate anche dalla Banca centrale di Cipro: su 68 miliardi nei forzieri, una trentina appartengono a russi. Il che potrebbe significare una perdita spaventosa. Il buco da coprire in fretta a Nicosia si aggira sui 5,8.
Persino società, controllate dallo Stato federale, hanno i conti bloccati sull’isola mediterranea, ha ammesso il premier Dmitrij Medvedev, che ha ipotizzato la creazione in qualche regione periferica dell’immenso gigante slavo di speciali aree off-shore.
“Molliamogli Kaliningrad-Koenigsberg (con la Prussia orientale) e prendiamoci Cipro”, scriveva ironicamente in un editoriale il popolare Moskovskij Komsomolets.
Non c’è magnate famoso o compagnia importante che non abbia una sede in quella che un tempo veniva considerata l’isola del tesoro, dove i soldi venivano messi al sicuro lontani dalle grinfie di burocrati corrotti. Adesso toccherà trovare ospitalità da qualche altra parte. La favola è finita!
Cipro è da anni ai primi posti tra i Paesi investitori diretti in Russia. In realtà, questi sono capitali di ritorno che, in pratica, godono nella Patria ritrovata di una giurisdizione diversa da quella nazionale. Ecco un’altra ragione della creazione di una piazza finanziaria del genere.
Gli europei hanno sfruttato l’occasione per rimettere ordine nello spazio dell’euro. Si sono levati un bel sasso dalle scarpe, considerando alcune chiacchierate operazioni messe a segno nell’ultimo decennio dagli spericolati oligarchi moscoviti.
Il rischio è, però, che questa operazione sia un boomerang. All’apertura delle banche cipriote i soldi dei russi (quelli non tassati) prenderanno certamente il volo. Il buco cipriota potrebbe allora trasformarsi in una voragine quattro volte maggiore. Il governo federale ha minacciato anche di cambiare la composizione delle proprie riserve valutarie, riducendo le quote dell’euro. Il che significherebbe giorni difficili per la moneta unica.
Dal 26 marzo a Durban è previsto il summit annuale dei Paesi emergenti del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa). I russi, che hanno il loro tallone d’Achille dalla dipendenza eccessiva dal prezzo del petrolio, probabilmente prepareranno qualche sorpresa. Allontanarsi in un sol colpo da euro e dollaro? Difficile. Spingeranno intanto per il rafforzamento del cinese yuan, come valuta di riferimento. Il summit al Cremlino con la nuova dirigenza di Pechino è giunto proprio a puntino.

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