Volgogrado, città martire del terrorismo. La sfida a Putin.

31 Dec 2013

 La scelta degli strateghi della tensione non è affatto casuale. Primo: insieme a Rostov sul Don, Volgogrado è uno strategico crocevia ferroviario ed autostradale. Non è un caso che, durante la Seconda guerra mondiale, Hitler avesse inviato le proprie forze migliori per conquistare questa città, allora denominata Stalingrado, nodo di collegamento tra il Caucaso settentrionale e la steppa. Volgogradbus1

 Secondo: i terroristi colpiscono duramente il sempre più aggressivo nazionalismo russo, che utilizza la vittoria di settanta anni fa in riva al Volga per cementare le proprie fondamenta. Terzo: i mandanti dell’attentato inviano un chiaro avvertimento al Cremlino. Ossia “possiamo beccarvi anche fuori dal Caucaso, dove vogliamo”.

 Quarto: i terroristi seminano il panico tra la popolazione come nel tragico autunno 1999 al tempo del passaggio di poteri tra Eltsin e Putin. Per lunghe ore gli inquirenti federali ci hanno raccontato che le ultime azioni terroristiche sono state opera dalle solite disperate “vedove – kamikaze” dalla capigliatura scura, che vanno in giro coperte dai veli. Insomma gente facilmente riconoscibile.

 Ora viene fuori che gli attentatori erano in realtà uomini con la fisionomia slava. La notizia, non più celabile, ha portato scompiglio. Il nemico si annida fra noi, è oggi il pensiero del russo medio.

 Il rischio palese è che, comunque, si levi una nuova ondata xenofoba anti-straniero o anti-tutto quello che non sia evidentemente slavo. Nei mesi scorsi dalle complesse province essa ha addirittura raggiunto Mosca con uno spaventoso assalto contro gli insediamenti dei caucasici e degli asiatici in un quartiere periferico della capitale.

 Ma l’obiettivo vero della presente strategia della tensione è stato dichiarato nell’estate scorsa da uno dei capi degli estremisti, Doku Umarov. I terroristi intendono far andare di traverso al presidente Vladimir Putin le Olimpiadi invernali di Sochi, in programma dal 7 febbraio prossimo. Questi giochi sportivi sono considerati dai nemici del Cremlino come la “vetrina del regime”.

 L’attenzione del mondo intero si concentrerà in quelle due settimane sulla Russia. Un’occasione migliore per dimostrare che il separatismo ed il radicalismo sono ancora vivi, dopo le pesanti sconfitte degli ultimi anni, non potrebbe esserci.

 Putin ne è ben conscio. Questa è la ragione delle incredibili misure di sicurezza che atleti, tifosi ed addetti ai lavori dovranno sottoporsi a Sochi. Interminabili ore di coda per il controllo documenti serviranno per raggiungere la sede delle gare. Secondo alcune indiscrezioni vi sarà un poliziotto ogni due visitatori. All’apparenza le prossime Olimpiadi invernali non paiono essere granché una festa. .

 Nelle ultime due settimane Vladimir Putin ha mostrato il suo volto migliore, quello di leader illuminato, liberando i cosiddetti “prigionieri politici”, tra cui l’odiatissimo oligarca Khodorkovskij.

 Adesso, a Volgogrado, i terroristi gli rispondono a modo loro, provocandolo. Vogliono che lo “zar buono” dei russi tiri fuori gli artigli.

gda

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