Sochi 2014, Le Olimpiadi della sicurezza.

7 Feb 2014

“Saranno Giochi memorabili”. Così Dmitrij Cernyshenko, presidente del Comitato organizzatore ‘Sochi 2014’. In attesa delle imprese sportive degli atleti, questa edizione invernale in riva al mar Nero è di certo già ineguagliabile per le spese astronomiche (51 miliardi di dollari) e per le incredibili misure di sicurezza. Roba da far impallidire le altrettanto problematiche Olimpiadi di Pechino 2008 e di Londra 2012!

 La regione, dove si terranno le competizioni, è stata trasformata, dal 7 gennaio alla fine di marzo, in una specie di fortezza inespugnabile. Dallo spazio i satelliti scrutano 24 ore su 24 le strade della città rivierasca e i campi di gara in alta montagna. Sochisecurity1

 A terra sono attivi sistemi anti-missilistici modernissimi (Pantsir-S) (utilizzabili contro jet impazziti, vedi 11 settembre), un centinaio di droni (pronti per il decollo) e marchingegni elettronici per il controllo delle comunicazione così sofisticati che il dipartimento di Stato Usa ha invitato i propri concittadini a lasciare a casa smartphone e portatili se non si vuole venire intercettati.

 Organizzare le Olimpiadi ad un tiro di schioppo dal Caucaso settentrionale non è stata, forse, una buona idea, ma nel 2007 Vladimir Putin voleva dimostrare che la Russia meridionale è stata pacificata. Le minacce degli estremisti in estate e i recenti attentati dinamitardi di Volgogrado aumentano la preoccupazione del Cremlino e degli stranieri.

 Trentamila poliziotti ed uomini delle forze dell’ordine (quasi il doppio che a Londra) sono impegnati nei classici controlli di routine. A loro si aggiungeranno durante le giornate delle gare migliaia di volontari, come è tradizione in ogni Olimpiade.

 Atleti, giornalisti e tifosi sono stati avvertiti per tempo: senza passaporto e badge relativo al seguito o biglietti non si va da nessuna parte. Tante sono le aree chiuse o meglio dire “rosse” o “proibite”. I servizi segreti hanno svolto un lavoro preventivo, controllando le identità di chiunque abbia fatto richiesta di vedere o partecipare dal vivo ai Giochi. Nulla, a quanto è affermato ufficialmente, è stato lasciato al caso.

 Così, dal 31 dicembre scorso, è stato sospeso il servizio di consegna dei pacchi postali nella regione olimpica. Le automobili, che non hanno la targa di Sochi o non hanno ottenuto speciali accrediti, non possono entrare in città. Devono essere lasciate in appositi parcheggi: i più vicini si trovano a circa cento chilometri.

 A Sochi i tombini sono stati sigillati, mentre la polizia ha ispezionato casa per casa. I 350mila abitanti del centro rivierasco sono stati invitati a pulire i balconi, a non stendere i panni e ad essere gentili con gli stranieri.

 In epoca sovietica, a Mosca 1980, i possibili “disturbatori” vennero mandati fuori città. Adesso, per lenire le critiche occidentali, Putin ha ammorbidito il suo decreto, permettendo “manifestazioni di protesta” limitate dopo accordi con le autorità. Lo stesso avvenne a Pechino, ma la trafila burocratica imposta evitò qualsiasi dimostrazione di dissenso.

 Servirà tutto questo dispiegamento di forze contro il vero pericolo, ossia terroristi-kamikaze solitari? La speranza dice di sì..

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