Presidenziali russe, candidati senza chance.

17 Mar 2018

 E’ una lotta impari senza veri candidati che possano impensierire il netto favorito, Vladimir Putin. Il capo del Cremlino può contare non solo sulla sua popolarità ma anche su un’esposizione mediatica senza precedenti con in più l’intero sistema politico – economico a radunare voti per lui.
All’unica personalità realmente in grado di metterlo in difficoltà, sollevando temi scomodi, ossia il blogger Aleksej Navalnyj, non è stato nemmeno concesso di presentarsi alle elezioni per una passata condanna giudiziaria, contestata in Occidente. Navalny
Oltre a Putin sono sei gli uomini candidati, una sola è la rappresentante del “gentil sesso”. A loro sono rimaste le briciole, ossia i pochi dibattiti elettorali organizzati in televisione e qualche manifestazione pubblica in giro per il gigante slavo. Spesso, come successo ad Asbesto sugli Urali, i loro sostenitori sono stati costretti ad emigrare nelle periferie ad orari impossibili, poiché le piazze centrali erano chiuse alle dimostrazioni pubbliche per presunte ragioni di sicurezza. Insomma i sette sono dei semplici invitati ad una festa altrui.
Secondo i sondaggi, alle spalle di Putin accreditato di un 70% di preferenze, dovrebbe posizionarsi il comunista Grudinin con il 14% dei consensi, seguito dall’ultranazionalista Zhirinovskij con il 10% e dal liberal-riformista Javlinskij con il 2%. La “show girl” Ksenija Sobchak è sembrata più che altro una meteora in un universo che almeno per ora non le appartiene.
Il 57enne direttore di un sovkoz – le vecchie fattorie di epoca sovietica – Pavel Grudinin ha avuto un successo superiore alle attese, perlomeno stando ai commenti che si leggono sul web e sui vari forum. La sua ricetta è quella tradizionale dei comunisti russi: le proprietà private in mano agli oligarchi devono essere rinazionalizzate e si devono alzare le tasse ai ricchi (altro che flat tax al 13%!) per sostenere lo stato sociale. Peccato, però, che in tal caso i magnati se ne andrebbero definitivamente dal Paese, in cui soltanto già lavorano, poiché le loro famiglie vivono all’estero da anni, godendosi i capitali esportati. Zhirinovsky
Il 71enne Vladimir Zhirinovskij appare all’ultima sua partecipazione ad una grande consultazione elettorale. Il suo astro non brilla più come negli anni Novanta, quando era in grado di ottenere il voto delle masse povere e diseredate russe. Di fatto il leader ultranazionalista appoggia da anni in tutto e per tutto la politica del Cremlino con l’obiettivo di far tornare ad essere la Russia una superpotenza globale. In politica interna Zhirinovskij sintetizza le classiche posizioni populiste, tipiche di queste terre. Negli ultimi periodi l’istrionico politico è diventato una “stella” dei popolarissimi ed inflazionati ‘talk show’. Proprio lui insieme alla Sobchak è stato protagonista dell’unico vero momento di tensione della sonnolente campagna elettorale. I due si sono presi a bicchierate d’acqua in faccia con tanto di insulti pesanti in diretta televisiva.
Il 66enne economista Grigorij Javlinskij – uno degli autori del programma dei “500 giorni” di gorbacioviana memoria per il passaggio Sobchakall’economia di mercato – partecipa per l’ennesima volta alle presidenziali. Anche questa volta non suscita particolari entusiasmi tra la gente ed il suo risultato finale dovrebbe essere in linea con quelli passati. La sua ricetta è anche qui la solita: lotta alla corruzione, privatizzazioni e ridimensionamento dell’intervento dello Stato in economia. Il problema maggiore è che i liberal-riformisti sono comunemente indicati dal russo della strada come i responsabili dei difficili anni Novanta. Invero la verità è un’altra: era crollata una superpotenza.
La 35enne Ksenija Sobchak – figlia del “mentore” di Putin l’ex sindaco San Pietroburgo, Anatolij – è stata una mezza delusione. Secondo alcuni ambienti delle opposizioni la “show girl” è stata paracadutata dal potere per aumentare l’interesse per questa scialba consultazione ed alzare l’affluenza, che rappresenta il vero grattacapo di Vladimir Putin. La giovane è stata finora un maldestro tentativo di proporre la riforma dell’attuale sistema dal suo interno.

  gda

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