Nuova generazione di terroristi in Caucaso. Un avvertimento per Putin ed il ceceno Kadyrov.

21 Oct 2010

 Se qualcuno pensa che Grozny assomigli a Stalingrado dopo la fine della famosa battaglia campale si sbaglia di grosso. La capitale cecena è oggi uno dei centri più moderni della Russia, niente a che vedere con le sfortunate repubbliche vicine. Praticamente quasi nulla ricorda le recenti passate tragedie che provocarono rovine e lutti in numero impressionante. Capitali imponenti sono giunti da Mosca, dalla diaspora cecena all’estero e dai Paese “amici” islamici moderati, per porre le fondamenta della pacificazione russa. Una grandiosa moschea, a scanso d’equivoci, troneggia sul corso principale dedicato a Vladimir Putin, che ha scelto Ramzan Kadyrov come “uomo forte” dell’ex regione ribelle.

 Ed è proprio il pro-console di Mosca, accusato da varie ONG di violazioni dei diritti umani, il vero obiettivo dell’ultima azione suicida al Parlamento ceceno che ha avuto come prologo in agosto l’attacco fallito al suo villaggio natale, Tsenteroj. A Grozny era in programma una sessione congiunta dei deputati locali con una cinquantina di colleghi provenienti dagli Urali. Il ministro degli interni federale Nurgaliev era anche lui in città.

 I terroristi dell’ultima generazione, ormai ridotti a poche centinaia e con alla testa nuovi capi in cerca di gloria, non potevano certo lasciarsi scappare un’occasione migliore per un attentato clamoroso. E così è stato.

 Due erano gli scopi da raggiungere: proseguire la faida contro i Kadyrov e dimostrare al mondo che il loro clan non controlla la situazione come afferma. Dopo il 2000 Putin ha avuto la sagacia di far diventare il conflitto ceceno da internazionale a locale. Ha vinto la guerra spaccando la società nazionale, tradizionalmente divisa in “teip” (ossia clan), appoggiando i più forti. La catena di vendette tra ceceni, registratasi successivamente negli anni, è stata lunghissima.

 Gli specialisti di sicurezza ritengono che il commando suicida era agli ordini del quarantenne Hussein Gakaiev, “capo del settore di Shalì del fronte orientale”, che avrebbe adottato strategie di combattimento simili a quelle dei talebani afghani.

 Dopo un periodo di relativa tranquillità gli estremisti hanno colpito nello scorso febbraio la metropolitana di Mosca. Una kamikaze è riuscita a suicidarsi, provocando una strage, nella stazione della Lubjanka sotto alla sede dei famigerati servizi segreti. In Russia meridionale quest’anno i terroristi hanno distrutto tra l’altro una centrale idroelettrica e massacrato decine di clienti del mercato di Vladikavkaz.

 Il maggiore pericolo è ora che i terroristi del Caucaso uniscano le forze contro Mosca ed inglobino anche gli “infidi” ceceni, tradizionalmente temuti dai popoli limitrofi. Finora non bisognava confondere la realtà di Grozny e provincia con quella dei vicini, dove la situazione socio-economica e quella dell’ordine pubblico appaiono decisamente più serie per la mancanza di un progetto di sviluppo e di fondi in quantità. La piovra, che unisce politica locale corruzione e criminalità, è difficile da sconfiggere.

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