Crisi ucraina, che l’Italia non sprechi il semestre di Presidenza UE!

6 Jun 2014

La crisi ucraina è una mina nelle relazioni est-ovest. Per alcuni Paesi – ad esempio Germania, Francia ed Italia – rischia di avere anche pesanti ripercussioni, considerando l’alto grado di sviluppo dei rapporti economici con Russia ed Ucraina. ItaliaUE2004

L’obiettivo di trovare una qualche soluzione rapida diventa col passare delle settimane e dei mesi una vera esigenza per limitare i danni. La complessità della crisi non consente l’utilizzo di percorsi semplici, ma serve un intervento globale a largo respiro e, se necessario, il coraggio di scelte non convenzionali.

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Sono principalmente tre i livelli su cui agire:

1. mediazione tra Mosca e Kiev; 2. riformulazione dei rapporti bilaterali Russia-Ue; 3. ridefinizione delle relazioni Russia-Nato.

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1. L’accordo per un cessate il fuoco si scontra con l’attuale necessità delle parti di giungere ad una futura trattativa da posizioni di forza. Soltanto l’invio di unità dei Paesi dell’Osce, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, può evitare in Ucraina orientale un bagno di sangue. Un qualche negoziato può iniziare sulla base di concessioni, messe per iscritto, del governo centrale in materia di autonomia regionale. Ma servirà una mediazione esterna, apprezzata sia da russi che da ucraini.

Per la Crimea, sono necessari, invece, approcci non convenzionali. Altrimenti la penisola contesa si troverà stritolata dal presente conflitto.

2. La presa di coscienza della reciproca necessità e dei vantaggi incommensurabili di una collaborazione fruttifera tra Russia ed Ue è la base di partenza. Le 4 macroaree su cui sono imperniate le relazioni bilaterali sono state superate dagli eventi. Urge una più ambiziosa riformulazione dei rapporti con passi significativi, ad iniziare dall’abolizione immediata dei visti.

3. L’architettura di Pratica di Mare è entrata in crisi. Il coinvolgimento di Mosca nella questione delle difese anti-missilistiche in Europea è la chiave di volta per la sicurezza continentale.

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Cosa rischia l’Italia?

Siamo davanti ad un cambiamento geostrategico, comparabile a quello avutosi nel XVI secolo.

1. Nella precedente architettura l’Italia era destinata a diventare un “hub” energetico. La costruzione del Nord Stream per il consorzio russo-tedesco, quella già avvenuta in precedenza del Blue Stream verso la Turchia e la futura del South Stream consegnava al BelPaese una posizione invidiabile.

In futuro gli approvvigionamenti dello shale gas dagli Stati Uniti, che giungeranno nei porti dell’Atlantico, allontaneranno l’Italia dalle grandi rotte dell’energia, rischiando di annacquare il valore di un “partner strategico” come la Russia.

2. Il volume degli scambi commerciali ed industriali – rivelatisi fondamentali negli ultimi anni per le medie e piccole imprese italiane – con Russia ed Ucraina rischia di ridimensionarsi.

La Presidenza semestrale italiana dell’Unione europea dal 1 luglio 2014 è un’occasione che non va assolutamente sprecata.

Giuseppe D’Amato

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