Religion


Константинопольский Патриарх Варфоломей I, завершая свой визит в Россию, проходивший с 22 по 31 мая, заявил в интервью «России 24» что хочет как можно скорее провести Всеправославный Собор.

 Его Святейшество еще призвал украинских раскольников «не колебаться, а присоединиться к канонической Православной Церкви, которая является кораблем спасения».

 Отвечая на вопросы корреспондента «Русского Newsweek’а», Варфоломей обозначил две главные проблемы во взаимоотношениях Москвы и Фанара. Во-первых, это вопрос об автокефалии, точнее, о том, кто и что определяет «независимость» Церкви. Во-вторых, националистические тенденции в православной диаспоре.

 Положительные отзывы от Ватикана. Этот визит, сказал монс. Элеутерио Фортино руководитель Папского совета по содействию христианскому единству, “выражает общения между двумя Православными Церквами”, и, следовательно, для Католической Церкви “вызывает большую радость”. 

 Статья – НГ-Религии – 02.06.2010


Cattolici ed ortodossi russi sempre più vicini. I rapporti bilaterali migliorano a vista d’occhio. Numerose iniziative in campo culturale e religioso aiutano a migliorare le relazioni.

 Il tanto atteso incontro tra un Papa ed il Patriarca di Mosca potrebbe essere prossimo. Le due diplomazie vi lavorano intensamente da tempo. Benedetto XVI e Kirill si conoscono bene ed hanno avuto rapporti personali prima di essere eletti capi delle rispettive Chiese.

 I maggiori dissidi non sono ormai più confessionali, ma rimangono confinati a questioni temporali, come quella riguardante la Chiesa greco-latina (unita) in Ucraina. L’ultimo Muro ad Est, quello religioso, potrebbe presto cadere.

Dichiarazioni comuni - Radio Vaticana – 19.05.2010.

Vedi anche L’EuroSogno e i nuovi Muri ad Est – Libro

 


 On May 10th, Benedict XVI appointed Archbishop Jozef Kowalczyk, 71, as the archbishop of Gniezno and primate of Poland. He succeeds Archbishop Henryk Muszynski, who presented his resignation for reasons of age. Archbishop Kowalczyk had been serving as the apostolic nuncio to Poland since 1989. He witnessed firsthand the radical changes in his motherland.

 Interview – Zenit -.


Patriarca AlessioCon la morte del Patriarca Alessio II si chiude in Russia definitivamente il terribile XX secolo e crolla l’ultimo Muro, quello religioso, nella contrapposizione tra Est ed Ovest.

In queste ore l’ex superpotenza piange uno dei suoi grandi leader, che ha dovuto superare prove difficilissime, ma è riuscito, alla fine, nella sua missione di ridare il giusto posto alla Chiesa ortodossa nella società nazionale. Rispetto ai 18 monasteri e 7mila chiese del 1990, anno della sua elezione, il Patriarcato di Mosca ha oggi 142 diocesi con oltre 27mila parrocchie. La stragrande maggioranza dei 144 milioni di russi si dichiara ortodosso, prima era semplicemente ateo.

Alessio II è stato bravo e fortunato (per l’epoca nuova in cui ha diretto il Patriarcato) a non farsi stritolare nei meccanismi del potere moscovita. Ufficialmente, verso il tramonto della perestrojka, fu il primo capo della Chiesa russa ad essere eletto senza l’intervento del governo. Nel agosto ’91 si scagliò contro i golpisti vetero-comunisti, chiedendo la liberazione di Michail Gorbaciov. Nell’ottobre ’93 Boris Eltsin gli affidò l’impossibile compito di evitare lo scontro armato con il Soviet Supremo. A lungo il Patriarca scomparso è stato il saggio con cui i tre presidenti russi post sovietici hanno potuto consultarsi soprattutto nei tanti momenti difficili che ha passato il gigante slavo.

Vladimir Putin non ha mai fatto mistero di portare al collo una catenina con un crocifisso e non è mai mancato alle cerimonie ufficiali in occasione delle principali ricorrenze religiose. Il giovane Dmitrij Medvedev è notoriamente un credente ed è apparso assai commosso alla notizia della morte di Alessio. Sua moglie Svetlana, l’attuale “first lady”, si è distinta negli anni scorsi in vari progetti di beneficenza collegati alla Chiesa ortodossa.

Sono, quindi, passati secoli da quando il Cremlino dichiarava la guerra “all’oppio dei popoli”. Una bella fetta di merito ce l’ha proprio Alessio II, che è stato accusato più volte di essere stato un collaboratore del Kgb, il servizio segreto. Ma solo chi non ha vissuto sotto al comunismo non può capire quanto fosse complesso avere rapporti con quel tipo di sistema costrittivo. Anche la Chiesa cattolica in Polonia ha avuto disavventure simili.

Ma c’è di più oltre all’aspetto politico. Nel 2000, con l’approvazione della dottrina sociale, la Chiesa ortodossa russa ha tentato pure di scrollarsi di dosso la tradizionale immagine di “braccio” dello Stato, avvicinandosi alle necessità quotidiane dei fedeli.

Durante il suo Patriarcato Alessio II ha tentato in tutti i modi di difendere il proprio territorio canonico dai missionari di altri fedi, rischiando anche l’isolamento persino all’interno del mondo ortodosso orientale. Era conscio che la sua Chiesa, prostrata dal comunismo, non poteva competere con le altre chiese cristiane. Da qui il dissidio con il Vaticano per il “proselitismo” cattolico. E’ stato sempre lui a negare la disponibilità per un incontro con Papa Giovanni Paolo II. Eppure in questi anni la collaborazione a tutti i livelli tra le due gerarchie ecclesiastiche è stata fitta. Mancava sempre quell’ultimo passo decisivo, che si infrangeva davanti all’intransigenza di Alessio II. Adesso si volta pagina. I bocconi avvelenati del passato verranno messi finalmente da parte.

Dicembre 2008


arcivescovo Pezzi

Arcivescovo Paolo Pezzi

“Il documento, il tema ed il risalto dato hanno reso questa occasione un vero evento”. Monsignor Paolo Pezzi è soddisfatto della presentazione della traduzione in russo della Spe salvi. La seconda Enciclica di Papa Benedetto XVI, in cui il Santo Padre spiega cosa è la Speranza cristiana e come essa può salvare, è stata discussa al Centro culturale Biblioteca dello Spirito della capitale dallo stesso arcivescovo cattolico di Mosca e da padre Vladimir Shmalij, segretario della Commissione teologica sinodale del Patriarcato ortodosso.

Una settantina di persone – sacerdoti, professori, giornalisti e fedeli – hanno ascoltato per un’ora e mezza i punti di vista dei due interlocutori. Poi sono seguiti gli interventi di un protestante e di un prete cattolico.

“Siamo stati positivamente colpiti dall’attenzione prestata dalle agenzie di stampa – sottolinea Jean Francois Thiry, uno degli organizzatori della serata -. I commenti sono buoni: cattolici ed ortodossi riflettono insieme”. I tempi delle dure incomprensioni di inizio secolo tra le due Chiese paiono lontani. Si parla sempre meno di proselitismo cattolico e molto di più di ecumenismo. Le differenze, comunque, rimangono. Avvicinamenti confortanti sono spesso seguiti da inspiegabili raffreddamenti. Il tanto atteso storico incontro tra il Papa ed il Patriarca di Mosca resta un sogno di milioni di fedeli. Le diplomazie stanno lavorando, ma il percorso da seguire sembra ancora lungo.

“Gli scritti del Pontefice – continua Jean Francois Thiry – sono accolti favorevolmente anche dagli ortodossi che vedono nel Santo Padre un teologo fedele alla tradizione. Da qui l’idea di questa serata. La nostra casa editrice ha già pubblicato ‘l’Introduzione al Cristianesimo’ del cardinale Ratzinger con prefazione del metropolita Kirill (ndr. Il “numero due” della Chiesa ortodossa russa). La presentazione dell’enciclica papale a due voci è servita per ottenere il pensiero ortodosso sul documento in questione”. Anche la volontà di creare una coscienza ed il desiderio di unità dei cristiani stanno alla base di questi incontri.

Tornando ai due interventi principali, monsignor Pezzi ha avuto un approccio molto pastorale. “Il Papa dice che non si può essere felici nella solitudine e sperare solo in se stessi – ha osservato l’arcivescovo di Mosca -. Il Cristianesimo corrisponde a un fatto, ad un avvenimento, per cui la vita acquista una nuova prospettiva. Siamo salvati dalla speranza; la vita può avere un senso, un senso che salva. E se salva vuol dire che è presente, non può essere lontano. Nella speranza siamo certi, la speranza è legata alla certezza: di solito la colleghiamo a qualcosa di incerto e futuro, che verrà. Ed invece no, possiamo già viverla ora. Dove troviamo questa speranza? Nell’esperienza di chi ha già questa speranza; ci sono dei testimoni che fanno già esperienza di speranza. Il Papa indica due tipi di testimoni: 1. la Bibbia, che descrive il rapporto Dio-uomo, non è una parola astratta; 2. i testimoni viventi che sono i Santi. Ci serve la fede per sperare”.

“Dobbiamo adesso – ha proseguito monsignor Pezzi – farci la domanda se la fede ci dà vera conoscenza di Cristo. Se non è così anche la speranza è vana. È necessario il coraggio di alcuni che portino la speranza per tutti. La speranza è legata al desiderio dell’uomo. Il Papa propone di allargare il desiderio, che nell’uomo è desiderio di felicità. La speranza è legata anche al sacrificio. Per tutti, di solito, il sacrificio è una tragedia, ma, in un determinato momento della storia, è diventato una parola grande: quando Cristo è andato in croce! L’uomo ha così tanto valore per Dio che Dio ha deciso di farsi uomo e soffrire per l’uomo. La speranza è legata anche alla nostra responsabilità, rispondiamo di quello che abbiamo ricevuto nel Battesimo”. Seguendo l’esempio della Madonna, ha concluso monsignor Pezzi, “la vita è una chiamata; c’è un posto dove Qualcuno mi chiama, e io rispondo!”

Padre Vladimir Shmalij ha, dal suo canto, evidenziato che questa è stata la prima volta che un’enciclica è stata presentata in Russia. “Essa è una sorta di messaggio apostolico mandato a tutti. Non è rivolta solo ai cristiani e ai credenti, ma ad ogni uomo”, ha detto il rappresentante ortodosso.

“La speranza – ha sostenuto don Shmalij – è fondamentale perchè è legata alla domanda: perchè vivo? La speranza è una realtà oggettiva. La speranza non sta nel progresso tecnico e scientifico e non è un nostro atteggiamento psicologico, ma è ciò che acquistiamo con il Battesimo. E’ una realtà”. Secondo il prelato ortodosso il Papa “non si pone come critico feroce della nostra società. La sua è una critica leggera. Critica l’individualismo cristiano; la nostra speranza in Dio non è come dovrebbe essere; Cristo dovrebbe essere il fondamento della nostra vita. È difficile far corrispondere l’immagine splendente di speranza da cui siamo bombardati dalla società con le condizioni in cui poi viviamo tutti giorni. I cristiani non possono non reagire di fronte a questo”. Quello del Papa è – in sostanza – un grande richiamo per i cristiani.

Marzo 2008


kazancortile

Kazan, all’interno del cortile. A sinistra Dmitrij Khafizov

 Kazan. Un praticello all’interno di un cortile. Dei camion in manovra. Una fabbrica di tabacco. Proprio in questo rettangolo verde così trascurato è stata trovata l’icona della Madonna di Kazan, dopo un incendio spaventoso, nel giugno del 1579. E sempre qui sorgeva la chiesa, fatta saltare in aria dai bolscevichi, che, per secoli, ha conservato la sacra opera. 

Già ora arrivano i pellegrini, ci raccontano, ma restano fuori dalla porta non avendo il permesso d’entrata nel complesso industriale.

 Quella della Madonna di Kazan è la più famosa icona del mondo, quella maggiormente venerata dagli ortodossi russi, quella che rappresenta anche la riappacificazione tra le varie confessioni religiose.

 “Qui nei piani – ci dicono fonti della locale diocesi – vi è il progetto di costruire un santuario mariano, aperto anche ai musulmani, che da sempre la tengono in grande considerazione. A Kazan, terra oggi di convivenza pacifica tra cristianesimo ed Islam, la Vergine Maria apparve per la prima volta in Europa e sono tante le coincidenze con Lourdes”.

 La città tatara in riva al Volga era stata conquistata 7 anni prima da Ivan il terribile, quando una bambina povera di nome Matrona vide la Madonna, che le indicò dove si trovava l’icona, salvatasi miracolosamente sotto un cumulo di ceneri, non lontano dal locale Cremlino, fortezza. In segno di ringraziamento, il principe moscovita fece costruire una chiesa ed un monastero femminile, dove l’opera venne tenuta fino al 1904, quando venne rubata.

 

L'icona vaticana

L'icona vaticana

Secondo il giornalista Jurij Frolov, che, per 20 anni, ha studiato negli archivi, l’icona originale venne distrutta dai ladri che si impadronirono solo dei gioielli dell’intarsio. “Vi sono gli atti del processo – asserisce Frolov -. Parte della refurtiva fu ritrovata. L’icona, invece, venne bruciata nella speranza di farla franca”.

 Ma in Russia, prima della rivoluzione del 1917, esistevano, oltre all’originale altre tre icone sacre della Madonna di Kazan (probabilmente delle copie), ugualmente venerate e miracolose. Sono andate tutte perse, cancellate dalla furia comunista.

 I luoghi di culto, dove esse erano conservate, sono stati distrutti. A Kazan, come detto, i bolscevichi vi hanno costruito una fabbrica di tabacco; a Mosca è stata edificata una toilette pubblica sulle fondamenta della chiesa; a San Pietroburgo è sorto il museo dell’ateismo.

L’icona vaticana riemerse dalle tenebre della storia negli anni Cinquanta in Gran Bretagna. Fu promesso allora di restituirla alla Russia solo quando il comunismo fosse finito. Curiosa la coincidenza: 1904 (anno del furto) – 1917 (rivoluzione d’ottobre); 1991 (crollo Urss) – 2004 (riconsegna). Esattamente 13 anni.

 L’icona venne acquistata dall’organizzazione cattolica “Blue Army” e custodita a Fatima dal 1970 al marzo del ‘93, quando fu consegnata a Papa Giovanni Paolo II. Non si dimentichi che uno dei segreti di Fatima riguardava proprio la Russia.

 “E’ un’icona dipinta non più tardi dell’inizio del 18esimo secolo”, afferma Dmitrij Khafizov, membro di uno dei gruppi di esperti, incaricato delle perizie. “Non è nessuna delle 4 sacre conosciute – continua Khafizov -, ma fa ugualmente i miracoli. Ed è la più preziosa finora ritrovata”.

 Gli specialisti hanno a lungo discusso. Ma non sanno dire con certezza da dove sia saltata fuori l’icona vaticana. “Non è nemmeno la quarta icona sacra – afferma Khafizov -, quella detenuta dalla famiglia imperiale, Romanov. Le dimensioni sono diverse. Tuttavia, per il gran numero di gioielli preziosi dell’intarsio, si può dire che solo uno zar o dei principi potevano portare in dono simili pietre”. Frolov, invece, è convinto che questa icona sia quella scomparsa dal monastero di Serafimo-Diveeskij non lontano da Nizhnij Novgorod.

 Polemicamente, il Patriarcato di Mosca ha segnalato che l’icona vaticana è soltanto una copia e l’evento della riconsegna non è così importante. I rapporti tra le due Chiese sono tesi da anni. “E’ solo politica. Tutte le icone sono delle copie – spiega Khafisov -. Se il Patriarca, il Papa ed il presidente Putin hanno a cuore il ritorno dell’icona ci sarà pure una ragione. Che siano gli specialisti a dire la loro!” Ma attenzione rimarca Aleksandr Pavlov segretario della diocesi di Kazan “questa icona è il simbolo della rinascita spirituale del Paese”.

Giuseppe D’Amato

 

Estate 2004


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