Polonia-Russia. Insieme nel dolore. Basta incomprensioni.

12 Apr 2010

 Migliaia di ceri con all’interno dei ceri sono stati lasciati dai polacchi davanti al palazzo presidenziale. Alcune vie del centro di Varsavia sono state chiuse per la tanta gente che viene anche solo per un minuto a recitare una preghiera. Pochi osservatori avrebbero mai potuto credere che Lech Kaczynski, uno dei politici che più ha diviso il Paese slavo nella storia, potesse ottenere un tale tributo. “Adesso la politica non è importante – è il ritornello ripetuto da giovani ed anziani convenuti -. Lui era il presidente della Polonia”. La forza dei polacchi si vede in questi momenti. Quattro le spartizioni subite dal Paese e troppi i nemici storici con cui lottare. Gli anticorpi per sopravvivere alle tragedie ci sono tutti.

 Rapporti bilaterali

 Indirettamente questo ennesimo dramma sta aiutando a far viaggiare più speditamente la riappacificazione con la Russia anche se una specie di “road map”, definita grazie all’ausilio anche delle Chiese cattoliche ed ortodosse, era già stata concordata all’inizio dell’anno. Fiori e candele sono state deposte davanti all’ambasciata di Mosca ed al consolato di Kaliningrad. Un tempo sarebbero volate uova.

 Da questa terribile sciagura aerea il Cremlino vuole ora ripartire per mettere solide fondamenta per un futuro migliore. Nell’epoca della globalizzazione sono altre le sfide. Addirittura rivoluzionaria è la decisione (sicuramente su ordine dei vertici politici) del primo canale televisivo “Ort” che ha scelto di mostrare domenica in prima serata il film di Andrzej Wajda “Katyn” che in Russia aveva subito l’ostracismo dei distributori. Per la prima volta da sempre il pubblico ha visto i propri connazionali non vittime ed eroi nella Seconda guerra mondiale, ma in veste di carnefici. Nazisti e comunisti, tedeschi e sovietici, sono messi sullo stesso piano.

 Il massacro di Katyn è il cuore del dissidio tra i due popoli che, in passato, ha provocato ripercussioni anche a livello continentale. La Russia, che ha visto milioni di suoi cittadini finire nelle mani dei boia durante gli anni Trenta e Quaranta, punta il dito sulla comune tragedia causata dal totalitarismo, ma, in un gioco di complessi equilibrismi, non dimentica che milioni di sovietici si immolarono per difendere la Patria e soprattutto Stalin. Dire oggi ai reduci scomode verità non è affatto facile. Ecco perché la trasmissione del film di Wajda è una scelta epocale.

 La volontà di seppellire il passato con Varsavia è evidenziata da altri segnali. Medvedev e Putin sono stati mostrati, sabato mattina poche ore dopo la sciagura di Smolensk, seduti allo stesso tavolo. L’evento è rarissimo. Poi, di nuovo insieme, i due hanno acceso in chiesa delle candele per le vittime di Severnyj, prima che il primo ministro volasse sul luogo della catastrofe ad abbracciare con gli occhi pieni di lacrime il collega Donald Tusk. Solo a Severdvinsk, quando nel 2000 incontrò le famiglie del sottomarino Kursk, il gelido agente dell’ex Kgb era apparso così commosso.

 Se il diavolo non ci metterà più lo zampino quell’abbraccio e gli atti successivi di dimostrazione di compartecipazione al dolore dei polacchi potranno entrare nella storia come le immagini di Willy Brandt in ginocchio nel ghetto di Varsavia o Francois Mitterand e Helmut Kohl che si stringono le mani in preghiera al cimitero di Verdun.

 Centrale per il futuro il responso della Commissione d’inchiesta

 I risultati sull’indagine per la sciagura aerea sono fondamentali per i futuri rapporti bilaterali. Dai primi rilievi si sa che il Tupolev volava troppo basso ed ad una velocità troppo lenta. Il velivolo, di fabbricazione sovietica, era stato in manutenzione a Samara alla fine del 2009. Gli investigatori segnalano che nessun guasto tecnico può essere avvenuto. Le registrazioni radio confermano poi che la torre di controllo russa aveva invitato il pilota polacco ad atterrare per la fitta nebbia a Minsk o a Mosca, lontane parecchie ore di auto da Katyn. Una tale decisione avrebbe significato cancellare la cerimonia. Qualcuno a bordo del velivolo potrebbe aver pensato ai soliti brutti scherzi dei russi. E’ bene ricordare un altro evento che potrebbe aver inciso sulle decisioni prese sul Tupolev: durante un viaggio in Georgia un pilota, che non aveva rispettato l’ordine dello stesso Kaczynski di atterrare all’aeroporto di Tbilisi in quel momento chiuso, era stato licenziato.

   Secondo alcune versioni, riportate dalla stampa, i piloti polacchi dell’aereo presidenziale, comunicavano con la torre di controllo a terra in uno stentato russo, non utilizzando, invece, l’inglese come da prassi. Probabilmente hanno confuso le cifre che indicavano l’altezza. Gli argomenti per pericolose polemiche possono quindi essere trovati.

 Il messaggio che lancia ora il Cremlino è semplice: questa volta, amici polacchi credeteci, noi non c’entriamo niente.

La maledizione di Katyn - EuropaRussia 10.04.2010. Un Presidente euroscettico - 2005. EuropaRussia.

 

 

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