Archive for June, 2010


 La questione Fiat piomba nella campagna elettorale per le presidenziali di domenica 20 in Polonia. Jaroslaw Kaczynski, candidato conservatore di Legge e Giustizia, ha invitato il governo Tusk ed il ministro dell’Economia Pawlak ad intervenire presso l’Esecutivo italiano. “Se diventerò capo dello Stato – ha sottolineato davanti ai cancelli della Fiat polacca il fratello-gemello del presidente Lech, morto nell’incidente aereo di Smolensk il 10 aprile scorso, – farò sentire la mia opinione su questi argomenti”.

 Jaroslaw Kaczynski ha ricordato che di solito i leader europei si consultano spesso tra di loro sulle questioni più diverse. Varsavia dovrebbe ora far valere, con forza, la propria posizione come in simili occasioni hanno fatto la cancelliera Merkel o il presidente francese Sarkozy in difesa delle proprie aziende nazionali.

 Come risposta, il ministro Pawlak ha annunciato di aver ottenuto assicurazioni dalla Auto Fiat Poland che non vi saranno perdite di posti di lavoro. Stando al piano strategico della società torinese, lo stabilimento di Tychy, il maggiore del gruppo in Europa, perderà – a vantaggio di Pomigliano d’Arco – la produzione della Panda, che, nel 2009 con 298mila unità, ha rappresentato quasi la metà dei modelli usciti (606mila) da questo impianto gioiello di automazione. A Tychy si dovrebbe passare alla produzione della Lancia Ypsilon, che, però, non ha lo stesso mercato della Panda. Lo stesso vale per la Seicento.

 “I politici italiani saranno adesso contenti”, scrive già polemicamente l’autorevole quotidiano Gazeta Wyborcza. La paura che qualcosa vada storto è ben presente tra i sindacati e i lavoratori, ma si ribadisce un secco “no” ad una guerra tra poveri con i colleghi italiani. In passato sull’asse Germania – Belgio si è combattuto lo scontro per l’Opel e su quello franco-romeno lotte sindacali alla Renault-Dacia.

 Se si andrà, come pare, al ballottaggio tra Komorowski e Kaczynski, il 4 luglio, il risultato del voto di Pomigliano d’Arco e le scelte della Fiat saranno argomento terreno di battaglia in Polonia.

Estonian vs Russian.

18 Jun 2010

The campaign to elevate the status of Estonian and to marginalize Russian goes on.

 Article – New York Times – June 2010

While the country is far from being a democracy, its cultural scene is beginning to instigate change.

Article – Deutsche Welle.

Официальная Россия любит удивить мир: она собирается потратить на сочинские Игры 12-20 миллиардов долларов.

 Статья  Штефан Шолль  МК 

Stefan Scholl Moskovskij Komsomolets

С лета 1990 года в Киргизии, да и в бывшем СССР в целом поменялось почти все. Но причины нынешней бойни те же самые, что и у трагедии эпохи распада Советского Союза.

 Юг Киргизии не Афганистан образца 1979 года. Но определенное сходство налицо. В Киргизию легко войти. Но может оказаться, что оттуда довольно проблематично выйти.

 Статья – Михаил Ростовский – МК

Vincere ampiamente le elezioni con un netto incremento di seggi, ma non avere i voti sufficienti per creare una coalizione di governo. Questa è la situazione creatasi dopo le legislative di sabato 12 giugno. Il premier uscente Robert Fico tenterà di trovare una soluzione, ma gli osservatori sono pessimisti sulle sue possibilità di riuscita.

I 4 partiti di centro-destra hanno ottenuto 79 dei 150 seggi. I socialdemocratici (SMER) sono stati pesantemente danneggiati dal pessimo risultato degli alleati: il “Movimento per una Slovacchia democratica” dell’ex primo ministro Meciar, ad esempio, non è nemmeno riuscito a superare la barriera del 5% per entrare in Parlamento. “Se non troverò convergenze – ha osservato Fico ricevendo il mandato presidenziale – accetterò la situazione”.

Iveta Radicova, leader dei cristiani democratici (SDKU), potrebbe essere, quindi, la prima donna premier del Paese slavo. Anche lei avrà a che fare con alleati non facili. “Libertà e Solidarietà” dell’economista Richard Sulik ha nel suo programma la depenalizzazione della cannabis per motivi medici e i matrimoni tra persone dello stesso sesso

L’obiettivo dichiarato di SDKU (al potere dal 1998 al 2006) è far ridiventare la Slovacchia una delle “tigri” d’Europa. Primi compiti: ridurre il deficit e la disoccupazione. La sua è una ricetta di stampo liberista. I conservatori hanno già affermato di non volere pagare la quota Ue di 800 milioni di euro per aiutare la Grecia.

La crisi economica con l’aumento del debito statale, i difficili rapporti con la minoranza ungherese ed uno scandalo sul finanziamento di SMER sono stati i temi centrali della campagna elettorale.

Il Pil slovacco è sceso del 4,7% nel 2009, ma nel 2010 dovrebbe crescere del 2,7%. Il Paese slavo ha adottato l’euro nel 2009 ed ha uno standard di vita pari al 72% della media europea. Il deficit sul Pil è stato del 6,8% nel 2009.

La numerosa minoranza ungherese ha tirato un sospiro di sollievo per la mancata completa vittoria di Fico, le cui ultime decisioni hanno provocato parecchie incomprensioni con Budapest.

Risultati

Partito

Percentuale

Seggi

SMER 34,79% 62
SDKU 15,42% 28
Libertà e Solidarietà 12,1% 22
CDM 8,52% 15
Most-HID (minoranza ungherese) 8,12% 14
SNP 5,07% 9

Affluenza 58,83%

Giuseppe D’Amato

Suona fortissimo l’allarme nelle cancellerie ex sovietiche ed in molte occidentali. Il Kirghizistan è sull’orlo della guerra civile. Il presidente kazakho Nazarbaiev pone i problemi del vicino al primo posto della sua agenda. I russi si stanno mobilitando, i cinesi lanciano appelli alla calma. Alcuni esperti indipendenti non escludono il prossimo intervento di truppe del patto di Shanghaj (di cui fanno parte 5 repubbliche ex sovietiche oltre alla Cina).

Il governo di Bishkek ha decretato lo stato di emergenza ed il coprifuoco nella regione di Osh, dove si sono registrati, nella notte tra giovedì e venerdì, gravissimi scontri interetnici tra kirghisi ed uzbechi, ed ha dispiegato truppe corazzate anche se in numero insufficiente. Dopo l’apparente calma della giornata di venerdì, col buio gli scontri interetnici sono ripresi, mentre le forniture di energia elettrica e gas sono state interrotte. Sabato si è sparato all’impazzata, mentre in numerosi quartieri sono apparse le barricate. Disordini sono avvenuti,  sabato, anche  nella capitale distante 600 chilometri dall’epicentro degli scontri. Domenica l’Esecutivo kirghiso ha dato ordine alle truppe fedeli di sparare per uccidere su chi gira armato.

Osh è letteralmente divisa in due: l’est kirghiso, l’ovest uzbeco. Decine sono i morti accertati e quasi un migliaio i feriti. Si combatte anche in altre località del sud del Paese asiatico, ma le notizie sono estremamente frammentarie. Migliaia di profughi si sono assiepati alla frontiera con l’Uzbekistan nel tentativo di fuggire. L’Esecutivo provvisorio a Bishkek ha chiesto ufficialmente alla Russia aiuto e l’invio di unità di paracadutisti.

Il Cremlino teme di impelagarsi in uno scontro interetnico, ma comprende la gravità della situazione.   Dalla valle di Ferganà si controlla l’accesso all’Asia centrale dalle zone montagnose del sud, dall’Afghanistan. Nel 1990 ad Osh si ebbe un massacro le cui conseguenze furono a fatica controllate dall’Urss di Gorbaciov. Lunedì 14 è stata indetta una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dei Paesi del patto di Shanghaj.

La leader provvisoria kirghisa Otunbaieva denuncia il tentativo di evitare il referendum costituzionale del 27 giugno. Ma l’indigesto cocktail di problemi socio-economici irrisolti – mischiati a questioni interetniche e politiche – rischia di far esplodere l’intera Asia centrale.

Articolo – EuropaRussia – 9 aprile 2010.  Situazione fuori controllo – YouTube.

Aggiornato 13.06.2010 – h.19,00 Mosca

Un tragico precedente 

 Nel corso del 1989 in Kirghisia nacquero diverse società di costruzioni che miravano ad ottenere terre da edificare attorno alla capitale Frunze (Bishkek) ed alle altre principali città del Paese. Ad Osh la principale compagnia era la “Oshaimagy”, che, il 7 maggio 1990, chiese di poter disporre dei terreni facenti parte del kolkoz “Lenin”, in gran parte appartenente a lavoratori uzbechi.

 Come tutta risposta gli uzbechi chiesero di poter costituire un’autonomia locale uzbeca  e la concessione dello status di lingua di Stato all’uzbeco.

 Il 4 giugno bande di kirghisi ed uzbechi si scontrarono sulle terre contese del kolkoz. La polizia aprì il fuoco. Ad Osh iniziarono subito disordini: saccheggi, incendi, violenze generalizzate contro gli uzbechi. Lo stesso accadde nella città di Uzgen ed in numerose zone rurali. Solo il 6 giugno le truppe sovietiche riuscirono a riportare l’ordine. In precedenza era stato fermato l’arrivo da alcuni villaggi uzbechi l’arrivo di facinorosi.

 Secondo le sottostimate cifre ufficiali negli scontri morirono circa 300 persone, oltre un migliaio i feriti, centinaia le case distrutte. Gli studiosi indipendenti ritengono che il numero esatto di vittime sia di 5-6 volte superiore.

После нескольких лет железнодорожной блокады, представители российских, украинских и молдавских железных дорог подписали протокол о намерениях, согласно которому было возобновлено движение этих пассажирских поездов через Тирасполь.

 Статья – «Новый Регион»

“Ядерный чемоданчик” храняют за 100 тысяч рублей в месяц

  Статья – Игнат Калинин  «Московский Комсомолец» 9 июня 2010 г.

  Father Jerzy Popiełuszko was beatified during an open-air Mass held in Piłsudski Square. Close to 150,000 faithful flooded into Warsaw for the ceremony. Popiełuszko’s 100-year-old mother Marianna Popiełuszko and his siblings attended the services, along with Poland’s Prime Minister Donald Tusk and Jerzy Buzek, the head of the European Parliament.

 Pope Benedict XVI, on a visit to Cyprus, said, speaking in Polish “May his example and his intercession fire the enthusiasm of the priesthood and fill the faithful with love,” “His passionate service and his martyrdom are a special token of the victory of good over evil,” he added.
 Father Popiełuszko, who was a vocal supporter of Lech Wałęsa’s anti-communist Solidarity trade union movement, drew thousands of people to his sermons during the crackdown by communist authorities against the opposition in the early 1980s. Calling for peaceful resistance against the communist regime, Popiełuszko urged Poles to “overcome evil with good.”

 At the Holy Mass in Warsaw Archbishop Angelo Amato, prefect of the Vatican’s Congregation for Saints’ Causes, recalled how Father Jerzy Popiełuszko “did not yield to temptation to survive in this death camp” under communist rule.
“Father Jerzy … helped only by spiritual means, such as truth, justice and love, demanded freedom of conscience for citizen and priest,” Archbishop Amato said. “But the lost ideology did not accept the light of truth and justice.”
 “So this defenseless priest was shadowed, persecuted, arrested, tortured and then brutally bound and, though still living, thrown into water by criminals with no respect for life, who thus left him contemptuously to his death,” he said.

 As SIR agency reports, over the years, 18 million people have visited, individually or in groups, the tomb of Father Jerzy Popiełuszko in the parish of St Stanislao Kostka in Warsaw.

 The 37-year-old priest was murdered by Communist intelligence agents on 19 October 1984. The persons who were directly responsible for his assassination served their punishment, but the instigators of the murder have never been officially identified.

 Although Communist authorities had placed a ban on attending public demonstrations, more than 500,000 people took part in the funeral of Father Jerzy, celebrated in Warsaw on 3 November 1984, as for them the priest symbolised the justice and truth denied by the regime.

 The first request for the beatification of Fr. Jerzy was submitted to the Chancery Office of the primate of the Polish Church just two days after his funeral. In the course of 1985, 15,000 similar requests were sent to the Vatican’s Secretariat of State, one year after the death of the priest.

John Paul II initiated the process of Popiełuszko’s beatification in 1997.

 

 

Welcome

We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.

Rossosch – Medio Don

Italiani in Russia, Ucraina, ex Urss


Our books


                  SCHOLL