International Policy


«Совет национальной безопасности (СНБ) Турции внес изменения в Стратегию национальной безопасности, которые будут действовать в течение ближайших пяти лет. Из группы государств, несущих внешнюю угрозу Анкаре, исключены сразу две республики бывшего СССР – Армения и Грузия. Выведены также Иран, Сирия, Болгария, и, наоборот, в «красный список» включен Израиль. Ожидалось, что из ряда потенциальных врагов Турции будет исключена и Россия, особенно с учетом позитивной динамики развития отношений последнего периода. Однако этого пока не произошло…. Анкара поставила цель – стать на Южном Кавказе региональным лидером ».

Статья - Юрий Симонян – Независимая газета – 02.11.2010


 La tanto attesa crisi diplomatica tra Russia e Giappone è alla fine scoppiata. Dopo non pochi tentennamenti e ritardi il presidente Medvedev si è recato in visita a Kunashir nelle Curili meridionali e Tokyo, come risposta, ha richiamato il proprio ambasciatore da Mosca. I prossimi colloqui tra lo stesso Medvedev ed il premier nipponico Kan non sono, però, in pericolo, hanno affermato fonti ufficiali giapponesi. Il giovane capo del Cremlino è stato il primo leader russo a decidersi a tale passo.

 Da anni sullo scoglio delle Curili, occupate dall’Armata Rossa nel 1945, si infrangono le relazioni tra i due Paesi. I giapponesi definiscono quelle terre i loro territori settentrionali. “Formalmente è vero che non è stato firmato un trattato di pace a conclusione della Seconda guerra mondiale tra Mosca e Tokyo – asserisce Anatolij Koshkin, uno dei maggiori esperti dell’argomento, – ma la Dichiarazione comune del 1956 lo sostituisce di fatto”. Allora, nel documento provvisorio vennero definiti tutti i classici punti di un trattato di pace, tranne la questione dei confini. In “segno di buon volontà” il Cremlino era disponibile a “consegnare” due isole contese (il 6% del totale), mantenendo il controllo delle altre due maggiori.

 Il ministero degli Esteri nipponico ha pubblicato un documento in cui fornisce le proprie ragioni. In particolare si dice che queste terre storicamente non appartennero mai alla Russia. I russi, però, controbattono tesi su tesi.

 L’89% dell’opinione pubblica russa è contraria a fare qualsiasi concessione ai giapponesi, poiché così verrebbero rivisti gli esiti della Seconda guerra mondiale. Tokyo non dimentica che le Curili vennero occupate dopo che il conflitto era finito ed i suoi abitanti (17mila) espulsi da Stalin. L’orgoglio nazionale ferito nipponico chiede una soluzione. I giapponesi hanno una sensibilità diversa da quella degli europei, che combatterono per secoli per definire i confini. Per loro è inconcepibile dover rinunciare a parte del territorio nazionale. Le due parti, però, non si sono mai potute accordare per numerose ragioni. La principale è di carattere militare.

 Anche nell’ultimo scontro tra Mosca e Tokyo gli Stati Uniti hanno sostenuto gli alleati giapponesi con cui il presidente Obama dovrà rivedere alcuni capitoli dei rapporti bilaterali dopo le elezioni di midterms. Washington pare voler rinsaldare le proprie relazioni con Tokyo e Seul per meglio contenere Pechino.

Giuseppe D’Amato

 Fine Parte 3/3. – serie “L’eredità della Seconda guerra mondiale”. A 65 anni dalla sua conclusione. In EuropaRussia.


 Впервые в крупномасштабном мероприятии участвовали одновременно специалисты Федеральной службы исполнения наказаний России, МВД Афганистана и комитета по борьбе с наркотиками США. В операции участвовали девять вертолетов коалиционных сил. Как заявил глава российского ФСКН Виктор Иванов, по афганским наркобаронам был нанесен сокрушительный удар.

 СтатьяМосковский Комсомолец № 25488 от 29 октября 2010 г. Михаил Ростовский 

Mikhail Rostovsky Moskovskij Komsomolets


FROM THE GEORGIAN TIMES –

Moscow recognizes that “some sort of creative solution” needs to be applied to remove Georgia’s objection to Russia’s WTO membership, an economic adviser to U.S. President Barack Obama said on October 20, without elaborating how the issue can be resolved.

Lawrence Summers, an outgoing director of President Obama’s National Economic Council, who held talks with Russian officials in Moscow, said that Russia’s bid to join WTO may be successfully completed within a year.

He also said that Georgia’s position on the matter was raised during his “enormously constructive” talks with Russia’s First Deputy Prime Minister, Igor Shuvalov, Reuters reported.

Georgian senior officials, including PM Nika Gilauri, have reiterated for number of times recently, that Georgia supports Russia’s WTO accession, but with one condition – Russia should follow WTO rules, they said.

In particular, the Georgian officials say that they want Russia to make customs checkpoints located in Abkhazia and South Ossetia, two breakaway regions which Russia has recognized as independent states, “transparent”.

 Georgian State Minister for Reintegration, Temur Iakobashvili, told journalists on October 20, that Georgia was ready to consider any proposal on how to resolve dispute on Russia’s WTO entry, provided that “the principles are observed.” “Georgia has reasonable position. We demand from Russia to follow the rules of the organization, which it wants to join. We are ready to discuss any proposals, which Russia or the United States may offer. The important thing here is that the principle should be observed,” he said.

The White House announced earlier this month that the U.S. and Russia made the “substantial progress” in resolving bilateral issues and that Russia had taken “significant steps” toward joining WTO.

“President Obama pledged to support Russia’s efforts to complete remaining steps in multilateral negotiations so that Russia could join the WTO as soon as possible,” the White House said in a statement after a phone conversation between the Russian and U.S. Presidents on October 1.

Civil Georgia


 Se qualcuno pensa che Grozny assomigli a Stalingrado dopo la fine della famosa battaglia campale si sbaglia di grosso. La capitale cecena è oggi uno dei centri più moderni della Russia, niente a che vedere con le sfortunate repubbliche vicine. Praticamente quasi nulla ricorda le recenti passate tragedie che provocarono rovine e lutti in numero impressionante. Capitali imponenti sono giunti da Mosca, dalla diaspora cecena all’estero e dai Paese “amici” islamici moderati, per porre le fondamenta della pacificazione russa. Una grandiosa moschea, a scanso d’equivoci, troneggia sul corso principale dedicato a Vladimir Putin, che ha scelto Ramzan Kadyrov come “uomo forte” dell’ex regione ribelle.

 Ed è proprio il pro-console di Mosca, accusato da varie ONG di violazioni dei diritti umani, il vero obiettivo dell’ultima azione suicida al Parlamento ceceno che ha avuto come prologo in agosto l’attacco fallito al suo villaggio natale, Tsenteroj. A Grozny era in programma una sessione congiunta dei deputati locali con una cinquantina di colleghi provenienti dagli Urali. Il ministro degli interni federale Nurgaliev era anche lui in città.

 I terroristi dell’ultima generazione, ormai ridotti a poche centinaia e con alla testa nuovi capi in cerca di gloria, non potevano certo lasciarsi scappare un’occasione migliore per un attentato clamoroso. E così è stato.

 Due erano gli scopi da raggiungere: proseguire la faida contro i Kadyrov e dimostrare al mondo che il loro clan non controlla la situazione come afferma. Dopo il 2000 Putin ha avuto la sagacia di far diventare il conflitto ceceno da internazionale a locale. Ha vinto la guerra spaccando la società nazionale, tradizionalmente divisa in “teip” (ossia clan), appoggiando i più forti. La catena di vendette tra ceceni, registratasi successivamente negli anni, è stata lunghissima.

 Gli specialisti di sicurezza ritengono che il commando suicida era agli ordini del quarantenne Hussein Gakaiev, “capo del settore di Shalì del fronte orientale”, che avrebbe adottato strategie di combattimento simili a quelle dei talebani afghani.

 Dopo un periodo di relativa tranquillità gli estremisti hanno colpito nello scorso febbraio la metropolitana di Mosca. Una kamikaze è riuscita a suicidarsi, provocando una strage, nella stazione della Lubjanka sotto alla sede dei famigerati servizi segreti. In Russia meridionale quest’anno i terroristi hanno distrutto tra l’altro una centrale idroelettrica e massacrato decine di clienti del mercato di Vladikavkaz.

 Il maggiore pericolo è ora che i terroristi del Caucaso uniscano le forze contro Mosca ed inglobino anche gli “infidi” ceceni, tradizionalmente temuti dai popoli limitrofi. Finora non bisognava confondere la realtà di Grozny e provincia con quella dei vicini, dove la situazione socio-economica e quella dell’ordine pubblico appaiono decisamente più serie per la mancanza di un progetto di sviluppo e di fondi in quantità. La piovra, che unisce politica locale corruzione e criminalità, è difficile da sconfiggere.


At the annual two-day Deauville Summit French President Nicolas Sarkozy, German Chancellor Angela Merkel and Russian President Dmitry Medvedev discussed on how security cooperation between the three nations could be improved.

Earlier, in a report the European Council on Foreign Relations (ECFR) think tank claimed a European security trialogue between the EU, Russia and Turkey would be more effective in tackling conflicts and promoting stability in the problem regions of Eastern Europe and Central Asia. “The idea is that an informal forum with the key players could breathe life back into the formal European security institutions,” Mark Leonard told Deutsche Welle. “One of the reasons that the current institutions are dead-locked is the fact that Russia is questioning their legitimacy.”

“Meanwhile Turkey is frustrated at the short-sighted way that some EU member states are holding up the accession process. It is so difficult to get things done through the formal institutions that Europe’s powers are often acting outside them. This is not good for the EU as we want a continent run through multilateral institutions rather than spheres of influence or the balance of power. The report argues that we should therefore engage with the other players to revitalise these institutions.” “The EU is missing an opportunity to think creatively about a new security architecture and come up with its own initiative on the future of the European order,” Leonard added. 

 In Deauville Dmitry Medvedev announced that he will take part in the NATO summit, scheduled for November in the Portuguese capital, Lisbon. The Northern Atlantic Treaty Organization is expected to use the meeting to unveil plans for a European missile defense shield. “We are now evaluating the idea of this proposal, but I think that NATO itself needs to understand in what form it sees Russia joining this system, what it will bring, in what manner an agreement can be reached, and how to proceed further,” Medvedev said.


Efforts by some countries to weaken their currencies to stimulate growth are “especially worrying,” Russian Finance Minister Alexei Kudrin said at the International Monetary Fund’s annual meeting in Washington. International policymakers failed to narrow their differences and Brazil warned that a “currency war” was under way. While the United States criticized China for undervaluing the yuan, officials from emerging nations blamed low U.S. interest rates for flooding them with capital. Global economic recovery is significantly slowing as the effect of anti-crisis stimulus measures. A further slowing of economic growth in the second half of 2010 and 2011 is a cause for concern shared by many experts.

The BRIC countries “have agreed on a position that exchange rates aren’t themselves a problem,” Deputy Finance Minister Dmitry Pankin said. “Rather, they are a consequence of deeper processes, such as tendencies to save, to invest, of the investment climate.” Capital “fluctuations” may also pose a risk for Russia, Pankin added.

 After the IMF meeting the first measure taken by Moscow was to move away from managing the rouble toward a free-float. The Central Bank widened the so-called floating corridor it uses to guide the national currency against a basket of dollars and euros and abolished a wider band set during the credit crisis to “increase flexibility” of the exchange rate. This decision potentially allows for more volatility but gives the bank the ability to target inflation rather than the exchange rate.

“The more flexible rate of the rouble is not linked to any kind of devaluation race but rather is aimed at minimising or eliminating the use of interventions by the Central bank,” Alexei Kudrin explained. Prime Minister Vladimir Putin said that the rouble was in an “optimal position” and that he didn’t expect the currency to weaken or strengthen “excessively.” The rouble’s value was a major concern for the government and ordinary Russians at the onset of the 2008 financial crisis as it tumbled to lows that raised the spectre of Russia’s 1998 financial meltdown.

According to Kudrin, to ensure stable growth in 2011 Russia needs oil prices above $60 per barrel, although the country’s economy is less vulnerable than those of developed markets. This level is 21 percent less than this year’s average price. The Urals blend, Russia’s benchmark for oil exports, has risen 7.3 percent to $82.31 per barrel this year. It averaged $76.08 during the period and dropped to a low of $67.31 on May 25, according to data compiled by Bloomberg.

“Russia is less vulnerable than other countries,” Kudrin told journalists. “Developing economies are as a whole better off, have more optimistic outlook.” However, substantial uncertainty remains and that if the situation in developed countries deteriorates it would hurt emerging markets. “This would impact energy producers, metal producers, trade, capital outflows,” said Russian Finance Minister.

Moscow feels safe. Reserves jumped $6.7 billion to $501.1 billion, the Russian Central bank said. It’s the first time the reserves have broken $500 billion since mid-October 2008, a month after the collapse of U.S. brokerage Lehman Brothers triggered the global credit crisis. Russia reduced its reserves from a record $598.1 billion at the beginning of August 2008 to $376.1 billion in March 2009, the lowest since at least January 2008. The Central Bank buys and sells foreign currency to manage the rouble and prevent swings that hurt exporters and used the reserves to engineer a “gradual devaluation” of the currency between November 2008 and the end of January 2009, as the global economic crisis and credit crunch hit.

Officially Euros account for 41 percent of Russia’s reserves, while dollars constitute 47 percent, British pounds — 10 percent, Japanese yen — 2 percent, along with a small amount of Swiss francs. Only China and Japan have larger reserves than Russia.


 La partita di calcio di Genova per le qualificazioni ad Euro-2012 di Polonia ed Ucraina ha offerto un palcoscenico insperato agli ultra – nazionalisti serbi. Nell’arco di qualche settimana le autorità di Belgrado – che dal 25 ottobre guideranno un Paese candidato all’adesione all’Unione europea – e quelle kosovare apriranno una trattativa sotto l’egida di Bruxelles. Il viaggio del segretario Usa Hillary Clinton nella regione è servito a definire gli ultimi particolari e a ribadire che Washington sostiene questa iniziativa.

 Ma “non riconosceremo l’indipendenza del Kosovo”, ha subito messo in chiaro il presidente serbo Tadic all’emissario di Obama. I kosovari rispondono di essere pronti a sedersi ad un tavolo solo per definire alcune “questioni tecniche”. La cosa importante è che le due parti in conflitto si incontrino. “Anche se ci saranno presto qui le elezioni presidenziali – ha sottolineato a Pristina il capo della diplomazia Usa – si deve incominciare a parlare e soprattutto a produrre dei risultati”. Il premier Thaci ha evidenziato che è tempo che serbi e kosovari “terminino un conflitto vecchio di un secolo”.

 In precedenza la Clinton era stata in Bosnia, dove ha invitato le tre comunità etniche – musulmana, croata e serba – a superare le divisioni e a non rischiare di perdere l’occasione di aderire all’Unione europea ed alla Nato. “Non accettate lo status quo – ha detto la Clinton – non ritiratevi nelle vostre comunità”. Dalle elezioni generali di inizio ottobre il Paese è uscito piegato su sé stesso e nelle mani dei nazionalisti.

 Dopo gli accordi di Dayton del ’95, che hanno fatto seguito a 3 anni di guerra con 100mila morti, sono nate la federazione croata-musulmana e la repubblica serba di Bosnia. Il segretario di Stato Usa ha incontrato il nuovo leader serbo locale Dodik, che spinge per la secessione.

 L’integrazione europea sia in Serbia che in Bosnia o Kosovo è la promessa in cambio di concessioni ai vecchi nemici ed al raggiungimento della completa pacificazione della regione. Il problema è, però, capire quanto l’Ue sia pronta ad accettare altri membri, che hanno così grandi questioni aperte alle spalle. La delusione per gli scarsi progressi mostrati da Romania e Bulgaria dopo la loro adesione all’Unione potrebbe essere un ostacolo. La domanda su che cosa sia l’Ue resta senza risposta: un futuro super-Stato o uno spazio economico, democratico e giuridico comune? La sensazione è che qualcuno oltreoceano definisca priorità altrui.

 Sullo sfondo nei Balcani si scorge la lotta per il controllo dei corridoi orientali dell’energia con i progetti russo-italiano “South Streamed euro-americano “Nabucco” (che salta la Russia) in concorrenza. Washington ha investito nell’economia serba dal 2001 quasi un miliardo di dollari in aiuti. La Clinton l’ha probabilmente ricordato a Tadic. Gli investimenti stranieri a Belgrado si aggirano sui 15 miliardi con gli italiani in prima fila (Fiat, Eni, Finmeccanica, Omsa).

 Gli ultra-nazionalisti serbi, legati ad un passato nostalgico, non vogliono dire addio definitivamente al Kosovo, considerato come loro culla. Tutta questa occidentalizzazione del Paese viene vista con il fumo negli occhi. La Jugoslavia non c’è più. Resiste soltanto un universo balcanico comune, una “Jugosfera“, neologismo coniato dal settimanale britannico Economist, un’area commerciale e industriale dove i popoli ex jugoslavi hanno deposto le armi e ripreso a cooperare.

 Come sia stato possibile che a Roma non si siano resi conto del pericolo della partita Genova lascia sorpresi. Il risultato è stato che le società civili dei due Paesi sono state sconfitte da un’orda composta da soltanto un centinaio di imbecilli.
Giuseppe D’Amato

Serbia at a historic crossroads: the European integration in exchange for waiving Kosovo. The U.S. as a sponsor. 


 Un musulmano ed un croato, entrambi moderati, compartiranno insieme ad un falco serbo la presidenza tripartita della Bosnia Erzegovina.  Bakir Izetbegović, figlio del leader musulmano Alija durante la guerra negli anni Novanta, ha già offerto il proprio impegno per una ricerca comune di pace e stabilità. Sulla stessa linea anche Željko Komšić. Ma come ribadito durante la campagna elettorale per le elezioni generali i serbi pensano più alla secessione che al rafforzamento dello Stato. Nebojša Radmanović esprime, però, una posizione meno dura rispetto a quella del premier Milorad Dodik, che ha definito la Bosnia Erzegovnia come un errore della storia e prevede la sua scomparsa nell’arco di qualche anno.

 Gli osservatori internazionali sono rimasti sorpresi dall’inusuale alto numero di schede annullate tra i serbi, quasi il 10% del totale. L’Osce chiede l’apertura di un’inchiesta. Da più parti si levano accuse di brogli.

 L’attuale Bosnia Erzegovina è nata con gli accordi di Dayton del 1995, che posero fine a tra anni e mezzo di guerra con 100mila morti. E’ stata creata una presidenza tripartita per rappresentare i principali gruppi etnici. La popolazione è divisa tra Federazione croato-bosniaca e Republika Srpska. Il sistema politico è straordinariamente complesso. Gli elettori scelgono i rappresentanti soltanto delle proprie entità. Ossia un residente della Republika Srpska non elegge i membri del Assamblea della Federazione di bosniaca, e viceversa. Nei 14 Parlamenti del Paese vi sono 5 presidenti, 13 primi ministri e 700 deputati per una popolazione di appena 4 milioni di persone.

 Il compito dei tre presidenti eletti è assai impegnativo. La crisi economica è pesante (2010, crescita del Pil del +0,5%) e la disoccupazione supera il 40% della forza lavoro. La giungla burocratica viene additata come causa principale della difficoltà per i privati di iniziare proprie attività produttive. Gli obiettivi di aderire all’Unione europea ed alla Nato restano lontani. La pace e la stabilità sono garantite da truppe straniere.

 Bruxelles ha esortato i vincitori delle elezioni di domenica a dimenticare le differenze etniche ed a rilanciare le riforme, che potrebbero rafforzare l’integrazione continentale e garantire un futuro alla popolazione locale. Lo scenario peggiore sarebbe un referendum per la secessione dei serbi o una serie di incidenti che provocarebbero un nuovo conflitto armato.


Hiroshima. “Ho 82 anni, la mia memoria diventa sempre più debole, ma quel giorno non lo dimenticherò mai”. Così ci accoglie Koji Hosokawa in un stanza del Museo della Pace. Lui si è salvato perché si trovava ad 1,3 chilometri dall’epicentro. E’ stato solo ferito dalle schegge. “Quel giorno – continua l’uomo – ha segnato tutta la mia vita. Ho perso mia sorella minore, uccisa dalla bomba. Quello è stato l’evento più triste della mia vita. Per tutti i 65 anni successivi non mi sono mai sentito al massimo moralmente”.  Per la prima volta un rappresentante ufficiale statunitense è stato presente alla cerimonia. Lei ritiene che sia venuto il momento che gli Usa si scusino per Hiroshima?

 “Parte di me pensa che l’America dovrebbe decidersi a compiere questo passo, ma non voglio che Washington si senta costretta a farlo. Chiedo solo rispetto e preghiera per le vittime di questa tragedia. Vorrei anche che ci si decida ad abolire una volta per tutte le armi atomiche”.

 Che sentimenti aveva nell’animo quel terribile giorno?

“Mi sentivo completamente perso. Non capivo cosa stava succedendo. Un caos totale”.

 Sono rimasto sorpreso che, come riporta un manifesto in visione al Museo della pace, il giorno dopo il bombardamento atomico la fornitura dell’energia elettrica riprese e 3 giorni dopo il servizio dei tram nei quartieri periferici della città era in funzione. E’ incredibile l’efficienza giapponese.

“A quel tempo il popolo aveva una eccezionale energia dentro. Ma attenzione. Qui dove c’è oggi il parco vi era un tempo un quartiere pieno di vita con oltre 4mila abitanti. In un secondo è tutto svanito. Se lei si mette qui a scavare trova ancora le ossa dei nostri morti. Qui sotto c’è l’Hiroshima del ’45, una specie di Pompei del 20esimo secolo. La Promotion hall (oggi conosciuta come Cupola o Dome) era un vanto per la città, per la sua bellezza, disegnato da un architetto ceco Jan Letzel. Là dentro sono morti tutti bruciati, erano a poche centinaia di metri dall’epicentro”.

Che tipo di messaggio per le prossime generazioni?

“Le armi atomiche sono il male e non le avremmo dovute mai creare. Molta gente non sa cosa sia successo veramente qui ad Hiroshima sulle persone. Attenzione questa tragedia potrebbe accadere anche a voi ed alle vostre famiglie”.

Giuseppe D’Amato  Fine Parte 2/3. – serie “L’eredità della Seconda guerra mondiale”. 65 anni dopo.

Google Translation of this article into English

 


Welcome

We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.

Rossosch – Medio Don



            SCHOLL