О гастарбайтерах и других “чурках” в Германии и в России
Статья – Штефан Шолль – “Московский Комсомолец” 22 июня 2010 г.
Stefan Scholl Moskovskij Komsomolets
On June 26 Lithuania’s former President and former Prime Minister, Algirdas Brazauskas, died at the age of 77 after a serious illness.
In the late 1980ies he became the chief of the Communist Party of Lithuania, which under his leadership supported the aspiration of the republic to become independent. “Either the Party has to radically change itself to get closer to the people, or it must liquidate itself,” he told The New York Times in 1990. In March 1990 Lithuania declared independence from Moscow and it was the beginning of the break-up of the Soviet Union.
Brazauskas was the country’s second-most popular politician in June after current President Dalia Grybauskaite, according to an opinion poll conducted in by Vilmorus for Valstybe.
In June 2010 Russia’s President Dmitry Medvedev awarded him the Order of Honour for his significant contribution to cooperation between Russia and Lithuania and good neighbourly relations.
- “President Brazauskas led Lithuania through a period of remarkable change and transformation. He played a crucial role in the independence movement that liberated his country and inspired people all over the world.
As the first president of a free Lithuania, and later as prime minister, he worked to deliver on the promise of democracy. Under his leadership, Lithuania joined NATO and the European Union and developed a strong partnership with the United States. President Brazauskas was a champion for his nation and his people”, US Secretary of State, Hillary Rodham Clinton.
- “The background in which he lived and worked, demanded to conform to Soviet conditions, but he had never forgot he was a Lithuanian, and he was a patriot of Lithuania,” the leader of the Belarussian Social Democratic Hramada, Stanislau Shushkevich.
Article - The New York Times, 1990. Article – The New York Times, 2010. Article – Deutsche Welle, 2010.
ПО-РУССКИ
Выступая в эфире радиостанции “Эхо Москвы” в 2008 г., Бразаускас рассказывал о том, как Литва становилась независимым государством.
ПРОГРАММА - “Эхо Москвы”
63-летний главный редактор крупнейшей польской “Газеты выборчей” Адам Михник: 
«В российско-польских отношениях нет симметрии. Россия — великая держава. Польша — страна среднего масштаба в Евросоюзе. Все зависит от того, какие тенденции возобладают в Кремле».
«Партия братьев Качиньских до сих пор была партией национального страха, национального комплекса неполноценности, национальной угрозы. Их идеология сводилась к тому, что все против нас: и русские, и немцы».
«Коморовский? Он консерватор. Либеральный. Католик. Демократ. Ответственный. Стабильный. Нормальный. Но, хотя я буду за него голосовать, он не герой моего романа».
«Лично мне никакое примирение с Россией не нужно. Я всю жизнь считал себя антисоветским русофилом».
«В Польше уже нет истерического отношения к вашей стране. Но кое-что осталось в нашей подкорке. И если такие настроения целенаправленно подогревать, то все это можно разбудить снова — как, кстати, и антисемитизм, и германофобию. Нынешняя Польша — страна успеха»
«С моей точки зрения, присвоение Степану Бандере звания Героя Украины — огромная ошибка Ющенко». Однако «…героизация Бандеры — это не символ возврата нацизма. Это символ поиска Украиной своей национальной идентичности».
«Реальный вызов для России — это не Польша, не Америка и не Западная Европа. Западная цивилизация — это, напротив, ваш натуральный союзник. Ислам и Китай — вот в чем сегодня заключается реальный вызов для России».
Статья Михаил Ростовский Московский Комсомолец № 25378.
Mikhail Rostovsky Moskovskij Komsomolets
The campaign to elevate the status of Estonian and to marginalize Russian goes on.
Article – New York Times – June 2010
Vincere ampiamente le elezioni con un netto incremento di seggi, ma non avere i voti sufficienti per creare una coalizione di governo. Questa è la situazione creatasi dopo le legislative di sabato 12 giugno. Il premier uscente Robert Fico tenterà di trovare una soluzione, ma gli osservatori sono pessimisti sulle sue possibilità di riuscita.
I 4 partiti di centro-destra hanno ottenuto 79 dei 150 seggi. I socialdemocratici (SMER) sono stati pesantemente danneggiati dal pessimo risultato degli alleati: il “Movimento per una Slovacchia democratica” dell’ex primo ministro Meciar, ad esempio, non è nemmeno riuscito a superare la barriera del 5% per entrare in Parlamento. “Se non troverò convergenze – ha osservato Fico ricevendo il mandato presidenziale – accetterò la situazione”.
Iveta Radicova, leader dei cristiani democratici (SDKU), potrebbe essere, quindi, la prima donna premier del Paese slavo. Anche lei avrà a che fare con alleati non facili. “Libertà e Solidarietà” dell’economista Richard Sulik ha nel suo programma la depenalizzazione della cannabis per motivi medici e i matrimoni tra persone dello stesso sesso
L’obiettivo dichiarato di SDKU (al potere dal 1998 al 2006) è far ridiventare la Slovacchia una delle “tigri” d’Europa. Primi compiti: ridurre il deficit e la disoccupazione. La sua è una ricetta di stampo liberista. I conservatori hanno già affermato di non volere pagare la quota Ue di 800 milioni di euro per aiutare la Grecia.
La crisi economica con l’aumento del debito statale, i difficili rapporti con la minoranza ungherese ed uno scandalo sul finanziamento di SMER sono stati i temi centrali della campagna elettorale.
Il Pil slovacco è sceso del 4,7% nel 2009, ma nel 2010 dovrebbe crescere del 2,7%. Il Paese slavo ha adottato l’euro nel 2009 ed ha uno standard di vita pari al 72% della media europea. Il deficit sul Pil è stato del 6,8% nel 2009.
La numerosa minoranza ungherese ha tirato un sospiro di sollievo per la mancata completa vittoria di Fico, le cui ultime decisioni hanno provocato parecchie incomprensioni con Budapest.
Risultati
|
Partito |
Percentuale |
Seggi |
| SMER | 34,79% | 62 |
| SDKU | 15,42% | 28 |
| Libertà e Solidarietà | 12,1% | 22 |
| CDM | 8,52% | 15 |
| Most-HID (minoranza ungherese) | 8,12% | 14 |
| SNP | 5,07% | 9 |
Affluenza 58,83%
Giuseppe D’Amato
Un esempio per tutti i Balcani. Lubiana e Zagabria stanno tentando di risolvere civilmente l’annosa disputa per i confini che si protrae dal 1991, ossia dallo scioglimento della Jugoslavia. In un referendum gli sloveni hanno approvato di affidarsi ad un arbitrato internazionale: 51,5% i “sì”, 48,5% i “no”. L’affluenza alle urne si è attestata al 42,2%.
In questi anni il governo di Zagabria ha chiesto a più riprese di dividere il mare davanti alla baia di Pirano a metà, mentre Lubiana, che ha solo 46 chilometri di costa, si è sempre opposta a ogni tipo di spartizione che potesse mettere in pericolo il suo accesso diretto alle acque internazionali nel nord dell’Adriatico attraverso il porto di Capodistria.
Molto positivi sull’esito del referendum sono i commenti delle dirigenze dei due Paesi in causa e dell’Unione europea. Grazie a questa consultazione popolare si sbloccano indirettamente i negoziati di adesione all’Ue della Croazia, che mira a diventare il ventottesimo Stato dell’Europa unita entro il 2012. Zagabria ha aperto con Bruxelles 30 capitoli negoziali e ne ha chiusi 18.
Per evitare risultati poco incoraggianti, ottenuti con l’entrata di Romania e Bulgaria nel 2007, sarebbe, tuttavia, auspicabile che la Commissione europea non abbassi gli standard richiesti per le adesioni. Bruxelles volge il suo sguardo all’intera area balcanica, dove odii atavici e spargimenti di sangue l’hanno fatta da padrone per secoli e dove, negli anni Novanta, si sono rivissute tragedie ed atrocità che il Vecchio Continente sperava di aver dimenticato dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La fretta potrebbe essere una cattiva consigliera quanto lo è stata con l’adesione alla moneta unica di Paesi che non erano pronti. Ad un certo punto, prima della complessa pratica balcanica, si potrebbe pensare ad un percorso accelerato per l’Ucraina, Paese attraverso il quale passano gran parte delle strategiche forniture di energia all’Europa.
L’Italia osserva con estremo interesse la disputa sloveno-croata. Il porto di Capodistria ha conosciuto nel corso degli ultimi anni una progressiva crescita della quantità di merce trattata. Qui fanno capo i traffici commerciali via mare di Paesi dell’Europa centro-orientale privi di sbocchi sul mare, quali Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia. Nel 2008 il porto di Trieste è stata sorpassato da quello vicino per numero di teu (containers) movimentati. La Regione Friuli Venezia Giulia ha dato, però, parere non positivo all’ampliamento dello scalo di Capodistria per una lunga serie di ragioni.
Il rispetto delle regole comunitarie è l’unico modo per evitare che la Casa europea, sognata dai “Padri fondatori” continentali, non si trasformi in un litigioso condominio.
Giuseppe D’Amato
Cartina dal sito Peacereporter.net
Sorprese a non finire nelle elezioni legislative in Repubblica ceca. I partiti di centro-destra hanno vinto la consultazione. I social-democratici (CSSD) sono sempre la prima compagine del Paese, ma non sono andati oltre il 22% di preferenze. Gli specialisti in sede di sondaggio assegnavano loro il 30%. Jiri Paroubek ha così lasciato la segreteria del Partito.
I democratici civici (ODS) hanno riportato il 20,2% dei voti, i conservatori di TOP09 (dell’ex ministro degli Esteri Karel Schwarzenberg) il 16,7, i centristi di Affari pubblici (VV) il 10,9%. Ci vorranno settimane di incontri per formare il nuovo Esecutivo, prevedono gli esperti, e solo un accordo di coalizione potrà portare stabilità. Le tre compagini insieme detengono 118 seggi. Il Toto-premier, nel frattempo, è già iniziato. Sarà il presidente Klaus l’ago della bilancia.
I temi più dibattuti della nervosa campagna elettorale sono stati il problema del taglio del debito statale e la riforma delle pensioni. La stampa praghese ha definito queste consultazioni come le più combattute ed appassionanti elezioni di sempre. 25 partiti con 5mila candidati hanno lottato per i 200 seggi della Camera bassa del Parlamento. L’affluenza alle urne è stata del 62,1%
In queste elezioni ha vinto il messaggio “facciamo il possibile per evitare uno scenario in Grecia”. I partiti di centro-destra vogliono tagliare le spese e lottare in modo più efficace contro la corruzione. Nel 2009 il Pil è sceso del 4,1%, mentre nel primo quadrimestre del 2010 è salito dell’1,1%.
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La riduzione del debito è l’obiettivo comune a tutta l’Europa centrale. In un report, edito all’inizio del maggio, la Commissione europea segnala il caso dell’Ungheria, già aiutata con 20 miliardi di euro: Budapest, si afferma, deve ridurre le spese per evitare amare ed inattese sorprese.
Le economie romena (dove gli statali hanno subito pesanti decurtazioni di stipendi) e bulgara appaiono ferme. La prima aumenterà dello 0,8% dopo un terrificante -7,1% nel 2009 (con un deficit di bilancio pari all’8% del Pil), la seconda rimarrà intorno allo zero. I fondi europei, che avrebbero potuto permettere di disporre di capitali per la crescita, sono praticamente bloccati per problemi legati alla corruzione in questi due Paesi.
I dati provenienti dalla Lettonia e dalla Lituania sono anch’essi poco rassicuranti. Le “tigri” del Baltico si sono letteralmente piantate. La grande incertezza sul futuro, le condizioni finanziarie sfavorevoli e la stretta fiscale sono indicate come le cause di questa realtà davvero nera. Il Pil lettone segnerà nel 2009 -3,5%, mentre quello lituano -0,6%. La frenata nel 2009 è stata, però, molto più brusca.
Nečas talks election - Prague Post -
At the summit held in the Russian city of Rostov-on-Don Presidents Medvedev and Van Rompuy signed a joint declaration on the modernization partnership, which is supposed to give Russia easier access to Western know-how and technology while committing the country to more democratic reforms and fighting corruption.
The EU leader cautioned that the program needed political will from Moscow to succeed. “For the partnership to become successful, the Russian modernization needs to become a reality and it needs to follow certain patterns to avoid protectionism,” he said,
Mr Medvedev took the opportunity to push for progress on Russia’s accession to the World Trade Organisation. Negotiations for Russian accession have been ongoing for 16 years, and it remains the only G20 country outside the grouping. The customs union between Russia, Kazakhstan and Belarus which came into effect earlier this year has threatened to further stall progress, although the USA has indicated that it is willing to push Russia’s application through.
The summit failed to yield progress on visa-free travel. EU officials dashed Kremlin hopes that a roadmap toward visa-free travel could be forged soon. In a surprising move, Moscow submitted its own framework convention for future visa-free travel between Russia and the EU-dominated Schengen zone. Russia is keen to attract skilled workers for key modernisation projects such as the new Skolkovo business park, under construction near Moscow.
Statement – EU Press release.
Nel mare increspato continentale è la sorprendente Polonia ad apparire come un’isola di stabilità. La sua economia ha affrontato la crisi nettamente meglio di quanto hanno fatto quelle della cosiddetta “nuova Europa”.
Se si segue il flusso di capitali dall’estero in entrata si capisce il perché. Solo nel primo trimestre 2010 il numero di investimenti diretti stranieri è stato di 132 con un aumento sull’analogo periodo del 2009 del 70%. Varsavia è anche la principale beneficiaria dei fondi Ue (tra cui fondi di coesione, fondi per l’agricoltura e fondi per la pesca). Tra il 2007 ed il 2013 ha ricevuto o otterrà ben 81,2 miliardi di euro, una somma pari all’incirca al 3,3% del Pil annuale.
Le ragioni di un tale imponente sforzo continentale hanno anche ragioni storiche e geopolitiche non solo economiche. Alla fine della Seconda guerra mondiale il Paese slavo fu abbandonato al suo destino dagli occidentali. Si è voluto ora, in qualche modo, saldare un debito morale e premiare i meriti conquistati nella caduta della Cortina di ferro. Una Polonia forte e ricca è una garanzia per l’area centro-orientale e la completa saturazione di antiche ferite coi vicini.
A parte queste considerazioni, fare business a Varsavia è conveniente. Le classifiche specifiche e i dati sono chiari: il tasso di corruzione è basso, quello del rischio è più che rassicurante, quello della libertà economica nella media. Le esenzioni fiscali, definite di concerto con Bruxelles, richiamano dall’estero investitori, che, però, devono impegnarsi per assumere personale locale e mantenere i posti di lavoro per almeno 5 anni. Automative, biotecnologie, agricoltura ed infrastrutture sono alcuni dei comparti più in crescita.
Varsavia ha oggi, quindi, l’occasione di ammodernare definitivamente il Paese, uscito prostrato dal periodo comunista, e sta sfruttando al meglio l’occasione. I campionati europei di calcio del 2012 metteranno in vetrina i risultati di questo intenso lavoro e potrebbero essere un ulteriore volano per l’economia nazionale se il comparto turistico inizierà a tirare come molti operatori sperano. Gli aeroporti ed i complessi alberghieri sono stati rimessi in ordine o costruiti, mentre il tallone d’Achille restano le strade.
I fondamentali polacchi sono soddisfacenti. Se nel 2007 il Pil è cresciuto del 6,8% per poi crollare nel 2009 a +1,7, nel 2010 l’aumento è previsto nell’ordine del 2,5-2,8%. Durante la crisi finanziaria del 2008 lo zloty è stato svalutato – salvo poi recuperare posizioni -, mentre le banche nazionali avevano pochi asset tossici.
L’ultima preoccupazione in ordine di tempo è il troppo rapido deprezzamento dell’euro a cui Varsavia ha collegato lo zloty. Aderire alla moneta unica era ormai un obiettivo prossimo tacitamente fissato per il 2012-2013, ossia al termine dell’operazione di rilancio del Paese pianificata nel 2000-2004. L’opinione pubblica ha finora assistito a polemici scontri tra specialisti e politici, con i conservatori fortemente contrari alla cessione di parte della sovranità nazionale a Francoforte. Ma aderire alla valuta continentale significa entrare con tutti e due i piedi nell’Europa del XXI secolo.
Avere i conti in ordine ed un’economia moderna pronta a competere nel mondo globalizzato sono requisiti essenziali, anche per contare nell’Unione europea. L’importante è essere pronti alla realtà post-2013, quando la pioggia di fondi Ue terminerà. Se nel frattempo si è costruito bene non ci saranno timori per il futuro, altrimenti torneranno i vecchi mal di pancia passati.
Giuseppe D’Amato
The Central and Eastern Europe continues to believe in the euro, despite the many problems in recent months, particularly for the crisis in Greece. Joining the single currency remains a goal of many countries in the area, but the eurozone must set its own house in order first. According to a study by the Financial Times, these are the reasons.
We are a group of long experienced European journalists and intellectuals interested in international politics and culture. We would like to exchange our opinion on new Europe and Russia.