“Damascus is the “Stalingrad” of Russian diplomacy. After years of geopolitical withdrawal, Moscow has chosen Syria as a way to revive its image of power in the world. “Not one step back” is the Kremlin’s new strategy, as it was for the Red Army along the banks of the Volga river during World War II. To be more convincing, the Kremlin has simultaneously flexed its muscles by supplying sophisticated […]


ITALIANO – ENGLISH

Altri lutti per la Polonia nella foresta di Katyn. Il Paese è letteralmente sotto shock: è morta buona parte della sua élite.

 Il presidente Lech Kaczynski, insieme alla moglie Maria ed ad una delegazione ufficiale, era diretta al cimitero monumentale, che ricorda i quasi 22mila connazionali massacrati dalla polizia segreta di Stalin nel 1940.

 Mercoledì scorso qui i due premier Putin e Tusk si erano incontrati per simboleggiare la riconciliazione di russi e polacchi, divisi da secoli di dissidi storici. Sabato era il turno di Kaczynski con una seconda cerimonia.

 Secondo le prime ricostruzioni il Tupolev 154, proveniente da Varsavia, si sarebbe abbassato troppo presto ed avrebbe colpito degli alberi con un’ala. Il velivolo è, quindi, caduto, spezzandosi in più tronconi a poche centinaia di metri dall’aeroporto di Severni nella regione di Smolensk, a circa 500 chilometri ad ovest di Mosca.

 Le condizioni atmosferiche nella zona non erano buone. C’era una fitta nebbia mattutina. La torre di controllo del piccolo scalo militare avrebbe invitato il pilota ad atterrare a Minsk o a Mosca. Al quarto tentativo, dopo tre falliti, la catastrofe.

 Della delegazione facevano parte oltre alla coppia presidenziale, il governatore della Banca centrale, i capi delle Forze armate,  una quindicina di parlamentari ed altre personalità religiose e del mondo della cultura. 96 i morti in totale.

 Il ministro della Protezione civile russa è subito volato a Smolensk. Il Cremlino ha organizzato una commissione d’inchiesta presieduta da Vladimir Putin. “Amici polacchi, siamo sconvolti per la tragedia avvenuta – ha detto il presidente Medvedev in un messaggio televisivo al popolo polacco -. Siamo con voi. Prometto che l’inchiesta sarà la più ampia possibile. Lunedì 12 sarà lutto nazionale in Russia”. 

 Il conservatore Lech Kaczynski era stato eletto capo di Stato nell’ottobre 2005 quasi a sorpresa. Filo-americano, euroscettico, in non buoni rapporti con il premier Tusk, avrebbe forse tentato di ottenere un secondo mandato in autunno. Il fratello gemello Jaroslaw è stato primo ministro per due anni ed è leader del partito Legge e Giustizia.

 La Polonia ha decretato sette giorni di lutto nazionale. “Questa è la peggiore tragedia dopo la fine della Seconda guerra mondiale”, ha evidenziato Tusk, che ha promesso che lo Stato, mutilato da questa sciagura, “continuerà a funzionare, funzionerà!”  Entro la metà del mese di giugno  si terranno le elezioni presidenziali anticipate.

 Il film del grande regista Wajda “Katyn“, che, per un paio di anni, ha subito in Russia l’ostracismo dei distributori, viene mostrato in prima serata domenica 11, subito dopo il telegiornale sul Primo canale nazionale, Ort. Il 2 aprile era stato proposto sul canale “Kultura“. Per la prima volta nella storia il telespettatore russo vede propri connazionali non vittime ed eroi nella Seconda guerra mondiale, ma nelle vesti di carnefici. I due Paesi slavi stanno mettendo a segno una vera rivoluzione nelle loro relazioni bilaterali.
Giuseppe D’Amato

* Elenco delle persone a bordo del Tupolev. Gazeta Varsavia.

* Aggiornamenti sciagura aerea Polonia-Russia. Insieme nel dolore. Basta incomprensioni. EuropaRussia,  12.04.2010.

* Kaczynski e la sua presidenza vedi libro L’EuroSogno e i nuovi Muri ad Est.

* Kaczynski, l’euroscettico, Intervista 2005. EuropaRussia

ENGLISH

* Katyn, the end of the shame. EuropaRussia. Poland, interview to president Kaczynski. EuropaRussia.

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The official opening ceremony to mark the beginning of the Nord Stream construction has been held  in the port of Vyborg in Russia’s Leningrad region. Nord Stream is a planned natural gas offshore pipeline from Russia to Germany.

See also Report Deutsche Welle, Report BBC. Nord Stream go-ahead, EuropaRussia

 8 aprile 2010. Il mondo è un po’ più sicuro dopo la firma di Praga. Le due superpotenze del Ventesimo secolo hanno voltato definitivamente pagina, indicando la via del disarmo nucleare globale. Mosca e Washington incamerano un bagaglio di credibilità incommensurabile da spendere nei prossimi negoziati sulla non proliferazione e lanciano indirettamente un monito a chi spera di farla franca, leggi Iran e Corea del Nord.

 Ma non è tutto oro quel che luccica. A Praga i sorridenti Medvedev ed Obama hanno dato un’interpretazione dello Start 2 opposta. I russi continuano a vedere attacco e difesa uniti legalmente ed in maniera vincolante, gli americani assolutamente no.

 La questione, su cui ora le due Amministrazioni evitano di sottilizzare troppo per incassare subito gli enormi vantaggi momentanei, non è da poco. In giro per il mondo si stanno sviluppando mini-scudi regionali per proteggersi da lanci isolati di missili a corto e a medio raggio. Gli ipotetici Paesi “pericolosi” (ex canaglia) hanno per ora questi vettori a disposizione; per quelli intercontinentali di concezione e tecnologia molto più complesse ci vorranno ancora degli anni (ecco perché Obama ha rinunciato ai progetti di Bush!).

 I tagli agli arsenali sono stati la parte del negoziato più semplice da concordare. Russi ed americani traggono in ugual misura vantaggi tecnologici ed economici rilevanti da questa decisione. Vengono mandate in pensione armi ormai vecchie e superate, la cui manutenzione incide troppo sui costi. Si registreranno risparmi finanziari sia sulle testate che sui vettori da utilizzare per la ricerca e lo sviluppo.

 Non tutti gli esperti militari, però, concordano sulla bontà dei numeri dell’accordo ed affermano che la riduzione degli armamenti è, invero, minima. Hans Kristensen, direttore del Nuclear Information Project, parla addirittura di cifre “truccate” se si calcola come una sola “testata nucleare” ogni singolo bombardiere dislocato, mentre, invece, a bordo di bombardieri nucleari come i B-52 possono essere caricati da 6 a 20 ordigni atomici.

 Per restare ai numeri: la Russia – come riporta il Bulletin of the Atomic Scientist – dispone attualmente di 4.850  testate “operative” (cioè efficienti, utilizzabili) mentre gli Stati Uniti di 5.200. Il nuovo trattato sottoscritto non taglia le testate nucleari “operative”, bensì quelle “dispiegate” (cioè montate sui vettori e pronte al lancio) e con gittata superiore ai 5.500 chilometri. È in questo modo che si arriva al “risultato” dello Start-2 di 1.550 testate e 800 vettori per parte.

 In questo computo non si tiene conto, tuttavia, del numero reale complessivo degli ordigni atomici stipati negli arsenali dei due Paesi e della quantità di testate caricate sui bombardieri nucleari. Per essere precisi bisognerebbe ancora aggiungere che dal calcolo sono escluse le altre 12.350 testate (non operative, ma non ancora smantellate) tuttora possedute complessivamente dalle due superpotenze del Ventesimo secolo. Tirate le somme, il 95% delle circa 23mila armi nucleari esistenti sul pianeta Terra restano nelle mani delle due maggiori potenze atomiche

 Russia e Stati Uniti incassano a Praga una vittoria politica e rilanciano la loro leadership a livello globale. Dire a loro di “no” su certi capitoli scottanti sarà in futuro più difficile.

Vedi anche: Un calcio alla Guerra Fredda, EuropaRussia

 

E’ difficile definire i moti kirghisi. Andare in piazza e spaccare tutto sembra quasi una cosa normale in un Paese in cui la democrazia stenta ad imporsi. L’endemica crisi economica, gli interessi locali e dei clan contrapposti nonché l’importanza geostrategica della repubblica sono una miscela davvero esplosiva.

Oggi, mai e poi mai, un osservatore potrebbe immaginare che il Kirghizistan – Kirghisia in italiano – pareva destinato a diventare una specie di “Svizzera” dell’Asia subito dopo il crollo dell’Urss nel ‘91. Allora brillava la “stella” del presidente Askar Akaiev, preso in simpatia da Washington, per l’appoggio incondizionato che diede a Michail Gorbaciov e a Boris Eltsin ai tempi del golpe dei vetero-comunisti. Questa terra, abitata per secoli da nomadi dediti alla pastorizia, comparve così prepotentemente sulle carte geografiche del mondo finanziario internazionale, diventando il laboratorio principale per le riforme liberali nell’ex Urss.

Nel ’93, grazie agli aiuti, soprattutto giapponesi, la Kirghisia fu la prima repubblica sovietica ad uscire dall’area del rublo, tanto che 5 anni dopo fu inserita di diritto nel Wto, l’Organizzazione del commercio mondiale, di cui, ancora ora, nemmeno la Russia fa parte.

Come sia avvenuto il crollo non è facile spiegarlo. I primi colpi allo Stato centrale vennero inferti dai radicali islamici. Ma anche il boom economico non si è mai realizzato nei fatti. Gli investitori stranieri non hanno dato seguito al loro interesse.

La “stella” dell’illuminato Akaiev si è così spenta nel 2005 con la “rivoluzione” (pro-occidentale) “dei tulipani”, che ha segnato il cambio di potere con la solita rivolta nelle strade e la successiva elezione di Kurmanbek Bakiev. La Kirghisia sembrava destinata a riprendere il suo corso democratico in un’area in cui i capi di Stato sono dei veri autocrati, ma possono contare sulle ricchezze del sottosuolo, cosa che Bishkek non ha.

Bakiev è stato, però, contagiato dai suoi colleghi asiatici ex sovietici. Il nepotismo ha iniziato a farla da padrone, i suoi alleati sono stati allontanati dal potere, la corruzione è tornata ad imperversare in un Paese in cui gli interessi delle regioni e dei clan sono spesso opposti.

Le ragioni di questa rivolta sanguinosa sono, quindi, principalmente interne. La grave crisi economica internazionale ha fatto mancare le rimesse delle centinaia di migliaia di kirghizi, emigrati soprattutto in Russia, ora senza lavoro. Il salario medio mensile si aggira sui 130 dollari.

Non è un caso che entrambe le rivolte siano scoppiate all’inizio della primavera e in aprile in particolare: gran parte della popolazione kirghiza è costituita da allevatori e contadini e questa classe sociale sta soffrendo molto. Per contadini e allevatori è il periodo più difficile: le scorte invernali sono ormai finite, ma la natura non si è ancora risvegliata, i soldi scarseggiano, prima che gli animali ingrassino e possano esser venduti e le coltivazioni dare i primi frutti. In più il 21 marzo è Nooruz, celebrazione del solstizio di primavera, festa religiosa musulmana ma con radici pagane, che «drena» le ultime finanze familiari.

L’aumento del prezzo della benzina, causato dall’incremento dei dazi sul petrolio da parte di Mosca, è stato il detonatore  ultimodella protesta. Ma il fuoco covava sotto la cenere già da tempo. Bakiev, originario del sud, è accusato di non aver mantenuto le promesse del 2005.

Il presidente voleva passare i suoi incarichi al figlio Maksim, che con la sua Agenzia di sviluppo ha tolto importanti risorse al governo. L’opposizione ha approfittato della sua assenza in Patria per bloccare immediatamente anche l’attività di alcune banche. Il clan Bakiev ha visto così i propri mezzi finanziari ridursi.

Il premier russo Putin, amico di Akaiev, non ha mai realmente sopportato il collega kirghiso, anche per il “tira e molla” per la base aerea Usa di Manas – a cui venne dato prima lo sfratto (quando Bishkek ottenne un consistente prestito russo) salvo garantire, in un secondo tempo, l’allungamento dell’affitto. 

 Gli strateghi pongono in evidenza che, dopo il cambio di potere in Ucraina ed adesso i moti kirghisi, le cosiddette “rivoluzione colorate” pro-Usa che tanto intimorirono il Cremlino stanno morendo una dopo l’altra. Il solo georgiano Saakashvili resta in sella.
Giuseppe D’Amato

Vedi anche Kirghisia: la rivoluzione rosso sangue, EuropaRussia 08.04.2010

 

 

Бакиев как политический лидер уже никому не интересен: ни России, ни США, ни киргизской нации. И по большому счету не важно, будет он добровольно слагать с себя полномочия, или – нет.  В Киргизии нет традиции мирной передачи власти оппонентам.

MK – Михаил Ростовский 

статья – 8.04.2010

 

 

 

 

E’ stato un bagno di sangue. Morti e feriti ovunque in Kirghisia. Assalti ai palazzi governativi, saccheggi, sparatorie nelle piazze. La rivolta è iniziata a Talas il 6 aprile, per poi spostarsi il giorno dopo nella capitale Bishkek. Prima di passare alle vie di fatto la folla protestava per l’aumento del prezzo della benzina, per le difficili condizioni economiche in cui versa l’ex repubblica sovietica, per la corruzione e per il nepotismo del potere.

 Il presidente Bakiev, costretto alla fuga dalla capitale, è accusato di non aver mantenuto le promesse della cosiddetta “rivoluzione” (pro-occidentale) “dei tulipani” del 2005, quando, in una situazione simile a questa, venne rovesciato l’allora presidente Akaiev. L’opposizione ha creato un governo di “fiducia nazionale” con alla testa Rosa Otunbaieva, leader del partito social-democratico.

 “Bakiev è vittima dei suoi stessi modi”, ha detto il premier russo Putin, ricordando quanto avvenuto 5 anni fa. Mosca ribadisce che i moti kirghisi sono “una questione interna”.

 La remota Kirghisia, estesa quanto l’Islanda con 5,3 milioni di abitanti incastonata tra il Kazakhstan e la Cina, è una pedina strategica fondamentale nello scacchiere internazionale. Dal 2001 Washington dispone della base aerea di Manas, indispensabile per dare aiuto logistico alle truppe Nato in Afghanistan, distante solo 500 chilometri. Da qui – e i russi lo ricordano spesso -, con un potente radar, si controlla lo spazio aereo della Cina settentrionale. Nel recente passato Bakiev ha prima litigato con gli Usa chiedendo la chiusura di Manas, ma poi ha finito per ottenere, nel giugno scorso, un consistente aumento dell’affitto. Contemporaneamente ha consentito a Mosca l’apertura di una seconda base dopo quella di Kant, che dista solo 50 chilometri da quella americana.

 Nei giorni passati il segretario dell’Onu Ban-Ki-Moon, in visita nel Paese asiatico, aveva criticato il potere per la crescente stretta sui mass media e per gli arresti fra i leader dell’opposizione.

Vedi anche Golpe, rivoluzione o semplice sommossa, EuropaRussia.

 

 Has the time come to recognize all the sins and help knowing the painful truth at the end? Is it also the moment to forgive and turn the page?

Russians and Poles commemorate the massacre of Katyn together for the first time. It’s probably the needed symbolic act to start new relationships. Willy Brandt, Chancellor of the Federal Republic of Germany, knelt before the Warsaw Ghetto Memorial in December 1970. In 1984 the French president François Mitterrand and the German Helmut Kohl stood hand-in-hand as they paid tribute to the soldiers from the two countries who died in combat during the First World War.

 For seventy years, Katyn tragedy has provided Soviet and Russian governments with a political and diplomatic headache. It is the heart of the dispute between Moscow and Warsaw that has even undermined EU-Russian relationships with unthinkable consequences in the recent past, after May 2004.

  Until the late 1980s, the official version was that German troops had killed about 22,000 Poles in 1941, in the wake of the German attack on the Soviet Union. But the Germans uncovered the mass graves at Katyn in 1943 and shifted the blame towards the Soviets.

 The truth emerged almost half a century later. The then Russian president Boris Yeltsin opened the archives in 1992 and released documents carrying the signature of the Soviet dictator Joseph Stalin. It was the first piece of irrefutable proof that Soviet death squads, not German soldiers, were the perpetrators.

 “I did it right away,” said Yeltsin. “Every secretary-general of the Communist Party handed these documents to his successor, who put them in his personal safe and kept silent.” Yeltsin offered his apologies to Poland, according to witnesses, with tears in his eyes.

 Now Poland demands the opening of archives related to an investigation, carried out between 1990 and 2004, of the massacre, as well as an official rehabilitation of the victims.

 Arguments between Russia and the West about who was responsible with Adolf Hitler for the start of World War II cast a shadow over last year’s 70th anniversary commemorations in Gdansk and still irk relations. The Kremlin has resisted attempts to challenge the Soviet role in World War II, in which 27 million Soviet citizens died, according to official figures. Prime Minister Putin underlined that he is aware of how important the issue is for Poles when he invited his colleague Donald Tusk.

 Katyn massacre is only a drop in the ocean of blood caused by Stalinism. According to the latest research, other 100,000 Poles living in the Soviet territory died in gulags. But millions of people, above all Russian citizens, lost their lives in the 1930s and in the 1940s. These elements give some explanation of Moscow’s attitude towards its history.

 In the current attempt of reconciliation the two Slavic countries requested the Catholic and Orthodox Churches for help. It was the same solution used in 1965, when Polish bishops wrote an historic letter to German hierarchs furthering the process of pacification between both nations.

 It is also important that the Federal channel “Kultura” transmitted the documentary film “Katyn” by the Polish director Andrzej Wajda. For the first time since the invention of television Russian audience could see their people not behaving as heroes or becoming victims of the evil but acting as criminals. Last Friday’s show must not be forgotten when experts will discuss about censorship.
Giuseppe D’Amato

See also Danzica – 70 anni dopo, EuropaRussia.  Andrzej Wajda. Katyn. The defeat of the silence, EuropaRussia.

Russian archivists have said that Swedish diplomat Raoul Wallenberg may have still been alive after July 17, 1947, Swedish news magazine Fokus reported.

The orginal article in Swedish  »Raoul Wallenberg var Fånge nr 7«. In English article The Jerusalem Post.

Средний размер взятки в России в 2009 году вырос более чем в два раза и превысил 23 тысячи рублей. В 2008 средняя взятка тянула всего на 9 тысяч. Всего же в России выявлено почти 44 тысячи преступлений в коррупционной сфере, совершенных против государственной власти, интересов государственной службы и службы в органах местного самоуправления.

Статья

Премьеру фильма Анджея Вайды “Катынь” на конец-то показывают по российскому телеведению на канале “Культура”

статья

Check also: Interview with Andrzej Wajda. Katyn. The defeat of the silence, EuropaRussia.

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