“Damascus is the “Stalingrad” of Russian diplomacy. After years of geopolitical withdrawal, Moscow has chosen Syria as a way to revive its image of power in the world. “Not one step back” is the Kremlin’s new strategy, as it was for the Red Army along the banks of the Volga river during World War II. To be more convincing, the Kremlin has simultaneously flexed its muscles by supplying sophisticated […]


Eвросоюз рассматривает Туркмению в качестве одного из главных поставщиков сырья для газопровода Nabucco, который должен обеспечить Европу в обход России газом Прикаспийского региона. По мнению экспертов, несмотря на то что Франция является участником проекта «Южный поток» (South Stream), она рассматривает свое участие и в Nabucco.

Независимая Газета 2.2.10г.

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 Dopo tanto attendere sono stati finalmente pubblicati i dati ufficiali. Il Pil è crollato del 7,9%, mentre nei 12 mesi precedenti era cresciuto del 5,6%. Era dai tempi dell’Urss che la ricchezza nazionale non subiva un tale arretramento. Nel 1998, quando la Russia fu costretta a svalutare pesantemente il rublo ed i forzieri della Banca centrale erano desolatamente vuoti, il Pil era sceso soltanto (si fa per dire!) del 5,1%. Troppi sono i settori, che hanno sofferto la crisi finanziaria. Su tutti spicca quello delle costruzioni (un tempo sembrava quello della “gallina dalle uova d’oro”) con un -16,4% (nel 2008 +11,9%).

 Il modello di sviluppo industriale in Russia va rivisto al più presto per evitare futuri guai e sacche spaventose di povertà. Numerose produzioni, che si erano salvate dopo il crollo dell’Urss nel ‘91, non sono più concorrenziali. Il governo Putin studia da tempo soluzioni non facili da identificare. Cosa fare, ad esempio, nelle cosiddette “città mono-industriali”, sorte attorno ad un’unica azienda, che, ora fermandosi, mette a rischio la vita dell’intera collettività? Nell’immenso Paese slavo si contano circa 400 di queste realtà. Dall’ottobre 2008 ad oggi ben 940mila lavoratori sono stati licenziati. I disoccupati sono attualmente più di 2milioni e 100mila unità.

 Negli ultimi mesi del 2009 la situazione è leggermente migliorata, poiché il Cremlino si attendeva una discesa del Pil tra l’8,5 ed il 9%. L’esportazione di petrolio, le cui quotazioni hanno raggiunto i 70 dollari al barile, ha permesso un leggero recupero. Il boom russo nei primi anni del secolo era dovuto principalmente all’aumento vertiginoso dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali. I proventi dell’export dell’“oro nero” equivalgono oggi al 25% del Pil federale, ma dovrebbero scendere al 14% in un decennio se la politica di diversificazione economica dell’Esecutivo avrà successo.

 Il Cremlino si ritrova davanti ai soliti atavici problemi, rimasti in sospeso per troppo tempo. Il Pil federale tornerà ai livelli pre-crisi solo alla fine del 2012. L’economia russa incide non poco in quelle dell’intera area ex sovietica. In Asia centrale le ex repubbliche sorelle continueranno così a guardare con sempre maggiore interesse alla vicina Cina, sempre più assetata di materie prime. La perdita di influenza a tutto vantaggio di Pechino è la logica conseguenza.

 I primi dati del 2010 indicano che l’economia russa è in sostanziale crescita. Secondo gli esperti il primo semestre darà qualche buon risultato, ma ci si attende una contrazione nel secondo. La Banca mondiale ritiene, comunque, che nel 2010 la Russia crescerà complessivamente del 3,2%. Più ottimistiche le previsioni del Fondo monetario internazionale: +3,6%.

 Warriors of Ukrainian nationalists OUN-UPA are now officially considered fighters for Ukraine’s independence. The decision was taken by outgoing president Viktor Yushchenko, who issued a decree. Some days earlier the Ukrainian leader awarded the honorary title of national hero to Stepan Bandera, one the most divisive figures of Ukraine’s 20th century history. This new status, Yushchenko said, “had been awaited by millions of Ukrainian patriots for many years” and was a fitting reward for his “demonstration of heroism and self-sacrifice in fighting for an independent Ukraine”.

 Bandera is regarded as a hero in nationalist western regions of the country, which looks more to the West for inspiration. But the Russian-speaking East, which has historical links with Moscow, views him as a Nazi collaborator and a war criminal. During the WWII millions of Ukrainians (from 5 to 7) fought within the Red Army and few hundred thousands, mainly from the regions of Galicia and Volhynia, joined the Germans, hoping in a future independence, that was actually never promised by Berlin.  

 Bandera was the leader of the Organization of Ukrainian Nationalists (OUN), a pro-independence guerrilla movement that briefly allied with Nazi Germany during the invasion of the Soviet Union in 1941. The alliance was short-lived. Bandera was soon arrested and interned in a concentration camp in Sachsenhausen. His followers carried out partisan operations against the German occupiers, but when the Germans finally retreated, the OUN continued the fight against the Soviets. Bandera was assassinated by a KGB agent in Munich in 1959.

 Moscow is furious that Mr Yushchenko made these steps.  A legal action demanding the recognition of Stepan Bandera as a Nazi criminal, guilty of the genocide of Poles, is being prepared in Poland, a representative of the Russian Union of Former Minor Prisoners of Nazi Concentration Camps told. In Rabbi Berl Lazar’s opinion Yushchenko’s decision  promotes a “false and distorted” view of the activities of his OUN. The Simon Wiesenthal Centre highlighted in a statement that Stepan Bandera and his followers were linked to the deaths of thousands of Jews. Mark Weitzman, the centre’s government affairs director, thinks that it was a travesty to grant the honour to Bandera as the world paused “to remember the victims of the Holocaust on Jan. 27.” Simon Wiesenthal lived in Lviv many years and was acquainted with the OUN activity. They brutally murdered hundreds of thousands of Jews, Poles, Russians and Ukrainians.

 Ukraine will choose Yushchenko’s successor on February 7th. Viktor Yanukovich and Yulia Tymoshenko, are competing for voters on both sides of the county’s East-West divide. Both candidate at the run-off avoided any comment fearing to alienate some section of the population. The posthumous honour for Bandera will be seen as a last ditch attempt by Yushchenko to sabotage his successor and stick a middle finger up at Kremlin. In 2007 he similarly honoured Roman Shukhevich, a no-less controversial contemporary and comrade of Bandera.

 “It’s up to the people to decide whether Stepan Bandera deserves the hero title or not. But the president shouldn’t escalate through his action the confrontation between the older and younger generations, and between the country’s east and west. That we don’t know the true history of Bandera’s activity is a fact. But the president should always act wisely,” the first Ukrainian post Soviet independent president Leonid Kravchuk said.

 When politicians start dealing with history a big damage is always made to their countries. The historical truth can be established only by independent professional historians and not decided under the pressure of the moment or of different interests. These issues are often used to cover other more tough problems.

Giuseppe D’Amato

Сергей Тигипко «Oбъединяться в единый блок с Тимошенко или  Януковичем, войти в их команды ради каких-то должностей – этого не будет».

Комсомольская Правда Украинa

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Quinto incontro in poco più di 15 mesi. La Russia sta mantenendo l’impegno preso all’indomani della fine della guerra con la Georgia di tentare di risolvere le questioni degli “Stati non riconosciuti” nello spazio ex sovietico. Il presidente Dmitrij Medvedev ha accolto con tutti gli onori i colleghi azero Ilkham Aliev ed armeno Serzh Sakisian a Krasnaja Poljana, località dove si terranno i prossimi Giochi olimpici invernali nel 2014.

 In due ore di colloqui, ha comunicato il ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov, le parti hanno analizzato le proposte preparate dal gruppo di contatto di Minsk dell’Osce. Fonti vicine ai negoziatori, citate dalle agenzie di stampa russe, affermano che presto una delegazione separatista del Nagorno-Karabakh verrà invitata a partecipare alla trattativa.

 Erevan ha ribadito che non può prendere impegni a nome di altri e pensa al pieno ristabilimento dei rapporti con la Turchia, Paese con cui i rapporti sono stati a lungo interrotti per il mancato riconoscimento da parte di Ankara del genocidio degli armeni nel 1915. Il Cremlino continua a ripetere che per il Nagorno-Karabakh serve una soluzione, non catapultata dall’estero, che mantenga i difficili equilibri in Caucaso. Bakù insiste per l’indivisibilità del territorio nazionale. “Serve – ha sottolineato senza mezzi termini il leader azero Aliev – che l’Armenia inizi a ritirare le sue truppe”.

 Come si ricorderà la questione di questo piccolo enclave armeno in Azerbaigian scoppiò nell’88 ai tempi della perestrojka gorbacioviana. Nel ’94 l’indipendenza da Bakù, non riconosciuta a livello internazionale, dopo una guerra sanguinosissima ed un milione di profughi.

  L’Azerbaigian, oggi in possesso di cospicui mezzi finanziari grazie ai proventi petroliferi, ha più volte minacciato nel recente passato di tornare a far ricorso alle armi. La pazienza ha un limite, è il messaggio recapitato ad Erevan.

 A metà del mese di gennaio il premier turco Erdogan, in visita ufficiale in Russia, ha appoggiato pubblicamente gli sforzi del Cremlino. Mosca ed Ankara hanno messo in piedi una superconveniente partnership strategica in campo energetico e commerciale. Nell’autunno 2009 sono stati firmati contratti di grande valore economico. Quest’anno si sono poste le basi per costruire un nuovo oleodotto in Anatolia in direzione del mar Mediterraneo. La Turchia sta diventando un hub per la distribuzione delle materie prime in transito dall’Asia verso i ricchi mercati europei. Mosca parteciperà anche alla realizzazione di una centrale atomica nei pressi della città di Mercin.

  Il premier russo Putin ritiene che unire il problema della normalizzazione dei rapporti turco-armeno con quello del Nagorno-Karabakh non sia corretto, ma si allungano i tempi. Russi e turchi stanno in pratica mettendo in campo tutta la loro influenza sui litiganti per portarli a più miti consigli. I Grandi dell’area hanno bisogno della pace e della stabilità per i loro affari. L’era delle faide perenni è destinata a finire.

 I russi non si fidano più tanto dell’informazione ufficiale. Il Cremlino corre subito ai ripari. Chi vorrà fare politica a livello regionale d’ora in avanti dovrà conoscere Internet, usarlo e partecipare attivamente ai social forum. Ne dà notizia l’autorevole quotidiano Nezavisimaja Gazeta, citando fonti dell’Amministrazione presidenziale.

 Dall’ottobre 2008 il giovane leader russo Dmitrij Medvedev ha un suo blog, assai popolare, attraverso il quale conversa con la gente. Lo stesso dovranno fare in futuro i capi regionali se hanno ambizioni con la A maiuscola. Mosca darà delle valutazioni caso per caso e questa inciderà notevolmente sulle candidature.

 Finora la rete è stata utilizzata dai politici unicamente per comunicati stampa e per propaganda elettorale. Sono pochissimi, ad esempio, i governatori che sono in contatto continuo con gli internauti il cui numero è ormai in crescita vertiginosa.

 Secondo alcune indagini i russi cercano principalmente notizie personali sui vari funzionari ed uomini pubblici. Si vuol sapere se hanno ville di lusso, orologi speciali, automobili fuoriserie, mogli inaspettatamente ricche. Recentemente, grazie al web, si è scoperto che un governatore ha un Rolex da 31mila dollari, un vice sindaco ha al polso un orologio che di listino vale più di un milione di franchi svizzeri, un altro alto responsabile si è fatto acquistare una Mercedes da mille e una notte al modico costo di 150mila euro.

 Chiunque può mettere in circolazione notizie per la rabbia di funzionari che sperano al contrario nella riservatezza e nel silenzio. Non poche denunce sono arrivate fino ai tribunali. Un deputato della regione di Vladimir, tale Volodia Kisiliov, ha litigato per giorni con un anonimo, a cui ha poi fornito il suo numero telefonico dell’ufficio. “Se sei un uomo!” chiama, l’invito. Questi gli ha risposto che era disponibile ad incontrarlo, ma in piazza davanti a dei presenti. La corrispondenza si è interrotta dopo che la locale questura ha chiesto al webmaster l’indirizzo IP (ossia del computer) dell’anonimo.

 Duecento euro di multa ha beccato un giornalista per aver dato della “bestia” ad un governatore. In generale, i funzionari cercano di far cancellare dai blog i commenti più disdicevoli. Certa pubblicità in quegli ambienti non piace proprio.

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 The blunt-spoken Yanukovych against the ‘gas Princess’ at the runoff. There was no surprise at the first round of the Ukraine’s presidential election. The former CEO of the National Bank, Serhiy Tihipko, didn’t succeed in overtaking Yulia Tymoshenko, but he got more than 3 million votes.

 The Orange Revolution is over. President Viktor Yushchenko, who led it in 2004, trailed in the polls with just over 5 percent. He completely wasted the popularity he conquered 5 years ago when millions of people supported him and his policy.

 The Orange Revolution had an incredible impact on the former USSR similar to the one caused by the Berlin’s Wall fall on Central Europe. After centuries the Russian pole has found a great competitor in the EU and the regional balance has moved westwards. The European enlargement to the East in May 2004 indirectly helped the creation of this favourable situation for the oranges. Since then, the Ukraine’s membership in the European Union has become a popular topic in Brussels. Ukrainians will remember the Orange Revolution for the hope they acquired for a better future at home and for the disappointment they got for the broken promises and the long period of political paralyses.

 Despite warnings of large-scale election fraud in the days leading up to Sunday’s vote, officials and election observers said the ballot seemed fair and orderly. There was no evidence of voter intimidation or organized fraud.

 “Ukraine is a European democratic country”, said Yushchenko in a sort of political will at the polling station. “It is a free nation and free people.” This point of view can be shared. In these years Ukraine has demonstrated to be probably the most developed democracy in the former USSR. Where might another real multi-parties system be found as in Kiev? Where is the same full freedom of speech guaranteed in the Soviet area?

 Thus, the Ukrainian disappointment for not having become a EU member with a new formula during the orange power can also be shared, especially if we consider the membership given to the problematic Bulgaria and Romania in 2007. Brussels would have had a better position in the control of the strategically important gas and oil pipelines from Russia and Asia.

 Despite Tymoshenko’s second place finish, her sharp political instincts give her the edge in the runoff vote. Oleksandr Turchynov, the head of Tymoshenko’s election headquarters, said they are sure that the voters backing Tihipko, Yuschenko, Change Front head Arseniy Yatsenyuk and some other contenders in the first round will support Tymoshenko in the runoff regardless of the position of the candidates themselves.

 But Tihipko said he did not intend to support any candidate in the runoff even if he was offered the post of prime minister. He had personal links with Tymoshenko’s circle when he was the regional Dniepropetrovsk’s leader of the Komsomol, the Communist Union of Youth in the late Eighties. Tihipko has also been for years one of the most faithful advisers of former Ukrainian president Leonid Kuchma, who chose  Yanukovych as his successor in 2004.

 The next Ukrainian president will likely concentrate on consolidating power and shoring up the economy. Ukraine’s currency crashed in 2008, the economy sputtered and the IMF had to step in with a $16.4 billion (euro11.41 billion) bailout. Ukraine’s gross domestic product plunged by 15 percent in 2009, according to the World Bank.

 Wealthy businessmen are likely to retain a tight grip on the economy and the main enterprises and to hold sway over politics. They will be the main security against a too strong Russian influence on their country in next future.

Giuseppe D’Amato

 Il gigantesco Janukovich contro la peperina Timoshenko al ballottaggio. Questo il responso del primo turno delle presidenziali ucraine. Le previsioni della vigilia si sono avverate in pieno. L’oligarca Tigipko non è riuscito ad inserirsi come terzo incomodo, ma potrà far pesare i suoi tre milioni voti in futuro.

 La rivoluzione arancione tramonta definitivamente con il suo leader. Il presidente uscente Viktor Jushenko è riuscito nell’ardua impresa di sperperare quell’enorme bagaglio di simpatia e popolarità conquistato nell’autunno 2004. Allora milioni di persone scesero in piazza per sostenerlo e per dire “no” a brogli e soprusi.

 La rivoluzione arancione è stato un evento sconvolgente che ha avuto nello spazio ex sovietico effetti simili a quelli prodotti dal crollo del Muro di Berlino per l’Europa orientale. La speranza di un futuro migliore e le porte finalmente aperte da parte del ricco Occidente i maggiori risultati, vanificati in parte dalla litigiosità dei suoi leader.

 A parte i soliti problemi organizzativi e i tradizionali dubbi di regolarità in certe località l’Ucraina ha dimostrato di essere probabilmente la maggiore democrazia nell’area ex sovietica. Ha ragione Jushenko, nel suo testamento politico, ad affermare che il Paese è “democratico di stampo europeo”, una “nazione libera”, abitato da “gente libera”. Dove si può trovare nell’ex Urss una vera realtà multipartitica come quella ucraina e la piena libertà di parola?

 Condivisibile è a questo punto la delusione di Kiev per non essere stata fatta aderire d’urgenza all’Ue nel 2007-08 con una qualche formula, a vantaggio delle ugualmente problematiche Romania e Bulgaria. Bruxelles si sarebbe perlomeno garantita le strategiche vie di approvvigionamento delle materie prime dalla Russia e dall’Asia.

 Il ballottaggio è aperto nonostante i 10 punti di differenza del primo turno. Notoriamente la Timoshenko è bravissima nei recuperi ed è molto più abile del russofono davanti alle telecamere.

 

Risultati del 17.01.2010 – Dati della Commissione elettorale

Affluenza: 67% – circa 8 punti in meno del 2004

24,1 milioni di votanti

Candidati

percentuale

Numero voti

Janukovich

35,3%

8.5 milioni

Timoshenko

25%

6 milioni

Tigipko

13%

3,1 milioni

Jatsenjuk

6,9%

1,6 milioni

Jushenko

5,5%

1,3 milioni

 For the first time in many years the power is actually at stake in Kiev. Eighteen are the candidates at the first round of the presidential election. There are not really great ideological or ethnical differences among them. The image of the candidate will give him or her the victory. 20% of the electors are uncertain who to vote for. Some experts say that the central Ukrainian regions along the river Dnepr will be crucial in the second round runoff.

 Sunday’s election for president, the fifth since independence from the Soviet Union in 1991, takes place amid deep economic gloom in Ukraine where the global recession has hit jobs, family budgets and pockets.

 According to several polls taken this week, Viktor Yanukovych will collect more than 30 percent of the vote Sunday, while prime minister Yulia Tymoshenko will get 15 percent to 20 percent. The outgoing President Viktor Yushchenko is supported by slightly more than 3 percent of the electorate. He is widespread considered the main responsible for the economic crisis and the political paralyze after 2006. For Russia’s VTsIOM the former CEO of the National Bank, Serhiy Tihipko, might be the surprise. Yushchenko may agree with him to knock out his prime minister and have better guarantees for the future.

A December 2009 poll found that 82 percent of Ukrainians expect vote rigging, as in 2004. These fears are shared by election observers, both international and domestic. The later also fearing the lack of an independent exit poll.

 Both Yanukovych and Tymoshenko have been accused of having close links with Russia. But Ukraine is not coming back under Kremlin’s supervision. National entrepreneurs have their own interests that are often in contrast with those of their Russian competitors. Kiev will continue its way towards a better integration with the European Union and one day will be a full EU member.

Yushchenko’s main mistake in foreign policy was to force this westwards direction and to want a fast membership in NATO at any cost. He forgot the historical roots of his mainland.  

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