The world is a little bit safer today after the agreement among former foes on the most complex part of the Cold War legacy. The U.S. Senate passed the New START treaty by a vote of 71 to 26 on Wednesday, while the Russian parliament may give its approval to the pact soon. Moscow becomes [...]
“As far as I know, this conflict has been ended,” Yanukovych told reporters during a visit to Poland, Ukraine’s co-host for the 2012 European football championships.
Yanukovych said he stepped in personally to settle wrangling over alleged government interference in Ukraine’s football association, which is banned under the game’s rules and can lead to nations being barred from international competition.
Article – AFP – February 3rd, 2011
«Ситуация в государственной нефтяной промышленности была такой, что страна с огромными запасами нефти входила в зиму 1992 года без бензина… Вся выжившая в 90-е годы промышленность была спасена только потому, что была передана в частные руки. Сейчас идет противоположный процесс — огосударствление экономики… Решение о приватизации — это мужественное, продуманное, важнейшее решение, которое спасло экономику страны… В какой-то момент Примаков сказал: “Я готов два года поработать президентом, а потом, может быть, Степашин меня сменит”…Березовский политически очень талантливый человек, буквально пульсирующий и фонтанирующий идеями, абсолютно неуемная личность…Все, о чем Борис Николаевич попросил Владимира Владимировича, было сказано публично — он сказал: “Берегите Россию”…В 1991 году перед Ельциным стояли совершенно другие задачи — прокормить население. В городах-миллионниках продуктов оставалось на 3—4 дня, все другие задачи на этом фоне бледнели…. Декабрьские думские выборы 99-го года абсолютно поменяли весь сценарий…. Ельцин увидел, что его предложение поддержать молодого премьера Путина нашло полную поддержку у россиян. Именно Путин, как локомотив, вытянул “Единство”…».
Статья Михаил Ростовский Московский Комсомолец № 25558 от 1 февраля 2011 г. Mikhail Rostovsky Moskovskij Komsomolets
«Многих из новоявленных шахидов да шахидок Россия взрастила себе сама. Зря она дала властям и органам безопасности в кавказских республиках столько свободы и денег, чтобы те тупо и жестоко издевались над молодыми мусульманами и в целом над кавказской молодежью, которую можно арестовывать или сразу убивать, а потом победоносно презентовать московским тележурналистам как уничтоженных матерых бандитов. Но это никоим образом не оправдывает кавказских подпольных исламистов, которые преподают той же молодежи по сути фашистский ислам: “Убей неверных, убей недостаточно верующих, убей себя — и вечный рай тебе обеспечен!”…
И они есть не только на Кавказе. Взрывают православную Москву, взрывали также католическо-лютеранский Нью-Йорк, католический Мадрид, протестантский Лондон…
Один мой немецкий товарищ, специалист по конфликтам в традиционных обществах, работает сейчас советником германских властей по Афганистану. Он бывает там часто, опасается, что западный альянс проигрывает войну так же, как до него Советский Союз. И при этом утверждает, что против немцев, которые “отвечают” в основном за северные районы страны, воюют главным образом не талибы, а волонтеры из Чечни и других кавказских республик. Молодые абреки тренируются там на немцах, чтобы потом у себя дома стрелять в российских военных и милиционеров….
Прав глава Международного комитеа Совета Федерации Михаил Маргелов: НАТО в Афганистане защищает в том числе и интересы России….»
Статья – – Штефан Шолль – Московский Комсомолец № 25554 от 27 января 2011 г.
Stefan Scholl Moskovskij Komsomolets
The Apostolic Nuncio, Mgr Antonio Mennini, said goodbye to Russia’s Catholic community. In his address, he appealed for unity against any resigned acceptance of Catholic-Orthodox division.
“With perestroika, the Catholic Church, like the Orthodox Church, came out of a long period of trials and persecution,” he said. “Now these problems are slowly finding a solution, and Catholics feel increasingly part of the country. This comes with a gradual opening to cooperation and dialogue at the social and Church levels… Culture, education and social services are privileged fields because Christians are increasingly conscious that they must respond together to the growing challenges of secularist society… Today the contribution the Catholic Church can make to Russian society and the Russian Church is that of Christian witness and presence, especially in the cultural and social fields, which for historical reasons were monopolised in Russia by the atheistic regime.” Indeed, “I think that Russian Catholics can find their place and discover their mission in society to the extent that they deepen the knowledge and experience of their tradition, of their ‘Catholicity’.”
In appealing to unity, Mgr Mennini did not refer only to relations “to brothers in other faiths or Christian confessions,” but also to “the Catholic community, its associations, parishes and families: that they may all be one so that the world may believe and may be the subject of your daily and lifelong prayers.”
Appointed nuncio to Russia in 2002 by John Paul II, Mgr Mennini, 63, will now devote himself to relations with the Anglican Church, after personally experiencing renewed cooperation with the Moscow Patriarchate.
Complete Article – AsiaNews
“Questo è un bel regalo ai nazionalisti russi”. Aider Muzhdabaiev, vice direttore del quotidiano Moskovskij Komsomolets, il giornale più letto a Mosca, non ha dubbi: l’attentato all’aeroporto Domodiedovo serve soltanto alle forze più radicali.
“I terroristi – esordisce al telefono questo tataro di Crimea, che vive da anni nella capitale russa, – hanno scelto benissimo il luogo dell’attentato. L’azione è stata pianificata in tutti i particolari. L’uscita del terminal arrivi internazionali sopra al parcheggio scoperto non è controllata. Vi sono tutti i macchinari, ma nessuno li usa. Sono passato di lì milioni di volte e non c’era mai neanche un poliziotto. Gli attentatori avrebbero potuto portare decine di chilogrammi di esplosivo e non solo sette.”
Allora il presidente Dmitrij Medvedev ha ragione a prendersela con i servizi di sicurezza presenti all’aeroporto? Il Cremlino ha annunciato di voler licenziare un sacco di gente: si stanno soltanto definendo le responsabilità. Si prevede un terremoto nelle alte sfere e non solo. “Lo ripeto: l’attrezzatura laggiù all’aeroporto c’è, ma nessuno la usa. Attenzione. Il messaggio di questi delinquenti è chiaro: ‘stranieri state alla larga dalla Russia. Questo non è un posto sicuro per voi’. E’ stato colpito il terminal arrivi internazionali, lo ripeto”.
E Mosca, tra l’altro, ha vinto l’organizzazione delle Olimpiadi di Sochi nel 2014 e del campionato del mondo di calcio del 2018. Chi ci potrebbe essere dietro questa azione terrorista? La stampa federale pubblica una lunga lista di possibili ideatori. “E’ difficile dirlo senza tutti i necessari riscontri del caso. Se è stato realmente utilizzato un kamikaze, come finora riportato dalla polizia, il pensiero va subito agli estremisti del Caucaso. Su Internet quell’uomo, sempre che sia lui, ha fatto testamento in un video in cui urla ‘vi ammazzo tutti!’”
Politicamente chi potrebbe avvantaggiarsi in Russia? Non dimentichiamoci che a dicembre sono previste le legislative e presto il tandem Medvedev – Putin dovrà scegliere il candidato del partito del potere per le presidenziali di marzo 2012. “Il russo medio è abituato a pensare automaticamente da anni che solo Vladimir Putin sia in grado di fronteggiare il terrorismo. E’ una questione d’istinto. Medvedev no, decisamente, no”.
Mi permetta un’ultima domanda. E chi altro potrebbe sfruttare questo momento? “Se posso fare una previsione nelle settimane passate sono stati cruenti gli scontri xenofobi in piazza a Mosca tra i nazionalisti e i caucasici con morti e feriti. I primi chiederanno che il potere prenda misure maggiormente dure contro le minoranze. Gli attentatori non potevano fare di meglio”.
Rossosch (Medio Don). “Hai mangiato la zuppa nelle gavette degli italiani. Ecco perché hai permesso questa vergogna”. Il professor Alim Morozov viene pesantemente apostrofato da un suo ex allievo, Kolja, che, nel recente passato, ha portato decine di veterani a protestare contro il monumento di amicizia tra alpini e sovietici. Una stella rossa è stata accostata al cappello con la penna in ricordo dei giorni dell’orrore, giusto davanti all’asilo per i bambini russi, costruito da centinaia di volontari dell’Associazione nazionale alpini tra il 1992 ed il 1993 sul luogo dove sorgeva il Comando tricolore. “Non lo capisco – dice sorpreso il direttore del Museo del Medio Don -. Eppure gli italiani hanno aiutato Kolja. Gli hanno fatto ottenere anche un permesso di lavoro, quando dopo il crollo dell’Urss qui la situazione economica era difficile, e da lì lui è riuscito a farsi una vita decente”.
Come conservare la corretta memoria della Campagna di Russia, ora che gli ultimi veterani se ne stanno andando e le mistificazioni sono all’ordine del giorno in questa parte d’Europa, è uno dei grandi dilemmi da risolvere. Anche perché il lavoro di ricerca e di studio qui non si è fermato affatto malgrado l’entusiasmo degli anni Novanta sia un po’ scemato. In continuazione saltano fuori le piastrine dei nostri caduti, le quali vengono puntualmente riconsegnate ai parenti in Italia.
Il 2011 è cruciale: i due governi hanno organizzato “l’anno della cultura” russa nel Belpaese e quella italiana in Russia con centinaia di manifestazioni previste. Per il Medio Don questo sarà il trampolino per l’ultima vera occasione di confronto con dei testimoni viventi. Nel 2013 si celebrerà il 70esimo anniversario di una delle peggiori ecatombe nella storia degli italiani e cadrà il ventennale dell’inaugurazione dell’asilo, esempio unico di amicizia e riappacificazione tra popoli. Solo l’immenso cuore degli alpini è stato capace di una tale azione umanitaria a tremila chilometri da casa.
“Con mia moglie Nina stiamo sistematizzando e catalogando informaticamente tutto”, ci spiega il 78enne Morozov, che nel suo Museo, fulcro dell’attività di ricerca, ha creato un’ampia area dedicata agli italiani. Un primo sito Internet è stato organizzato, mentre sono in corso contatti con Trento per una mostra in autunno. “Sarebbe importante – ammette il professore – che trovassimo degli sponsor che ci aiutassero a pubblicare qui un libro con gli ultimi materiali raccolti”. Il timore è che le falsificazioni e i giudizi fuorvianti di gente come Kolja possano prendere il sopravvento sulla verità storica.
A parte l’aspetto militare e non tralasciando purtroppo nemmeno le inevitabili reciproche atrocità commesse dai pochi, russi ed italiani hanno scritto una pagina unica di umanità sia durante la Seconda guerra mondiale che dopo l’inizio della perestrojka gorbacioviana con l’operazione “Sorriso” dell’Ana. Quanti nostri ragazzi sono stati curati o rifocillati dalla popolazione locale durante la ritirata o la prigionia a 30 gradi sotto zero, evitando morte certa, e quanti russi sono stati protetti dall’Armir nel corso dei rastrellamenti nazisti!
Morozov aveva 10 anni durante quei drammatici mesi di presenza nemica che gli ha cambiato la vita. Ancora oggi, pur mantenendo fermo il suo punto di vista sugli avvenimenti, sembra un moderno “Don Chisciotte” in lotta per la verità contro tutto e tutti. Molti degli amici italiani, che, da dopo il 1988, l’hanno aiutato in questa encomiabile impresa, hanno raggiunto nell’aldilà i compagni lasciati per sempre nella steppa nel gennaio ’43. I più giovani, invece, hanno ormai perso mordente.
Percorriamo in auto i sentieri della ritirata. Quando eravamo arrivati a Rossosch la temperatura era sopra lo zero e non c’era la neve. Il giorno dopo raggiungiamo il Don nel bel mezzo di una tormenta spaventosa. Sul grigio fiume, vicino alle postazioni occupate dalla Tridentina durante la guerra, si stanno formando spesse lastre di ghiaccio. Il gelo ed il vento rendono impossibile stare all’aperto, mentre le strade sono ben presto impraticabili. Passano poche ore e la temperatura precipita a meno 10 per poi piombare a meno 20. Cosa hanno patito quei poveracci nel ’43!
Morozov nasconde la sua tristezza con un sorriso. Vuole vincere ad ogni costo la battaglia della memoria: soltanto la verità dovrà rimanere per i posteri.
Giuseppe D’Amato
Per leggere altri articoli sulla Campagna di Russia.
«Чем дольше живу я в России, тем больше ощущаю себя нерусским… Развилась другая идентичность, которую сам я не осознавал, пока жил там. А здесь, в России, понял, что я — европеец. Или евросоюзник… Неважно, встречаю ли я в России каталонского коллегу, студента из Швеции, голландскую правозащитницу или итальянского торговца деликатесами, — сразу чувствую с ними земляческую близость. Мы понимаем друг друга, у нас есть не только общая база юмора, но и ценностей, и стереотипов. Свой менталитет. Другой, чем у русских…
Это Европа, старуха Европа, заповедник терпимости для секс-меньшинств, гастарбайтеров и велосипедистов, зона правовой и банковской безопасности, край социальных гарантий. Наша Европа умеренная, многонациональная, без комплексов неполноценности или претензий на статус самой крутой. Европа — не Америка и уж точно не Россия.
Россиянам мы в основном сочувствуем… У нас столько общего!… У каждого русского очень много своих дел, но практически нет дела общего… Как и европейцы, даже больше, русские заботятся о благе своих близких, достаточно узкого круга родственников, одноклассников, сослуживцев. Но, в отличие от европейцев, большинству русских сугубо по фигу благо их компании, общества или Родины».
Штефан Шолль Cтатья Московский Комсомолец № 25549 от 21 января 2011 г. Stefan Scholl Moskovskij Komsomolets
Rossosch (Medio Don). Percorrere una delle strade più tragiche della Storia d’Italia. E’ questa l’idea, che sta realizzando un gruppo di camminatori lombardi. Sono in cinque, tutti con considerevoli esperienze come alpini e scout. Alessio Cabello, Cristiano Baroni, Diego Pellacini, Giancarlo Cotta Ramusino e Nicola Mandelli hanno organizzato questa passeggiata di oltre 150 chilometri dalle rive del fiume Don a Nikolajewka, l’odierna Livenka, dove, il 26 gennaio 1943, quello che rimaneva delle divisioni italiane riuscì a rompere l’accerchiamento delle truppe sovietiche ed uscì dall’infernale “sacca”. Decine di migliaia di nostri ragazzi persero la vita in quelle giornate terribili, le peggiori di sempre per le Forze Armate italiane. Le temperature erano allora intorno ai 30 gradi sottozero, i campi pieni di neve e le vie principali occupate dai mezzi corazzati sovietici.
L’anniversario del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia ha reso questa iniziativa ancora più significativa. Il nostro – hanno scritto prima della partenza – “è un cammino che vuole incontrare anche coloro che vivono in quelle terre. Non ci sono vette da conquistare o méte da raggiungere. E’ un viaggio per ricordare quanto terribile sia il dramma della guerra e per prodigarsi per evitarla in futuro”.
In passato tre di loro hanno percorso più volte il cammino di Santiago di Compostela, quello di San Francesco, la via Francigena. Diego Pellacini ha girato molto in America ed in Africa, mentre Nicola Mandelli ha scalato montagne come l’Aconcagua o il Kilimangiaro.
“Ogni territorio – dice Giancarlo Cotta Ramusino – vive la propria evoluzione: il tempo non si è certo fermato al 1943 così come verso Roncisvalle non si ode il corno di Rolando”. Proprio per cercare al massimo il contatto con la gente il gruppo non ha portato con sé delle tende. Come 68 anni fa furono costretti a fare i militari dell’Armir – per non restare di notte all’addiaccio – chiederanno ospitalità nelle izbe. Sono tantissime le storie delle donne russe ed ucraine che curarono, salvandoli, i nostri poveri ragazzi assiderati così assomiglianti ai loro figli schierati, però, sul fronte opposto. L’anima slava ha sempre un posto di riguardo verso chi soffre.
“L’idea di questa impresa – continua Cotta Ramusino – è venuta a Cristiano Baroni circa un anno fa. A me subito è apparsa un po’ troppo ambiziosa”. La parte più complessa è stata quella di raccogliere informazioni sufficienti soprattutto perché nessuno del gruppo parla russo. L’incontro con la professoressa Gianna Valsecchi e l’ausilio della sezione Ana di Casatenovo si sono rivelati “fondamentali”.
Infatti, se si cerca sulle carte geografiche russe non si trova Nikolajewka, dizione presente sulle carte militari tedesche della Prima guerra mondiale utilizzate dalle truppe italiane. Lo stesso Mario Rigoni Stern, autore dell’indimenticabile racconto “Il Sergente nella neve”, ebbe non poche difficoltà a ritrovare il luogo dove lasciò per sempre tanti suoi compagni d’armi. Scoprì, però, l’izba in cui mangiò insieme a dei soldati nemici in un momento di tregua della battaglia. Certe cose incredibili accadono solo in Russia.
Vedi anche MUSEO DEL MEDIO DON Rossosch – Russia.
Giuseppe D’Amato
Задача по удвоению ВВП выполнена менее чем на 60%, подсчитали в компании ФБК. Как показывают расчеты “Финмаркета”, чтобы достичь удвоения реального ВВП по сравнению с 2000 годом, при среднем росте ВВП на 4% понадобится еще 6 лет, а при росте на 5% в год – более 4,5 лет
Статья – FinMarket - 18.01.2011
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