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«С 1 января 2012 года каждого совершеннолетнего россиянина начнут обэлектронивать выдавая ему новый, ранее невиданный документ — универсальную электронную карту (УЭК). По внешнему виду и по размерам она напоминает обычную пластиковую банковскую карту. Разработчики проекта оптимистично утверждают, что с помощью УЭК будут доступны свыше 1000 государственных и аж 10 000 коммерческих услуг».  

 СтатьяМосковский Комсомолец № 25545 от 17 января 2011 г.

 Dal primo scandalo planetario virtuale del XXI secolo la diplomazia statunitense esce non bene anche se la tempesta WikiLeaks non ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale nulla che, in realtà, non si sapesse già. Si è avuta soltanto la conferma di quanto giornali ed addetti ai lavori conoscono da anni. Il ficcanaso Assange ha semplicemente servito su Internet il classico “gossip” da “insider”, ossia da gente ben addentro ai fatti.

 Che la diplomazia internazionale sia in genere poco trasparente lo sanno anche le pietre. Nel recente passato, ad esempio, alcuni leader jugoslavi degli anni Novanta rivelarono al tribunale de L’Aja le clamorose assicurazioni ricevute da emissari a stelle e strisce in cambio delle loro uscite di scena. Lo stesso avvenne alla fallita conferenza di Rambouillet, che diede luce verde ai bombardieri della Nato per i raid contro Belgrado nel marzo ’99. Prima dell’odierna rivoluzione tecnologica la verità su eventi scomodi non troppo spesso usciva fuori. Chissà perché, quando le luci dei mass media si spegnevano tutto era messo d’incanto a tacere.

 Tre sono le vere grandi novità: la fragilità dimostrata dai sistemi di sicurezza degli Stati di fronte ad un hacker capace ed esperto; l’estrema difficoltà globale nella gestione della vorticosa evoluzione tecnologica in atto; la quasi impossibilità di nascondere oggi la verità in un mondo informatizzato.

 Un tempo da “Foggy Bottom” sarebbe sparito un dossier, adesso addirittura è stata sottratta l’intera corrispondenza del Dipartimento di Stato Usa. Per compiere un’impresa del genere Assange ha immancabilmente mischiato l’approccio tradizionale, ossia la classica talpa o talpe a Washington, con le sue impressionanti conoscenze tecnologiche. Nei decenni passati sarebbe stato necessario un Tir per portarsi via più di duecentomila documenti. Ora qualche chiavetta flash è più che sufficiente. Ecco, quindi, che l’allarme suona in tutte le cancellerie del mondo, le quali tentano a fatica di minimizzare lo scandalo. Le procedure di messa in sicurezza e di archiviazione dei documenti andranno ovunque riviste soprattutto se in presenza di materiale “classificato”.

 Un tempo servivano schiere di specialisti e soldati per portare lo scompiglio in un Paese avversario. Oggi, invece, bastano pochi ben addestrati periti informatici dotati di computer ultramoderni e linee superveloci. Nel 2007, dopo uno scontro politico con i nazionalisti russi, l’Estonia – forse la realtà più tecnologizzata nel Vecchio Continente – è stata attaccata dagli hackers, che hanno paralizzato per giorni la vita nazionale. Non funzionava più niente dalle banche ai telefoni. La Nato ha studiato l’evento, creando unità specializzate alla guerra cibernetica.

 Il 2011 sarà un anno in cui i “pirati”, seguendo l’esempio Assange, metteranno certamente alla prova le strutture statali. Chissà, se le amministrazioni hanno già in mano le contromosse.

«Новая биография отца советской дипломатии Георгия Чичерина была представлена в конце прошлой недели в Москве. Имя первого наркома иностранных дел СССР сейчас известно разве что узким специалистам. А зря. Если верить биографу наркома Людмиле Томас — Чичерин был одним из самых необычных и даже экстравагантных советских лидеров».

СтатьяМосковский Комсомолец № 25529 от 20 декабря 2010 г. Михаил Ростовский – Mikhail Rostovsky Moskovskij Komsomolets

В.В. Путин поздравил главного редактора радиостанции “Эхо Москвы” А.А. Венедиктова с юбилеем.

А.Венедиктов: «Я не диссидент, я – профессионал» – 31 октября 2010 – 1TV.

«В отличие от России в Германии и на всем Западе показательно уважают слабых, аутсайдеров — тех, которые на первый взгляд лучше всех годятся в козлы отпущения. Это уважение также называется “политкорректность”. А большинство моих русских знакомых терпеть не могут эту политкорректность. И показательно практикуют неполиткорректность…

Русские, может быть, самый неполиткорректный народ Европы, если не мира. Но это еще никакой не приговор… Кстати, и сексуальная корректность достигла у нас абсурда. Еще в мои студенческие годы в Берлине ночью, когда навстречу шла одинокая девушка, мы переходили на другую сторону улицы, сигнализируя беззащитной девице, что никоим образом не намерены ранить ее женское достоинство. Конечно, приятнее жить в стране, где девушки, наоборот, обижаются на таких трусливых перебежчиков…

 Неполиткорректность бывает честнее политкорректности, как удачная шутка, которая за интеллектуальными запретами или общественными табу открывает всю их пустоту и лживость… Русская неполиткорректность переросла в свою, особую — мелкорусскую — политкорректность. Шутим и издеваемся исключительно над несвоими или слабыми — над “чурками”, гастарбайтерами, бомжами, либералами да голубыми. А власть, святую свою власть, уважаем….»

Штефан Шолль  Cтатья Московский Комсомолец № 25527 от 17 декабря 2010 г.  Stefan Scholl  Moskovskij Komsomolets

 Польский кинорежиссёр Анджей Вайда получил орден Дружбы из рук президента России Дмитрия Медведева. Глава российского государства назвал Анджея Вайду великим кинорежиссёром, который внёс значительный вклад не только в польский, но и в мировой кинематограф. Сын расстрелянного НКВД польского офицера, Вайда рассказал миру о трагедии в Катыни.

 

Вести Россия 1

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E’ la fine definitiva di una delle più terribili bugie della Seconda guerra mondiale. La Russia si libera del peso di un’infamia spaventosa. La “tragedia” di Katyn, dove nella primavera del 1940 furono passati per le armi circa 22mila polacchi, fu opera dell’Unione Sovietica. “Tutti i materiali, per anni rimasti negli archivi – si legge in un documento ufficiale approvato dalla Duma, la Camera bassa del Parlamento federale, – testimoniano che il massacro è stato compiuto da Stalin e da altri dirigenti sovietici”.

Per decenni l’Urss addossò la responsabilità dell’eccidio ai nazisti. I carnefici uccisero le proprie vittime con colpi di pistola di fabbricazione tedesca nel cranio. Le prime parziali ammissioni, che la verità “ufficiale” non era quella, giunsero negli ultimi anni della perestrojka con Gorbaciov. Fu, però, Boris Eltsin, che trasmise parte dei documenti d’archivio a Varsavia, a porgere le scuse del suo Paese, anch’esso uscito prostrato dalla repressione comunista. Katyn, purtroppo, era soltanto una tragica goccia nel mare di sangue dei popoli sovietici, provocato dallo stalinismo.

Dopo il Duemila i rapporti russo-polacchi sono diventati sempre più tesi. La ragione primaria del contendere era di carattere storico. Troppi i buchi neri nelle relazioni fra i due popoli slavi, avversari o nemici nel corso dei secolo. Katyn, in particolare, continuava a pesare come un macigno.

All’inizio della primavera scorsa Mosca ha finalmente scelto la strada della piena collaborazione con Varsavia. L’obiettivo era quello di estirpare, una volta per tutte, una delle più dolorose spine nel fianco della propria politica estera. I polacchi, ad esempio, avevano accordato la propria disponibilità agli Stati Uniti per la dislocazione di siti del cosiddetto “Scudo spaziale” sul proprio territorio in funzione anti-russa. Varsavia creava problemi al processo di avvicinamento di Mosca all’Unione europea.

La sciagura di Smolensk ha ulteriormente accelerato gli eventi. Le immagini televisive di Putin e Medvedev con le lacrime agli occhi, abbracciati con i superstiti della dirigenza polacca, davanti ai resti dell’aereo del presidente Kaczynski hanno aiutato a sfondare definitivamente il muro della reciproca diffidenza. Mosca ha accolto in maggio sulla Piazza Rossa un drappello di ufficiali polacchi che hanno sfilato, insieme ai militari della Nato, in ricordo della vittoria nella Seconda guerra mondiale. Un onore del genere era impensabile soltanto nell’estate del 2008.

Quello della Duma – ha commentato il premier polacco Donald Tusk – “è un gesto politico importante”. I due Paesi hanno ormai compreso che è venuto il tempo di voltare pagina e di essere stati entrambi vittime del totalitarismo del XX secolo.

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The figure towering over the town of Swiebodzin is 33 meters high – with a three meter golden crown and 16 meter high mound on which the statue stands, the total height is 52 meters, making it higher than the famous Christ the Redeemer statue in Rio de Janeiro, which is 38 meters tall.

The entire construction weighs about 440 tons.

Thousands of believers attended the unveiling and consecration of the white plaster and fiberglass figure, which is the brain child of local priest Sylwester Zawadzki.

“It’s fantastic. That’s the word which perhaps describes best what I can see here,” said an admiring woman at the ceremony on Sunday.

But the imposing figure has divided Poles. Critics say it is too big, bordering on megalomania and that the money could have been better spent.

The authorities in Swiebodzin, a town with a population of 22,000,  hope that the majestic figure of Jesus Christ will attract pilgrims and tourists, bringing IN money and enlivening the local market. The figure can be seen by motorists on the Warsaw-Berlin motorway.

Source: PAP

ARTICLE – AFP

 Ufficiali della Flotta contro l’Ammiragliato. Sembra di essere tornati ai tempi delle rivoluzione del 1917. L’oggetto del contendere è il leggendario incrociatore Aurora (Avrora in russo), che con una sua salva segnò l’inizio dell’assalto al Palazzo d’inverno. Duecento ufficiali hanno persino scritto una lettera al presidente Dmitrij Medvedev per chiedere un suo intervento. L’ammiraglio Vladimir Vysotskij ha firmato l’ordine con cui si cancella l’imbarcazione dall’elenco delle unità della Flotta e la si trasforma in filiale del museo marittimo-militare di San Pietroburgo. Dal primo dicembre i marinai imbarcati, compresa la guardia d’onore, dovranno essere trasferiti e lasciare il loro posto al personale civile.

 Da anni si discute di cosa fare della mitica unità “numero 1”, parcheggiata sul fiume Nevà davanti all’Ermitage. Tante le proposte su cui l’opinione pubblica si è confrontata. L’accelerata all’ultima scelta dell’Ammiragliato è venuta dopo la scandalosa festa per Vip, a cui parteciparono numerosi membri del mondo politico, degli affari e dello spettacolo nel giugno 2009. Senza alcun permesso, come evidenziarono alcuni giornali, sull’imbarcazione venne organizzata una vera e propria baccanalide.

 Le reazioni indignate delle generazioni più anziane e dei nostalgici comunisti furono veementi e tra l’imbarazzo generale proseguirono per settimane tanto da provocare l’apertura di un fascicolo da parte della Procura. In questi giorni il deputato federale del Pc Nikolaj Kharitonov ha ricordato a tutti che gli organizzatori di quella “mega-ciucca di oligarchi e burocrati” non sono stati ancora puniti. Si teme che l’unità navale, con un nuovo status giuridico, possa essere più facilmente utilizzata dai potenti di turno per eventi mondani.

 La mitica Aurora è un vanto per l’Accademia militare “Nakhimov” di San Pietroburgo e i suoi cadetti vengono educati nell’orgoglio per un passato storico così importante. Vedere ammainare per sempre la bandiera di Sant’Andrea sarebbe per loro un colpo durissimo da digerire. “San Pietroburgo – si legge nella lettera inviata al Cremlino – deve mantenere le sue tradizioni marinare”. E l’Aurora, uno dei siti turistici più visitati in Russia, rappresenta la continuità tra il passato glorioso ed un futuro davvero incerto.

 Quando c’è un qualche anniversario di mezzo i russi sono sempre i primi a celebrarlo. Ma per Lev Tolstoj, 100 anni dalla sua morte, non è proprio così. La Russia ufficiale se n’è quasi dimenticata o ha volutamente ignorato una data così importante.

 “Il nostro avo aveva altri valori rispetto a quelli dell’attuale governo”, Catherine Tolstoy, del ramo britannico della famiglia, tenta di trovare una spiegazione, buttandola in politica. Darle del tutto torto non è possibile. In Russia i capolavori del grande scrittore sono collegati al suo lavoro come filosofo, che propugnava principi come la non violenza, la vita semplice e l’amore fraterno, ed inculcava dubbi sul valore del patriottismo. “I problemi su cui lui scrisse – sostiene Fyokla Tolstaya, una lontana nipote, – sono il militarismo ed il pacifismo, la giustizia, la religione, il Caucaso. Nessuno di loro è stato risolto”.

 L’autore dell’enciclopedico Guerra e Pace, studiato nelle scuole russe, era una figura scomoda per i governanti del suo tempo, scomunicato nel 1901 dalla Chiesa ortodossa. E la posizione ufficiale del Patriarcato di Mosca oggi non è cambiata. “Tolstoj è un non cristiano – ha ribadito un portavoce del comitato per la cultura della Chiesa ortodossa russa -. E’ uno scomunicato, quindi, non desta per noi interesse”. La famiglia ha chiesto più volte che la questione venisse riesaminata, ma il rifiuto dei religiosi è stato categorico, poiché “non vi è stato pentimento”. In epoca sovietica i punti di vista dello scrittore contro la religione organizzata in strutture e a sostegno dei contadini venivano esaltati dal potere comunista tanto che Vladimir Lenin pubblicò un articolo intitolato “Tolstoj come specchio della Rivoluzione”.

 Se si consulta la guida dei programmi settimanali della televisione federale di speciali sull’autore di Anna Karenina non v’è traccia. Colpisce che il “buco” più clamoroso è stato dell’efficientissimo canale “Kultura”, che, qualche tempo fa, ha messo in onda un film su Tolstoj, ma non era dedicato ad uno dei maestri della letteratura mondiale bensì al 90esimo anniversario della nascita del regista Serghej Bondarciuk.

 “La gente oggi legge della robaccia – fornisce un’altra spiegazione a tanto ostracismo la critica Natascia Perova -. Certi eventi, come il centenario della sua scomparsa, non sono più feste nazionali come erano prima che fossimo isolati dal resto del mondo. La cultura è diventata troppo commerciale. Le generazioni più giovani non hanno la possibilità di confrontarsi con una seria produzione letteraria, quindi non la chiede”.

 Oggi Tolstoj è più celebrato in Occidente che in Patria. Decine sono state le manifestazioni organizzate in questi mesi, dalla Germania agli Stati Uniti. Numerose nuove traduzioni sono state pubblicate in giro per il mondo. Un film sugli ultimi giorni di vita dello scrittore ha ottenuto le nomination per il premio Oscar. Inedite biografie della moglie Sofia sono state presentate al pubblico.

 La tenuta di Jasnaja Poljana, non lontano dalla città di Tula, rimane il centro dell’attività degli studiosi di Tolstoj e della sua famiglia. Qui in estate si sono riuniti più di 350 discendenti dello scrittore i quali si incontrano, più o meno una volta ogni 4 anni, per conoscersi meglio e scambiarsi opinioni sul daffarsi.

 L’informatizzazione dei capolavori e degli studi a loro dedicati è la direzione intrapresa. I russi apprezzano il lavoro finora svolto a giudicare dai più di 3 milioni di contatti con il sito Internet dedicato a Tolstoj. A Jasnaja Poljana e a Mosca sono state organizzate varie mostre. L’affluenza è stata buona.

 Ci si consola soprattutto con il successo a San Pietroburgo presso il museo “Anna Akhmatova” della manifestazione in stile videoart Cento anni senza Tolstoj. Nelle sale si osservano il ritratto dello scrittore, rappresentazioni dei suoi ultimi giorni di vita. Su un pannello in bianco e nero vengono proiettate immagini delle guerre del XX secolo integrate con citazioni di Tolstoj come “lo scopo dei conflitti è l’omicidio”. Per le sequenze sulla Cecenia sono stati scelti brani da Sebastopoli, maggio 1855. Il più significativo è “i problemi irrisolti ancor meno si risolvono con la polvere ed il sangue”.
Giuseppe D’Amato

 

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