History Culture


 La tanto attesa crisi diplomatica tra Russia e Giappone è alla fine scoppiata. Dopo non pochi tentennamenti e ritardi il presidente Medvedev si è recato in visita a Kunashir nelle Curili meridionali e Tokyo, come risposta, ha richiamato il proprio ambasciatore da Mosca. I prossimi colloqui tra lo stesso Medvedev ed il premier nipponico Kan non sono, però, in pericolo, hanno affermato fonti ufficiali giapponesi. Il giovane capo del Cremlino è stato il primo leader russo a decidersi a tale passo.

 Da anni sullo scoglio delle Curili, occupate dall’Armata Rossa nel 1945, si infrangono le relazioni tra i due Paesi. I giapponesi definiscono quelle terre i loro territori settentrionali. “Formalmente è vero che non è stato firmato un trattato di pace a conclusione della Seconda guerra mondiale tra Mosca e Tokyo – asserisce Anatolij Koshkin, uno dei maggiori esperti dell’argomento, – ma la Dichiarazione comune del 1956 lo sostituisce di fatto”. Allora, nel documento provvisorio vennero definiti tutti i classici punti di un trattato di pace, tranne la questione dei confini. In “segno di buon volontà” il Cremlino era disponibile a “consegnare” due isole contese (il 6% del totale), mantenendo il controllo delle altre due maggiori.

 Il ministero degli Esteri nipponico ha pubblicato un documento in cui fornisce le proprie ragioni. In particolare si dice che queste terre storicamente non appartennero mai alla Russia. I russi, però, controbattono tesi su tesi.

 L’89% dell’opinione pubblica russa è contraria a fare qualsiasi concessione ai giapponesi, poiché così verrebbero rivisti gli esiti della Seconda guerra mondiale. Tokyo non dimentica che le Curili vennero occupate dopo che il conflitto era finito ed i suoi abitanti (17mila) espulsi da Stalin. L’orgoglio nazionale ferito nipponico chiede una soluzione. I giapponesi hanno una sensibilità diversa da quella degli europei, che combatterono per secoli per definire i confini. Per loro è inconcepibile dover rinunciare a parte del territorio nazionale. Le due parti, però, non si sono mai potute accordare per numerose ragioni. La principale è di carattere militare.

 Anche nell’ultimo scontro tra Mosca e Tokyo gli Stati Uniti hanno sostenuto gli alleati giapponesi con cui il presidente Obama dovrà rivedere alcuni capitoli dei rapporti bilaterali dopo le elezioni di midterms. Washington pare voler rinsaldare le proprie relazioni con Tokyo e Seul per meglio contenere Pechino.

Giuseppe D’Amato

 Fine Parte 3/3. – serie “L’eredità della Seconda guerra mondiale”. A 65 anni dalla sua conclusione. In EuropaRussia.

Transparency International(TI) defines corruption as the abuse of entrusted power for private gain. This definition encompasses corrupt practices in both the public and private sectors. The Corruption Perceptions Index (CPI) ranks countries according to the perception of corruption in the public sector. The CPI is an aggregate indicator that combines different sources of information about corruption, making it possible to compare countries.

The 2010 CPI draws on different assessments and business opinion surveys carried out by independent and reputable institutions. It captures information about the administrative and political aspects of corruption. Broadly speaking, the surveys and assessments used to compile the index include questions relating to bribery of public officials, kickbacks in public procurement, embezzlement of public funds, and questions that probe the strength and effectiveness of public sector anti-corruption efforts.

Russia made it only to 154th place on the 178-country survey, scoring evenly with nine other countries ranging from Cambodia to Tajikistan that scored 2.1 points from a possible 10. Despite President Dmitry Medvedev’s efforts to fight corruption, the country remains firmly rooted in the bottom of the rankings.

Corruption Index Rankings

Rank Country Score ’10 Score ’09 Score ’08
1   Denmark 9.3 9.3 9.3
1   New Zealand 9.3 9.4 9.3
1   Singapore 9.3 9.2 9.2
26   Estonia 6.5 6.6 6.6
41   Poland 5.3 5.0 4.6
46   Lithuania 5.0 4.9 4.6
59   Latvia 4.3 4.5 5.0
67   Italy 3.9 4.3 4.8
68   Georgia 3.8 4.1 3.9
105   Kazakhstan 2.9 2.7 2.2
105   Moldova 2.9 3.3 2.9
123   Armenia 2.6 2.7 2.9
127   Belarus 2.5 2.4 2.0
134   Azerbaijan 2.4 2.3 1.9
134   Ukraine 2.4 2.2 2.5
154   Russia 2.1 2.2 2.1
154   Tajikistan 2.1 2.0 2.0
164   Kyrgyzstan 2.0 1.9 1.8
172   Turkmenistan 1.6 1.8 1.8
172   Uzbekistan 1.6 1.7 1.8
178   Somalia 1.1 1.1 1.0

  Russi sempre più innamorati della fotografia storica ed artistica. Negli ultimi tempi numerose sono state le mostre di successo organizzate a Mosca e a San Pietroburgo. Scatti d’epoca escono da archivi privati e delle agenzie di stampa o dei giornali per essere raccolti ed esibiti ad un pubblico colto con sentimenti misti tra il nostalgico e la curiosità.

 In primavera la mostra dedicata a Nikita Krusciov ed alla sua epoca alla piazza del Maneggio, giusto davanti alle mura del Cremlino, ha registrato il pieno di presenze. Poi è la volta di quella sui “Grandi” stranieri che hanno visitato l’Unione Sovietica. E’ la terza rassegna di questo tipo che nel 2010 viene ospitata alla “Vinzavod” (l’ex fabbrica di vini) trasformata in centro per l’arte contemporanea.

 La fotografia di una leggiadra Sophia Loren che nel 1970 sale su un’automobile nera al Kutuzovskij prospekt, una delle maggiori arterie della capitale, è stata utilizzata per pubblicizzare la manifestazione. Una cinquantina sono le rappresentazioni esibite, che aiutano ad evidenziare intensi momenti di fascino. Allora gli stranieri erano delle vere e proprie “mosche bianche” in Urss ed il loro modo di vestire o di comportarsi faceva, come si dice oggi, “tendenza” o moda. Milioni di sovietiche hanno ammirato il taglio di capelli della Loren od il suo cappotto da star hollywoodiana ed hanno tentato di imitarli.

 “La cultura – ha spiegato il direttore dell’Itar-tass Vitalij Ignatenko, presentando la mostra, – era la sola ed unica porta d’ingresso dell’Urss. Soltanto le personalità più in vista di quel mondo avevano la possibilità di oltrepassare la Cortina di ferro”. La rassegna al Vinzavod inizia con immagini dell’epoca ante-guerra della visita dell’architetto svizzero Le Corbusier, seguita da foto dell’incontro a Mosca tra Stalin e Churchill. Segue il periodo del disgelo chruscioviano con il viaggio nella capitale dei Soviet di Federico Fellini e si conclude con scatti degli anni Ottanta. Una delle foto più curiose mostra un infreddolito Fidel Castro in una calda giacca allo stadio Kirov di Leningrado.

 Al non lontano Centro “fratelli Lumière” si è appena finita una riuscitissima mostra, intitolata “le icone 1960-‘80”, quando, a conclusione del realismo socialista, ai russi fu consentito di fotografare quasi liberamente. Sono stati esposti 350 lavori di 70 diversi artisti. Gli scatti, quasi tutti in bianco e nero, hanno riproposto spaccati di vita quotidiana sovietica: amici a passeggio con indosso un unico cappotto, ragazze raggianti che bevono da una fontanella per strada, una coda lunghissima davanti ad un negozio. La mostra era accompagnata da musica popolare e da video-clip dell’epoca.

 Ugualmente valida è la successiva esibizione organizzata dal Centro moscovita e dedicata dalla scuola lituana, attualmente aperta al pubblico. Antanas Sutkus, Aleksandras Macijauskas e Vitalijus Butyrinas sono considerati dai promotori dell’evento dei veri “mostri sacri” della fotografia mondiale. I tre si aggiudicarono i principali premi internazionali negli anni Settanta. A Mosca Sutkis ha portato scatti sulle sue due principali tematiche: gente di campagna e scene di vita quotidiana. “Non ho mai buttato via i negativi – ha raccontato il fotografo lituano – Solo un terzo delle mie foto sono state mostrate alla gente”. Il collega Macijauskas si è, invece, interessato dei mercati di provincia. Se questi due primi artisti rappresentano il realismo del tempo Butyrinas è un maestro del fotomontaggio, del surrealismo con le sue intricate metafore visuali. “Ogni sua foto – ha commentato Natalja Grigorieva, curatrice dell’evento – è unica ed inimitabile. Fino all’invenzione degli ultimi metodi di stampa era impossibile da ripetere”.

Art and historic photography incredibly popular in Russia – English version by Google translation

Получаем от "Мемориала"

«Возвращение имен» – акция Международного Мемориала,  посвященная памяти жертв политических репрессий

 Москва, Лубянская площадь у Соловецкого камня 

29 октября 2010 г. 10.00 – 22.00

29 октября в преддверии  государственного Дня памяти жертв политических репрессий мы хотим вспомнить поименно людей, расстрелянных в Москве в годы сталинского террора, мы хотим придать памятным дням личный характер.

В 1937-1938 гг. только в Москве было расстреляно  более 30 тысяч человек

 сменяя друг друга, с 10 утра до 10 вечера мы будем читать имена расстрелянных. Только имя и фамилия, возраст, профессия, дата расстрела.

 Тысячи имен назовем мы в этот день

 В течение дня будет проведено несколько экскурсий,  связанных с историей политических репрессий – Военная коллегия Верховного Суда, Политический Красный Крест,  Дом Правительства (музей Дома на набережной), Ивановский монастырь (бывший   концлагерь),  Дом Политкаторжан

 Мы приглашаем присоединиться к акции  всех, кто хочет в этот день почтить память жертв политических репрессий. Запись на чтение и  экскурсии  –

«Эксперты отмечают, что многие слова не только нуждаются в уточнении, но и в создании совершенно новых определений для них. Особое внимание лексикографам следует обратить на иностранные слова, а также терминологию политиков, телевизионщиков и компьютерщиков. В 2011 году будет изменено толкование ряда слов», пишут «Новые Известия».

Особое внимание лексикографам следует обратить на иностранные слова, а также терминологию политиков, телевизионщиков и компьютерщиков. Например, слово “перезагрузка” перестало использоваться только в компьютерной лексике и получило политизированный оттенок. Новые определения появятся и у таких слов, как “зачистка” – к нему прибавится и профессиональное использование слова охранными структурами, добавится и жаргонный смысл к слову “наезд”. Возможно, обогатится словарь и такими популярными сегодня понятиями, как “гламур”, “блоггер” и “креативность”. Эксперты полагают, что в словари “версии 2.0″ также попадут многие заимствования.

статья – АННА СЕМЕНОВА, «Новые Известия»

14 Октября 2010 г.

Ялтинская конференция по Чехову обошлась без пафоса, пишет Московский Комсомолец.

«Если юбилейный чеховский год — год 150-летия со дня рождения писателя — стартовал 29 января в Таганроге, на его родине, то завершился в Ялте, где классик провел последние годы жизни. Поэтому небольшой черноморский курорт в эти выходные принимал лидеров мирового современного театра, которых пригласил сюда Чеховский фестиваль при поддержке Минкульта РФ».

Статья – Марина Райкина Московский Комсомолец № 25473 от 12 октября 2010 г.

7th Yalta Annual Meeting – September 30 — October 3, 2010 Livadia Palace, Yalta, Ukraine

Ukraine and the World: Re-Thinking and Moving On

 Thursday, September 30

20:30 Welcome Reception

 

Friday, October 1

09:00 — 09:30 Conference Opening
   
Welcoming remarks:
Aleksander Kwasniewski, President of Poland (1995-2005), Chairman of the Board of YES
Victor Pinchuk, Founder and Member of the Board of YES
   
Moderator:
Chrystia Freeland, Global Editor-at-Large, Reuters News

 

09:30 — 10:15 Ukraine in a Changing World
   
Viktor Yanukovych, President of Ukraine

 

10:15 — 11:00 Europe’s Future in a Time of Challenges
   
Bronislaw Komorowski, President of the Republic of Poland

 

11:30 — 12:40 The New Global Order and Its Key Players
   
Stefan Füle, European Commissioner for Enlargement and Neighborhood Policy (opening remarks)
Alexander Babakov, Deputy Speaker, State Duma of the Russian Federation
Kostyantyn Gryshchenko, Minister of Foreign Affairs of Ukraine
Javier Solana, fmr. High Representative of the EU for Common Foreign and Security Policy, Member of the Board of YES
Wang Jisi, Dean, School of International Studies, Peking University

 

12:40 — 13:00 Euro 2012 — A Chance for Business to Contribute to Ukraine’s Modernisation: Kharkiv as a Case Study
   
Alexander Yaroslavskiy, General investor and coordinator of Kharkov for Euro 2012, Owner and President of DCH, President of FC Metalist

 

14:20 — 15:30 The Crisis and Economic Re-Building
   
Alexei Kudrin, Vice Prime Minister and Minister of Finance of the Russian Federation (opening remarks)
Iryna Akimova, First Deputy Head, Administration of the President of Ukraine
Anders Aslund, Senior Fellow, Peterson Institute for International Economics
Olivier Descamps, Managing Director, Turkey, Eastern Europe, Caucasus and Central Asia, EBRD
Andrey Kostin, President, VTB Bank

 

15:30 — 16.00 What Happened to Our Economies and How To Avoid It Happening Again? (TV Link)
   
Martin Wolf, Columnist, Financial Times and Fred Bergsten, Director, Peterson Institute of International Economics

 

16:00 — 17:00 Climate Change — A Global Threat Ignored in Ukraine
   
Kofi Annan (opening speaker, via TV link)
Inger Andersen, Vice President for Sustainable Development, World Bank
Nikolai Dronin, Moscow State University
Andriy Klyuev, First Vice Prime Minister of Ukraine
Joschka Fischer, Adviser, Nabucco Project

 

17:00 — 17:30 How to Overcome the Crisis and Build Sustainable Economies (TV Link)
   
Larry Summers, Director, National Economic Council of the United States

 

20:00 — 20:45 Speech: The United States and the Global Shifts of the 21st Century
   
William J. Clinton, 42nd President of the United States

 

Saturday, October 2

09:00 — 10:00 The Global Economy and Ukraine
   
Mykola Azarov, Prime Minister of Ukraine
Dominique Strauss-Kahn, Managing Director, International Monetary Fund

 

10:30 — 11:15 Building High-Tech Economies — an Eastern Silicon Valley and Wall Street?
   
Viktor Vekselberg, Chairman, Renova Group; Coordinator, International Innovation Center “Skolkovo”
Alexander Voloshin, Head of the Working Group on Creating an International Financial Center in the Russian Federation

 

11:15 — 12:00 Modernising Ukraine — From Strategy to Implementation
   
Borys Kolesnikov, Vice Prime Minister of Ukraine
Vladislav Kaskiv, Head of Working Group for National Projects, Committee on Economic Reforms
Kirill Dmitriev, President, ICON Private Equity

 

12:00 — 13:00 Ukraine: Should it Move East And/Or West?
   
Elmar Brok, MEP, Foreign Policy Spokesman of the EPP in the European Parliament
Sergei Glaziev, Secretary General, EurAsEc Customs Union Commission
Leonid Kuchma, President of Ukraine (1994-2005)
Marek Siwiec, MEP, Member of the Board of YES

 

15:00 — 16:00 The Energy Challenge
   
Yuri Boyko, Minister for Fuel and Energy of Ukraine
Leonid Grigoriev, President, Institute for Energy and Finance, Moscow
Alan Riley, Professor, City University of London

 

16:00 — 17:00 Paths to Ukraine’s Future — What Change Do We Need?
Carl Bild, Minister of Foreign Affairs of Sweden
Volodymyr Lytvyn, Speaker of the Parliament of Ukraine
Serhiy Tyhypko, Vice Prime Minister of Ukraine
Arsenyi Yatseniuk, MP, Leader of “Front of Change”

 

17:00 — 17:30 Concluding Session
   
Aleksander Kwasniewski, President of Poland (1995-2005), Chairman of the Board of YES

 

Video 1, Video 2.

Hiroshima. “Ho 82 anni, la mia memoria diventa sempre più debole, ma quel giorno non lo dimenticherò mai”. Così ci accoglie Koji Hosokawa in un stanza del Museo della Pace. Lui si è salvato perché si trovava ad 1,3 chilometri dall’epicentro. E’ stato solo ferito dalle schegge. “Quel giorno – continua l’uomo – ha segnato tutta la mia vita. Ho perso mia sorella minore, uccisa dalla bomba. Quello è stato l’evento più triste della mia vita. Per tutti i 65 anni successivi non mi sono mai sentito al massimo moralmente”.  Per la prima volta un rappresentante ufficiale statunitense è stato presente alla cerimonia. Lei ritiene che sia venuto il momento che gli Usa si scusino per Hiroshima?

 “Parte di me pensa che l’America dovrebbe decidersi a compiere questo passo, ma non voglio che Washington si senta costretta a farlo. Chiedo solo rispetto e preghiera per le vittime di questa tragedia. Vorrei anche che ci si decida ad abolire una volta per tutte le armi atomiche”.

 Che sentimenti aveva nell’animo quel terribile giorno?

“Mi sentivo completamente perso. Non capivo cosa stava succedendo. Un caos totale”.

 Sono rimasto sorpreso che, come riporta un manifesto in visione al Museo della pace, il giorno dopo il bombardamento atomico la fornitura dell’energia elettrica riprese e 3 giorni dopo il servizio dei tram nei quartieri periferici della città era in funzione. E’ incredibile l’efficienza giapponese.

“A quel tempo il popolo aveva una eccezionale energia dentro. Ma attenzione. Qui dove c’è oggi il parco vi era un tempo un quartiere pieno di vita con oltre 4mila abitanti. In un secondo è tutto svanito. Se lei si mette qui a scavare trova ancora le ossa dei nostri morti. Qui sotto c’è l’Hiroshima del ’45, una specie di Pompei del 20esimo secolo. La Promotion hall (oggi conosciuta come Cupola o Dome) era un vanto per la città, per la sua bellezza, disegnato da un architetto ceco Jan Letzel. Là dentro sono morti tutti bruciati, erano a poche centinaia di metri dall’epicentro”.

Che tipo di messaggio per le prossime generazioni?

“Le armi atomiche sono il male e non le avremmo dovute mai creare. Molta gente non sa cosa sia successo veramente qui ad Hiroshima sulle persone. Attenzione questa tragedia potrebbe accadere anche a voi ed alle vostre famiglie”.

Giuseppe D’Amato  Fine Parte 2/3. – serie “L’eredità della Seconda guerra mondiale”. 65 anni dopo.

Google Translation of this article into English

 

Tokyo. Non sono poche le questioni, rimaste irrisolte dalla fine della Seconda guerra mondiale, che creano ancora oggi difficoltà nei rapporti tra gli Stati e che cercano ora soluzione. Le scuse degli Usa per i bombardamenti atomici del ’45 sulle città giapponesi e l’uso delle basi militari ad Okinawa sono tra queste nell’agenda nippo-americana come lo è il nodo delle isole Curili con la mancanza della firma di un trattato di pace tra Tokyo e Mosca.

Nel novembre 2009 il presidente Obama, in visita in Giappone, rispose con un secco “no comment” ad una domanda sulle scuse, promettendo, però, di visitare Hiroshima e Nagasaki prima della conclusione del suo mandato. Washington intende comprendere se il Paese del Sol levante può continuare ad essere il suo principale alleato in Asia. Dopo il crollo del partito democratico-liberale, al potere a Tokyo per oltre mezzo secolo, i nuovi governanti nipponici sembrano non più fedeli alla precedente linea politica. La ferita per la presenza delle basi americane sanguina talmente che, in giugno, il premier Hatoyama ha dovuto presentare le dimissioni dopo che era stato costretto ad ammettere che non avrebbe potuto mantenere alcune sue promesse elettorali su Okinawa.

Nel 1951, contemporaneamente al trattato di pace di San Francisco, Usa e Giappone firmarono un accordo di mutua cooperazione e sicurezza, poi perfezionato negli anni, che garantisce il cosiddetto “ombrello americano”. In pratica, alla difesa dell’arcipelago ci pensano i nuovi amici d’oltreoceano, che segretamente – con l’assenso del governo giapponese in violazione della Costituzione locale – hanno dislocato nelle proprie basi armi atomiche. Perlomeno questo è stato reso noto in un dossier pubblicato durante il premierato di Hatoyama.

47mila sono oggi i militari statunitensi, principalmente ad Okinawa, usata negli anni Cinquanta per la guerra in Corea, ed oggi maggiore centro del Pentagono in Asia. Da qui si controlla una larga fetta del continente e soprattutto la Cina. La convivenza tra giapponesi ed americani in queste isole subtropicali da favola non è mai stata facile, ma i soldati a stelle e strisce hanno portato sviluppo e soldi. Nel 2006, per venire incontro alle richieste della popolazione locale, i due governi si sono accordati per ristrutturare, riducendo una delle basi di Okinawa, quella di Futenma, e di trasferirla in parte alla baia di Henoko. Dopo questo momento è iniziata una lunga serie di incomprensioni con una clamorosa dimostrazione di protesta in maggio con migliaia di isolani, che, forse, ce l’avevano più con Tokyo che con Washington.

I sondaggi segnalano che l’opinione pubblica nipponica vorrebbe una ridiscussione degli accordi con gli statunitensi,  pretendendo dai propri rappresentanti meno dipendenza dalla Casa bianca. “Per gli americani – dice Motofumi Asai, presidente dell’Istituto per la pace di Hiroshima, – è naturale che Tokyo sia d’accordo con le proprie decisioni anche perché gli Esecutivi nipponici non hanno mai detto niente”.  “Il neopremier Kan – osserva, invece, Nurushige Michishita dell’Istituto di Scienze politiche – dovrà convincere i giapponesi, ma soprattutto quelli di Okinawa che le truppe Usa sono necessarie per la difesa del Paese, ma non sarà facile”. I lanci missilistici della Corea del Nord e la costruzione della Flotta cinese lo testimoniano

. Anche a queste latitudini la logica “sì, vabbene, ma non nel mio cortile” la fa da padrona. “Ma alle Ryukyu Shoto (tristemente famose per essere stato teatro di una delle battaglie più cruenti della guerra del Pacifico) –  sostiene Koichi Nakano della Università Sophia – altri insediamenti americani non sono benvenuti dalla popolazione locale”.

Okinawa è stata la “Waterloo” di Hatoyama, considerato il “Kennedy dell’Asia”. Dopo le elezioni di medio termine in Usa in novembre Obama dovrà risolvere questa grana non semplice. Nel frattempo, ha mandato in avanscoperta i propri uomini in segno di buona volontà, tra questi l’ambasciatore Roos alle cerimonie per la commemorazione del bombardamento atomico di Hiroshima. E’ stata la prima volta in 65 anni che il governo Usa ha presenziato ufficialmente. Già questo è un passo significativo.

Giuseppe D’Amato – Fine Parte 1/3. – serie “L’eredità della Seconda guerra mondiale”. A 65 anni dalla sua conclusione.

Google Translation of this article into English

The Prosecutor General’s Office has given Polish authorities 20 additional volumes of documents concerning the Soviet execution of Polish officers at Katyn in 1940, the RIA Novosti news agency reports. In May Moscow sent to Poland 67 volumes of the case. The Polish commission insisted, however, that those volumes did not contain any new information concerning the case.

“We are handing over additional 20 files from case #159, which partly fulfills the Polish request,” senior Russian Prosecutor Saak Karapetyan said. The files contain additional lists of Polish servicemen held captive by the Soviet secret police, interrogation and forensic reports, medical records, burial certificates and other data related to the massacre.

In the 1990s, Russia handed over to Poland copies of archive documents from the top-secret File No.1, which placed the blame solely on the Soviet Union. In September 1990, Russian prosecutors also launched a criminal case into the massacre, known as “Case No.159.” The investigation was closed in 2004.

Poland’s Institute of National Remembrance, which has been investigating the case since 2004, has proposed including Russia’s materials into its own investigation.

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