History Culture


 Если верить телику, эта победа великая уже не потому, что 65 лет назад советский народ победил врага, который напал на СССР, чтобы превратить его жителей в трупы или рабов. ЭТО — НАША ПОБЕДА (как нескромно напечатано на футболках тинейджеров-карьеристов из движения “Наши”), потому что она окончательно и навечно доказала: МЫ КРУЧЕ ВСЕХ.

Статья - Штефан Шолль – “Московский Комсомолец” 

Stefan Scholl Moskovskij Komsomolets

 La frattura ormai non è più ricomponibile. Un vasto gruppo di operatori della cultura è uscito dall’Unione dei cineasti russi per contrasti insanabili con il suo presidente, Nikita Mikhalkov. La scissione è avvenuta in modo fragoroso, lasciando di sasso milioni di persone.

 E’ stato uno scandalo in cui i panni sporchi sono stati messi in pubblico con comunicati stampa durissimi. Ben 90 tra registi, sceneggiatori e critici hanno sottoscritto un appello, edito su Internet e rilanciato da alcuni quotidiani internazionali, contro il “totalitarismo” con cui l’attore-produttore gestisce l’organizzazione da ben 13 anni.

 I fuoriusciti hanno creato una loro Unione alternativa anti-Mikhalkov. Il loro primo obiettivo principale è quello di difendere i diritti d’autore – e non solo quelli dei registi – nonché garantire il pagamento effettivo a chi detiene i copyright.

 Tanti sono i nomi noti e non protagonisti di questa azione clamorosa: tra gli altri Aleksandr Sokurov, Aleksej Gherman padre e figlio, Otar Ioseliani, Eldar Rjazanov, Julij Gusman, Andrej Smirnov.

 Nell’appello denominato A me non piacesi spiegano le ragioni della scissione. Primo, Mikhalkov è alla costante ricerca di avversari all’interno dell’Unione cineasti, dalla cui presidenza fu spodestato nel dicembre 2008 con il voto degli iscritti ma reintegrato da un tribunale dopo un verdetto contestato; secondo, sono stati espulsi dei “dissidenti”; terzo, nell’organizzazione non vi è un “libero dibattito” in pieno spirito democratico e libertario. “Vengono imposti – si legge nel documento – l’unanimità dei pareri, il patriottismo stereotipato, l’adulazione ed il servilismo”.

 Il vincitore del premio Oscar ’95 è accusato da tempo di essere troppo vicino al potere politico. I critici più agguerriti affermano che il cinema federale sia stato utilizzato come strumento ideologico e propagandistico non solo della nuova Russia post sovietica ma anche per la riscoperta dei valori nazionali. Chi si è adeguato a questa linea ha ricevuto fondi per realizzare le proprie opere, chi non l’ha fatto è rimasto fuori dai giochi.

 Diciassette mesi fa, prima di essere allontanato dalla presidenza dell’Unione cineasti, Mikhalkov aveva letto un famoso discorso contro i tentativi di occupare l’organizzazione in cui il regista denunciava la volontà di un gruppo di persone di “creare una dittatura liberalo-atlantica, imporre ideali e tradizioni stranieri non appartenenti al nostro popolo”.

 Il cinema russo attraversa un momento non facile. Il settore è in crisi per una svariata serie di ragioni: per la mancanza di buoni titoli che attraggono il pubblico; per la difficoltà ad accedere ai finanziamenti in presenza di trafile burocratiche opache; per i dvd pirati. “La metà dei film finanziati dallo Stato nel 2008 – ha ammesso lo stesso Mikhalkov – non sono mai usciti sul grande schermo”.

 Si è in un vicolo cieco e non si sa come uscirne. Difficilmente comprensibile è la recente divisione dei circa 68 milioni di dollari destinati a sostenere gli “studios” che dovrebbero realizzare titoli di successo. Su 400 case produttrici, che ne avevano fatto richiesta, ne sono state scelte soltanto otto, tra cui quella proprio di Mikhalkov. Gli esclusi, alcuni dei quali prestigiosi, hanno espresso giudizi di fuoco.

Why? No one has ever tried to understand the reasons for such as terrible decision taken by the Soviet authorities. The Russian historian, Natalia Lededeva, frames the tragedy of Katyn in the historical context of the time and recounts how the former superpower has begun to discover the awful truth.

Article. Ria Novosti, Russia. April 2010.

The original documents on line. Russian Archives.

 Natalia Lebedeva, a leading Russian historian of Katyń, is a senior researcher at the Institute of General History (Russian Academy of Sciences), an editor and contributor to twenty three volumes of documents on the Nuremberg Trials and a four-volume collection of documents on the Katyń massacre. She has been awarded the Officer’s Cross and the Commander’s Cross of the Order of Merit of Poland.

ОРИГИНАЛЫ документов на сайте Федерального архивного агентства.

1. Докладная записка наркома внутренних дел СССР Л.П. Берии И.В. Сталину с предложением поручить НКВД СССР рассмотреть в особом порядке дела на польских граждан, содержащихся в лагерях для военнопленных НКВД СССР и тюрьмах западных областей Украины и Белоруссии.
Март 1940 г.
Подлинник.
РГАСПИ. Ф.17. Оп.166. Д.621. Л.130-133.

2. Выписка из протокола № 13 заседания Политбюро ЦК ВКП(б) «Вопрос НКВД СССР» (пункт 144).
5 марта 1940 г.
Подлинник.
РГАСПИ. Ф.17. Оп.166. Д.621. Л.134.

3. Выписка из протокола № 13 заседания Политбюро ЦК ВКП(б) «Вопрос НКВД СССР» (пункт 144).
5 марта 1940 г.
Экземпляр, направленный председателю КГБ при СМ СССР А.Н.Шелепину 27 февраля 1959 г.
Подлинник.
РГАСПИ. Ф.17. Оп.166. Д.621. Л.135.

4. Листы № 9 и 10, изъятые из протокола заседания Политбюро ЦК ВКП(б) № 13 «Особая папка» за 17 февраля – 17 марта 1940 г.
Подлинник.
РГАСПИ. Ф.17. Оп.166. Д.621. Л.136-137.

5. Записка председателя КГБ при СМ СССР А.Н. Шелепина Н.С. Хрущеву о ликвидации всех учетных дел на польских граждан, расстрелянных в 1940 г. с приложением проекта постановления Президиума ЦК КПСС.
3 марта 1959 г.
Рукопись.
РГАСПИ. Ф.17. Оп.166. Д.621. Л.138-139.

6. Папка-двулистка и справка сотрудника I сектора Общего отдела ЦК КПСС В.Е. Галкина об ознакомлении руководителей ЦК КПСС с документами пакета № 1.
Подлинник.
РГАСПИ. Ф.17. Оп.166. Д.621. Л.128-129.

7. Пакет № 1 с перечнем вложенных документов.
На пакете имеются грифы «Сов.секретно», «Особая папка» и запись «Архив VI сектора О.о. ЦК КПСС. Без разрешения Руководителя Аппарата Президента СССР пакет не вскрывать. 24 декабря 1991 г.».

Подлинник.
РГАСПИ. Ф.17. Оп.166. Д.621. Л.140.

“Нельзя вешать портреты Сталина ко Дню Победы!”. Политическая культура — это и сегодня прежде всего культ личности. С 2008 года я видел в России в сто раз больше портретов Медведева, чем за 35 лет жизни в Германии портретов всех немецких президентов и канцлеров вместе взятых.

Статья, Штефан Шолль – “Московский Комсомолец” № 25341 от 30 апреля 2010 г. 

Stefan Scholl Moskovskij Komsomolets

  Il 22 aprile Vladimir Ilich Uljanov Lenin avrebbe compiuto 140 anni. La ricorrenza viene celebrata nella sua città natale Uljanovsk, un tempo denominata Simbirsk, con una serie di iniziative, organizzate dal locale memoriale. In epoca sovietica questo sito era uno dei luoghi maggiormente visitati dai turisti, più di 40 milioni in 40 anni. Adesso, però, l’interesse verso Lenin e la sua vita è di molto sceso. Al memoriale, riconosce una delle responsabili Elena Gorbunova, non vi sono più le tradizionali file.

  Per tentare di cambiare questo trend negativo sono stati resi pubblici nuovi documenti sulla vita del capo del proletariato mondiale. Gli specialisti sono ad esempio riusciti a stabilire che Lenin era un lontano parente del grande compositore Piotr Cajkovskij (Tchaikovsky).

  La popolarità del fondatore dell’Urss è letteralmente crollata tra i russi negli ultimi due decenni. Secondo un sondaggio del centro “Levada” è passata dal 72 al 34%. Allo stesso tempo, dopo il Duemila, è risalita quella di Stalin dal 12 al 36%. Il “padre dei popoli”, caduto in disgrazia dopo la sua morte nel 1953, simboleggia le conquiste dell’impero sovietico. La propaganda di Stato ha semplicemente preferito Stalin, spiegano gli esperti.

  In epoca sovietica ai bambini delle elementari “nonno Lenin” era portato come esempio positivo da seguire per tutta la vita. Col crollo dell’Urss i programmi scolastici sono cambiati ed il ricordo del capo dei bolscevichi è stato posto in secondo piano. Le sue statue, però, restano nelle piazze delle principali piazze del Paese e spesso rappresentano il centro cittadino.

 La questione del mausoleo sulla Piazza rossa a Mosca rimane irrisolta per non urtare la suscettibilità di chi credette nell’Urss e nel suo fondatore. Da più parti si chiede la sepoltura del corpo imbalsamato di Lenin, ma l’argomento è stato tagliato dall’agenda politica.

POLSKI – ITALIANO – ENGLISH  

Szanowni Przedstawiciele Rodzin Katyńskich! Szanowni Państwo!

W kwietniu 1940 roku ponad 21 tysięcy polskich jeńców z obozów i więzień NKWD zostało zamordowanych. Tej zbrodni ludobójstwa dokonano z woli Stalina, na rozkaz najwyższych władz Związku Sowieckiego. Sojusz III Rzeszy i ZSRR, pakt Ribbentrop-Mołotow i agresja na Polskę 17 września 1939 roku znalazły swoją wstrząsającą kulminację w zbrodni katyńskiej. Nie tylko w lasach Katynia, także w Twerze, Charkowie i w innych, znanych i jeszcze nieznanych miejscach straceń wymordowano obywateli II Rzeczypospolitej, ludzi tworzących podstawę naszej państwowości, nieugiętych w służbie ojczyzny. W tym samym czasie rodziny pomordowanych i tysiące mieszkańców przedwojennych Kresów były zsyłane w głąb Związku Sowieckiego, gdzie ich niewypowiedziane cierpienia znaczyły drogę polskiej Golgoty Wschodu.

Najbardziej tragiczną stacją tej drogi był Katyń. Polskich oficerów, duchownych, urzędników, policjantów, funkcjonariuszy straży granicznej i służby więziennej zgładzono bez procesów i wyroków. Byli ofiarami niewypowiedzianej wojny. Zostali zamordowani z pogwałceniem praw i konwencji cywilizowanego świata. Zdeptano ich godność jako żołnierzy, Polaków i ludzi. Doły śmierci na zawsze miały ukryć ciała pomordowanych i prawdę o zbrodni. Świat miał się nigdy nie dowiedzieć. Rodzinom ofiar odebrano prawo do publicznej żałoby, do opłakania i godnego upamiętnienia najbliższych. Ziemia przykryła ślady zbrodni, a kłamstwo miało wymazać ją z ludzkiej pamięci.

Ukrywanie prawdy o Katyniu – efekt decyzji tych, którzy do zbrodni doprowadzili – stało się jednym z fundamentów polityki komunistów w powojennej Polsce: założycielskim kłamstwem PRL. Był to czas, kiedy za pamięć i prawdę o Katyniu płaciło się wysoką cenę. Jednak bliscy pomordowanych i inni, odważni ludzie trwali wiernie przy tej pamięci, bronili jej i przekazywali kolejnym pokoleniom Polaków. Przenieśli ją przez czas komunistycznych rządów i powierzyli rodakom wolnej, niepodległej Polsce. Dlatego im wszystkim, a zwłaszcza Rodzinom Katyńskim, jesteśmy winni szacunek i wdzięczność. W imieniu Rzeczypospolitej składam najgłębsze podziękowanie za to, że broniąc pamięci o swoich bliskich, ocaliliście Państwo jakże ważny wymiar naszej polskiej świadomości i tożsamości.

Katyń stał się bolesną raną polskiej historii, ale także na długie dziesięciolecia zatruł relacje między Polakami i Rosjanami. Sprawmy, by katyńska rana mogła się wreszcie w pełni zagoić i zabliźnić. Jesteśmy już na tej drodze. My, Polacy, doceniamy działania Rosjan z ostatnich lat. Tą drogą, która zbliża nasze narody, powinniśmy iść dalej, nie zatrzymując się na niej ani nie cofając.

Wszystkie okoliczności zbrodni katyńskiej muszą zostać do końca zbadane i wyjaśnione. Ważne jest, by została potwierdzona prawnie niewinność ofiar, by ujawnione zostały wszystkie dokumenty dotyczące tej zbrodni. Aby kłamstwo katyńskie zniknęło na zawsze z przestrzeni publicznej. Domagamy się tych działań przede wszystkim ze względu na pamięć ofiar i szacunek dla cierpienia ich rodzin. Ale domagamy się ich także w imię wspólnych wartości, które muszą tworzyć fundament zaufania i partnerstwa pomiędzy sąsiednimi narodami w całej Europie.

Oddajmy wspólnie hołd pomordowanym i pomódlmy się nad ich głowami. Chwała bohaterom! Cześć Ich pamięci!

 Prezydent RP Lech Kaczyński

ITALIANO

 “Cari rappresentanti delle famiglie di Katyn. Signore e Signori. Nell’aprile del 1940 più di ventuno mila prigionieri polacchi dei campi e delle prigioni dell’NKVD furono uccisi. Il genocidio fu commesso su ordine di Stalin e su comando delle più alte autorità dell’Unione Sovietica.

 L’alleanza tra il Terzo Reich e l’Unione Sovietica, il patto Ribbentrop-Molotov e l’attacco sovietico alla Polonia il 17 settembre 1939 raggiunse il culmine nel terrificante massacro di Katyn. Non solo nella foresta di Katyn, ma anche a Tver, a Kharkiv ed in altri conosciuti e sconosciuti siti cittadini della Seconda Repubblica di Polonia, persone che costituivano le fondamenta del nostro Stato e che servivano ostinatamente la Patria, furono uccisi.

 Allo stesso tempo le famiglie dei massacrati e migliaia di cittadini del territorio orientale della Polonia ante-guerra furono inviati in esilio nell’Unione Sovietica profonda, dove le loro sofferenze indicibili hanno segnato il cammino del Golgota polacco d’Oriente.

 La stazione più tragica su quel sentiero fu Katyn. Ufficiali, sacerdoti, funzionari, agenti di polizia, di frontiera e guardie carcerarie furono uccisi senza un processo od una sentenza. Caddero vittime di una guerra indicibile. La loro uccisione fu una violazione dei diritti e delle convenzioni del mondo civilizzato. La loro dignità di soldati, di polacchi e di persone, fu oltraggiata. Fosse comuni di morte dovevano nascondere i corpi degli uccisi e la verità sul delitto per sempre.

  Il mondo, si pensava, non le avrebbe mai trovate. Le famiglie delle vittime furono private del diritto di piangere pubblicamente, per ricordare con orgoglio i loro parenti. La terra coprì le tracce del crimine e la menzogna avrebbe dovuto cancellarlo dalla memoria della gente. Il tentativo di nascondere la verità su Katyn – a seguito di una decisione presa da chi aveva architettato il crimine – diventò uno delle fondamenta della politica dei comunisti nella Polonia del dopoguerra: una bugia fondante della Repubblica Popolare Polacca.

 Era il tempo in cui la gente doveva pagare un prezzo elevato per conoscere e ricordare la verità su Katyn. Tuttavia, i parenti degli uccisi e di altri coraggiosi conservarono la memoria, la difesero e la trasmisero alle generazioni polacche più giovani. Riuscirono a preservare la memoria di Katyn ai tempi del comunismo e diffonderla ai tempi della Polonia libera e indipendente.

 Pertanto, dobbiamo rispetto e gratitudine a tutti loro, in particolare alle famiglie di Katyn. A nome dello Stato polacco, porgo un sincero ringraziamento a voi tutti, che difendendo la memoria dei vostri parenti siete riusciti a salvare una dimensione molto importante della nostra coscienza polacca e di identità.

 Katyn è diventata una piaga dolorosa della storia polacca, che ha avvelenato i rapporti tra polacchi e russi per decenni. Facciamo che la ferita di Katyn finalmente guarisca e si cicatrizzi. Siamo già sulla strada per farlo.

 Noi, polacchi, apprezziamo ciò che hanno fatto i russi negli anni passati. Dovremmo seguire il sentiero che porta le nostre nazioni più vicino, non dovremmo fermarci o tornare indietro.

 Tutti i dettagli sul crimine di Katyn hanno bisogno di essere indagati e rivelati. E’ importante che l’innocenza delle vittime sia confermata ufficialmente e che tutti i fascicoli relativi al crimine siano aperti in modo che la bugia di Katyn possa scomparire per sempre.

Noi chiediamo, prima di tutto, che ciò avvenga per il bene della memoria delle vittime e per il rispetto per la sofferenza delle loro famiglie. Lo chiediamo anche in nome di valori comuni, che sono necessari per formare una base di fiducia e di collaborazione tra nazioni vicine in tutta Europa.

Rendiamo omaggio agli assassinati e preghiamo sui loro corpi. Gloria agli Eroi! Viva la loro memoria!”

Lech Kaczynski

ENGLISH

President Kaczynski’s last speech

 “Dear Representatives of the Katyn Families. Ladies and Gentlemen. In April 1940 over twenty-one thousand Polish prisoners from the NKVD camps and prisons were killed. The genocide was committed at Stalin’s will and at the Soviet Union’s highest authority’s command.

 The alliance between the Third Reich and the Soviet Union, the Ribbentrop-Molotov pact and the Soviet attack on Poland on 17 September 1939 reached a terrifying climax in the Katyn massacre. Not only in the Katyn forest, but also in Tver, Kharkiv and other known, and unknown, execution sites citizens of the Second Republic of Poland, people who formed the foundation of our statehood, who adamantly served the motherland, were killed.

 At the same time families of the murdered and thousands of citizens of the eastern territory of the pre-war Poland were sent into exile deep into the Soviet Union, where their indescribable suffering marked the path of the Polish Golgotha of the East.

 The most tragic station on that path was Katyn. Polish officers, priests, officials, police officers, border and prison guards were killed without a trial or sentence. They fell victims to an unspeakable war. Their murder was a violation of the rights and conventions of the civilized world. Their dignity as soldiers, Poles and people, was insulted. Pits of death were supposed to hide the bodies of the murdered and the truth about the crime for ever.

 The world was supposed to never find out. The families of the victims were deprived of the right to mourn publicly, to proudly commemorate their relatives. Ground covered the traces of crime and the lie was supposed to erase it from people’s memory.

 An attempt to hide the truth about Katyn – a result of a decision taken by those who masterminded the crime – became one of the foundations of the communists’ policy in an after-war Poland: a founding lie of the People’s Republic of Poland.

 It was the time when people had to pay a high price for knowing and remembering the truth about Katyn. However, the relatives of the murdered and other courageous people kept the memory, defended it and passed it on to next generations of Poles. They managed to preserve the memory of Katyn in the times of communism and spread it in the times of free and independent Poland. Therefore, we owe respect and gratitude to all of them, especially to the Katyn Families. On behalf of the Polish state, I offer sincere thanks to you, that by defending the memory of your relatives you managed to save a highly important dimension of our Polish consciousness and identity.

 Katyn became a painful wound of Polish history, which poisoned relations between Poles and Russians for decades. Let’s make the Katyn wound finally heal and cicatrize. We are already on the way to do it. We, Poles, appreciate what Russians have done in the past years. We should follow the path which brings our nations closer, we should not stop or go back.

 All circumstances of the Katyn crime need to be investigated and revealed. It is important that innocence of the victims is officially confirmed and that all files concerning the crime are open so that the Katyn lie could disappear for ever. We demand it, first of all, for the sake of the memory of the victims and respect for their families’ suffering. We also demand it in the name of common values, which are necessary to form a foundation of trust and partnership between the neighbouring nations in the whole Europe.

 Let’s pay homage to the murdered and pray upon their bodies. Glory to the Heroes! Hail their memory!”

  

 Migliaia di ceri con all’interno dei ceri sono stati lasciati dai polacchi davanti al palazzo presidenziale. Alcune vie del centro di Varsavia sono state chiuse per la tanta gente che viene anche solo per un minuto a recitare una preghiera. Pochi osservatori avrebbero mai potuto credere che Lech Kaczynski, uno dei politici che più ha diviso il Paese slavo nella storia, potesse ottenere un tale tributo. “Adesso la politica non è importante – è il ritornello ripetuto da giovani ed anziani convenuti -. Lui era il presidente della Polonia”. La forza dei polacchi si vede in questi momenti. Quattro le spartizioni subite dal Paese e troppi i nemici storici con cui lottare. Gli anticorpi per sopravvivere alle tragedie ci sono tutti.

 Rapporti bilaterali

 Indirettamente questo ennesimo dramma sta aiutando a far viaggiare più speditamente la riappacificazione con la Russia anche se una specie di “road map”, definita grazie all’ausilio anche delle Chiese cattoliche ed ortodosse, era già stata concordata all’inizio dell’anno. Fiori e candele sono state deposte davanti all’ambasciata di Mosca ed al consolato di Kaliningrad. Un tempo sarebbero volate uova.

 Da questa terribile sciagura aerea il Cremlino vuole ora ripartire per mettere solide fondamenta per un futuro migliore. Nell’epoca della globalizzazione sono altre le sfide. Addirittura rivoluzionaria è la decisione (sicuramente su ordine dei vertici politici) del primo canale televisivo “Ort” che ha scelto di mostrare domenica in prima serata il film di Andrzej Wajda “Katyn” che in Russia aveva subito l’ostracismo dei distributori. Per la prima volta da sempre il pubblico ha visto i propri connazionali non vittime ed eroi nella Seconda guerra mondiale, ma in veste di carnefici. Nazisti e comunisti, tedeschi e sovietici, sono messi sullo stesso piano.

 Il massacro di Katyn è il cuore del dissidio tra i due popoli che, in passato, ha provocato ripercussioni anche a livello continentale. La Russia, che ha visto milioni di suoi cittadini finire nelle mani dei boia durante gli anni Trenta e Quaranta, punta il dito sulla comune tragedia causata dal totalitarismo, ma, in un gioco di complessi equilibrismi, non dimentica che milioni di sovietici si immolarono per difendere la Patria e soprattutto Stalin. Dire oggi ai reduci scomode verità non è affatto facile. Ecco perché la trasmissione del film di Wajda è una scelta epocale.

 La volontà di seppellire il passato con Varsavia è evidenziata da altri segnali. Medvedev e Putin sono stati mostrati, sabato mattina poche ore dopo la sciagura di Smolensk, seduti allo stesso tavolo. L’evento è rarissimo. Poi, di nuovo insieme, i due hanno acceso in chiesa delle candele per le vittime di Severnyj, prima che il primo ministro volasse sul luogo della catastrofe ad abbracciare con gli occhi pieni di lacrime il collega Donald Tusk. Solo a Severdvinsk, quando nel 2000 incontrò le famiglie del sottomarino Kursk, il gelido agente dell’ex Kgb era apparso così commosso.

 Se il diavolo non ci metterà più lo zampino quell’abbraccio e gli atti successivi di dimostrazione di compartecipazione al dolore dei polacchi potranno entrare nella storia come le immagini di Willy Brandt in ginocchio nel ghetto di Varsavia o Francois Mitterand e Helmut Kohl che si stringono le mani in preghiera al cimitero di Verdun.

 Centrale per il futuro il responso della Commissione d’inchiesta

 I risultati sull’indagine per la sciagura aerea sono fondamentali per i futuri rapporti bilaterali. Dai primi rilievi si sa che il Tupolev volava troppo basso ed ad una velocità troppo lenta. Il velivolo, di fabbricazione sovietica, era stato in manutenzione a Samara alla fine del 2009. Gli investigatori segnalano che nessun guasto tecnico può essere avvenuto. Le registrazioni radio confermano poi che la torre di controllo russa aveva invitato il pilota polacco ad atterrare per la fitta nebbia a Minsk o a Mosca, lontane parecchie ore di auto da Katyn. Una tale decisione avrebbe significato cancellare la cerimonia. Qualcuno a bordo del velivolo potrebbe aver pensato ai soliti brutti scherzi dei russi. E’ bene ricordare un altro evento che potrebbe aver inciso sulle decisioni prese sul Tupolev: durante un viaggio in Georgia un pilota, che non aveva rispettato l’ordine dello stesso Kaczynski di atterrare all’aeroporto di Tbilisi in quel momento chiuso, era stato licenziato.

   Secondo alcune versioni, riportate dalla stampa, i piloti polacchi dell’aereo presidenziale, comunicavano con la torre di controllo a terra in uno stentato russo, non utilizzando, invece, l’inglese come da prassi. Probabilmente hanno confuso le cifre che indicavano l’altezza. Gli argomenti per pericolose polemiche possono quindi essere trovati.

 Il messaggio che lancia ora il Cremlino è semplice: questa volta, amici polacchi credeteci, noi non c’entriamo niente.

La maledizione di Katyn - EuropaRussia 10.04.2010. Un Presidente euroscettico - 2005. EuropaRussia.

 

 

ITALIANO – ENGLISH

Altri lutti per la Polonia nella foresta di Katyn. Il Paese è letteralmente sotto shock: è morta buona parte della sua élite.

 Il presidente Lech Kaczynski, insieme alla moglie Maria ed ad una delegazione ufficiale, era diretta al cimitero monumentale, che ricorda i quasi 22mila connazionali massacrati dalla polizia segreta di Stalin nel 1940.

 Mercoledì scorso qui i due premier Putin e Tusk si erano incontrati per simboleggiare la riconciliazione di russi e polacchi, divisi da secoli di dissidi storici. Sabato era il turno di Kaczynski con una seconda cerimonia.

 Secondo le prime ricostruzioni il Tupolev 154, proveniente da Varsavia, si sarebbe abbassato troppo presto ed avrebbe colpito degli alberi con un’ala. Il velivolo è, quindi, caduto, spezzandosi in più tronconi a poche centinaia di metri dall’aeroporto di Severni nella regione di Smolensk, a circa 500 chilometri ad ovest di Mosca.

 Le condizioni atmosferiche nella zona non erano buone. C’era una fitta nebbia mattutina. La torre di controllo del piccolo scalo militare avrebbe invitato il pilota ad atterrare a Minsk o a Mosca. Al quarto tentativo, dopo tre falliti, la catastrofe.

 Della delegazione facevano parte oltre alla coppia presidenziale, il governatore della Banca centrale, i capi delle Forze armate,  una quindicina di parlamentari ed altre personalità religiose e del mondo della cultura. 96 i morti in totale.

 Il ministro della Protezione civile russa è subito volato a Smolensk. Il Cremlino ha organizzato una commissione d’inchiesta presieduta da Vladimir Putin. “Amici polacchi, siamo sconvolti per la tragedia avvenuta – ha detto il presidente Medvedev in un messaggio televisivo al popolo polacco -. Siamo con voi. Prometto che l’inchiesta sarà la più ampia possibile. Lunedì 12 sarà lutto nazionale in Russia”. 

 Il conservatore Lech Kaczynski era stato eletto capo di Stato nell’ottobre 2005 quasi a sorpresa. Filo-americano, euroscettico, in non buoni rapporti con il premier Tusk, avrebbe forse tentato di ottenere un secondo mandato in autunno. Il fratello gemello Jaroslaw è stato primo ministro per due anni ed è leader del partito Legge e Giustizia.

 La Polonia ha decretato sette giorni di lutto nazionale. “Questa è la peggiore tragedia dopo la fine della Seconda guerra mondiale”, ha evidenziato Tusk, che ha promesso che lo Stato, mutilato da questa sciagura, “continuerà a funzionare, funzionerà!”  Entro la metà del mese di giugno  si terranno le elezioni presidenziali anticipate.

 Il film del grande regista Wajda “Katyn“, che, per un paio di anni, ha subito in Russia l’ostracismo dei distributori, viene mostrato in prima serata domenica 11, subito dopo il telegiornale sul Primo canale nazionale, Ort. Il 2 aprile era stato proposto sul canale “Kultura“. Per la prima volta nella storia il telespettatore russo vede propri connazionali non vittime ed eroi nella Seconda guerra mondiale, ma nelle vesti di carnefici. I due Paesi slavi stanno mettendo a segno una vera rivoluzione nelle loro relazioni bilaterali.
Giuseppe D’Amato

* Elenco delle persone a bordo del Tupolev. Gazeta Varsavia.

* Aggiornamenti sciagura aerea Polonia-Russia. Insieme nel dolore. Basta incomprensioni. EuropaRussia,  12.04.2010.

* Kaczynski e la sua presidenza vedi libro L’EuroSogno e i nuovi Muri ad Est.

* Kaczynski, l’euroscettico, Intervista 2005. EuropaRussia

ENGLISH

* Katyn, the end of the shame. EuropaRussia. Poland, interview to president Kaczynski. EuropaRussia.

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 Has the time come to recognize all the sins and help knowing the painful truth at the end? Is it also the moment to forgive and turn the page?

Russians and Poles commemorate the massacre of Katyn together for the first time. It’s probably the needed symbolic act to start new relationships. Willy Brandt, Chancellor of the Federal Republic of Germany, knelt before the Warsaw Ghetto Memorial in December 1970. In 1984 the French president François Mitterrand and the German Helmut Kohl stood hand-in-hand as they paid tribute to the soldiers from the two countries who died in combat during the First World War.

 For seventy years, Katyn tragedy has provided Soviet and Russian governments with a political and diplomatic headache. It is the heart of the dispute between Moscow and Warsaw that has even undermined EU-Russian relationships with unthinkable consequences in the recent past, after May 2004.

  Until the late 1980s, the official version was that German troops had killed about 22,000 Poles in 1941, in the wake of the German attack on the Soviet Union. But the Germans uncovered the mass graves at Katyn in 1943 and shifted the blame towards the Soviets.

 The truth emerged almost half a century later. The then Russian president Boris Yeltsin opened the archives in 1992 and released documents carrying the signature of the Soviet dictator Joseph Stalin. It was the first piece of irrefutable proof that Soviet death squads, not German soldiers, were the perpetrators.

 “I did it right away,” said Yeltsin. “Every secretary-general of the Communist Party handed these documents to his successor, who put them in his personal safe and kept silent.” Yeltsin offered his apologies to Poland, according to witnesses, with tears in his eyes.

 Now Poland demands the opening of archives related to an investigation, carried out between 1990 and 2004, of the massacre, as well as an official rehabilitation of the victims.

 Arguments between Russia and the West about who was responsible with Adolf Hitler for the start of World War II cast a shadow over last year’s 70th anniversary commemorations in Gdansk and still irk relations. The Kremlin has resisted attempts to challenge the Soviet role in World War II, in which 27 million Soviet citizens died, according to official figures. Prime Minister Putin underlined that he is aware of how important the issue is for Poles when he invited his colleague Donald Tusk.

 Katyn massacre is only a drop in the ocean of blood caused by Stalinism. According to the latest research, other 100,000 Poles living in the Soviet territory died in gulags. But millions of people, above all Russian citizens, lost their lives in the 1930s and in the 1940s. These elements give some explanation of Moscow’s attitude towards its history.

 In the current attempt of reconciliation the two Slavic countries requested the Catholic and Orthodox Churches for help. It was the same solution used in 1965, when Polish bishops wrote an historic letter to German hierarchs furthering the process of pacification between both nations.

 It is also important that the Federal channel “Kultura” transmitted the documentary film “Katyn” by the Polish director Andrzej Wajda. For the first time since the invention of television Russian audience could see their people not behaving as heroes or becoming victims of the evil but acting as criminals. Last Friday’s show must not be forgotten when experts will discuss about censorship.
Giuseppe D’Amato

See also Danzica – 70 anni dopo, EuropaRussia.  Andrzej Wajda. Katyn. The defeat of the silence, EuropaRussia.

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